Via dal metano prima che sia troppo tardi

12.09.2021

Perchè la Sardegna non ha bisogno del metano

La Sardegna è l'unica regione d'Italia a non avere il metano. Oggi possiamo dire per fortuna. Il prezzo del gas, che si continua a chia­mare naturale per dargli una parvenza di ecologico, negli ultimi mesi è schizza­to alle stelle, arrivando addirittura a decuplicarsi rispetto a gennaio-luglio dell'anno scorso. Le ragioni risiedono nell'incremento della domanda, in particolare dell'a­rea asiatica, e dalla volatilità dei prezzi nel fluttuante mercato a breve termine. Conseguentemente, in Italia

l'aumento del prezzo dell'elet­tricità avrebbe dovuto raggiun­gere il 20%, ed è stato conte­nuto al 9,9% solo grazie all'in­tervento del Governo. Il metano: Come confermato da numerosi studi scientifici, il metano è un potente gas fossile climal­terante con un effetto circa 80 volte superiore all'anidride carbonica nei primi 20 anni dall'emissione e di 28 volte su un periodo di 100 anni. Diversi rilievi in giro per il mondo, di cui uno recente in Italia condotto dalla Ong statunitense Clear Air Task Force (Catf), hanno docu­mentato ingenti perdite lungo tutta la catena di trasporto e distribuzione del gas: pozzi, serbatoi, stazioni di com­pressione, tubazioni, valvole, tubi di sfia­to, reti cittadine. La stessa combustione del gas non è esente da problemi: secondo uno studio della Transport&Environment e pubblicato nel 2018, i veicoli e le navi a metano non forniscono benefici climatici significativi rispetto ai carburanti derivati dal petrolio, mentre, considerando le perdite a monte, i benefici si annullano in quasi tutti i casi. Ad ogni modo, non sarebbe possibile garantire i risultati necessari per la riduzione delle emissioni climalte­ranti.

La transizione ecologica: Con un'Europa in continua competizione per l'accaparramento delle risorse energeti­che fossili e sempre più dipendente da gas e petrolio, gli impegni di decarboniz­zazione e riduzione delle emissioni non appaiono credibili. Il cambiamento cli­matico in corso, parte di un più generale problema ambientale, imporrebbe scel­te drastiche in materia di indirizzo ener­getico, ma i programmi di disseminazio­ne di mega impianti di produzione da rin­novabile in parallelo al potenziamento e alla realizzazione di nuove infrastrutture per il metano appaiono più concretamente come un assalto alla diligenza, un'occasio­ne per fare piazza pulita delle ultime resi­stenze in termini di tutela ambientale e paesaggistica e diritti. In questo senso, gli indirizzi dell'attuale governo sono abba­stanza chiari: cancellare i vincoli e accentrare il potere decisionale, togliendo voce a comunità e amministrazioni locali.

Il caso Sardegna: In Sardegna l'aspetto ecologico del metano, e pertanto la sua funzione di combustibile di transizione, ha presto lasciato spazio alle questioni pura­mente economiche. Attualmente lo si pre­senta come indispensabile per i sardi e per le industrie sarde grazie al presunto rispar­mio "fino al 30%" rispetto agli altri combu­stibili fossili. Ma la dorsale, secondo il pro­getto della proponente Snam, raggiunge­rebbe circa 75 comuni su 377 e non sono affatto garantiti i risparmi tanto propagan­dati. Non lo erano già all'epoca in cui venne depositato lo studio di impatto ambientale, figuriamoci ora. Basta leggere a pagina 45 dello stesso documento, per verificarlo. Infatti, nel capitolo 5.2, Analisi monetaria, Valutazione dei benefici, si riporta che l'unico vantaggio economico lo si ha rispetto al gpl, ma non nei confronti di gasolio e aria propanata. È riportato, testuale: "Con riferimento al gasolio per usi civili, il prezzo del gas naturale ipotizzato porterebbe ad una indifferenza rispetto al costo oggi sostenuto."

Secondo uno studio pubblicato questo luglio dalla Banca d'Italia "I divari infrastrut­turali in Italia: una misurazione caso per caso", emerge la drammatica situazione della nostra isola. In dotazioni infrastruttu­rali siamo ultimi in tutto: strade, ferrovie, porti e aeroporti, ospedali, gestione dei rifiuti, energia elettrica, telecomunicazioni, funzionamento rete idrica. Le ragioni del divario risiedono soprattutto nella destina­zione dei fondi infrastrutturali, in cui ad essere privilegiato è ovviamente il nord, nei tagli alla spesa pubblica e nella pes­sima qualità delle nostre amministrazioni locali.

Non bastasse questo, come riportato dal Fatto Quotidiano del 15 agosto, mentre il governo Conte istituì il "fondo perequati­vo infrastrutturale" per destinare maggio­ri fondi al sud, con avvio previsto entro il 30 giugno 2021, Draghi ha rinviato i termini al 31 dicem­bre. Così, quando già i primi 24,9 miliardi del Recovery Fund sono arrivati all'Italia, l'unica cer­tezza è che per tutto quanto sopra non sarà destinato un solo euro. Gli obbiettivi per la nostra isola, come è noto, riguardano esclusivamente la metanizzazione e, al momento, con già 114 progetti in fase di valutazione, non meno di 10.000 ettari di suolo da occupare con pale e pannelli fotovoltaici.

In una situazione in cui arriviamo a pro­durre esubero di energia elettrica per oltre il 40%, fatto salvo il piano di chiusu­ra delle due centrali a carbone di Fiumesanto e Portovesme, non si mette assolutamente in discussione l'impianto Sarlux della Saras, alimentato con gli scarti d lavorazione del petrolio, il Targas, in grado da solo di coprire circa il 50% del nostro fabbisogno. Quale destino ci attenda, in queste condizioni è facile capirlo. La Sardegna rimane terra di con­quista, una colonia ricca di risorse natu­rali capace di assicurare redditi milionari agli speculatori ma non una vita dignito­sa ai suoi abitanti. E proprio la povertà e la miseria sono la garanzia per l'accetta­zione di qualunque progetto di grande impatto, purché si abbia, anche solo in prospettiva, un minimo tornaconto eco­nomico.

I piani di transizione energetica devono nascere e svilupparsi nei territori, a cominciare proprio dai servizi essenziali: scuola, istruzione e sanità; prendono forma grazie all'apporto tecnologico: tra­sporti, telecomunicazioni, energia elettri­ca; e si sviluppano all'interno di comunità in cui si hanno competenze, capacità economica e margine di manovra. In questo panorama, quale possa essere il contributo di un progetto miliardario per la realizzazione della rete del gas con 50 anni di ritardo, a parte la creazione di una nuova servitù, non è dato sapere.

Antonio Muscas


Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna