Vaccini e rassegnazione

07.03.2022

Qualche osservazione sugli effetti sociali della pandemia

 Il vaccino che a noi del nord del mondo viene imposto come lasciapassare viene però negato a chi non ha i soldi per pagarselo, nel sud del mondo.

Le grandi compagnie farmacologiche, sostenute dal ceto politico occidentale incrementano i loro profitti grazie all'«appropriazione per spossessamento» (direbbe David Havey) di un bene comune che è stato finanziato dagli stati, prodotto da lavoratori salariati (precari) della ricerca (pubblica), e sottratto abusivamente dalle agenzie finanziarie che possiedono le azioni di Big Pharma.

All'inizio del flagello l'ottusità pubblicitaria ci raccontava: ne usciremo migliori. E' vero il contrario: isteria generalizzata, razzismo galoppante, violenza predona delle grandi corporazioni, diseguaglianza crescente. L'avidità di Big Pharma non ha permesso la produzione locale dei vaccini e qualcuno dice che il risultato è Omicron.

E' stato definito Long Covid la prolungata persistenza di sintomi di vario genere dopo il contagio e la guarigione. Ci vien detto che il sintomo principale è una spossatezza costante, una perdita di energia e anche una certa confusione mentale. In effetti spossatezza e confusione mentale sembrano dominare l'attuale scenario sociale. Il caos (economico, geopolitico e psichico) che il virus ha indotto sembra perdurare, anzi accentuarsi, al di là degli effetti positivi della vaccinazione di massa.

Mentre viene imposta totale obbedienza agli ordini del complesso industrial-sanitario, i governi utilizzano lo stato di emergenza come perfetto requisito per una furiosa imposizione di politiche di privatizzazione e precarizzazione. Per questo l'emergenza deve durare a lungo, e i media devono continuare in eterno la campagna di panico che da quasi due anni inonda la nostra malridotta collettività. Quotidianamente ci vengono somministrate ore intere di immagini televisive che hanno solo la funzione di terrorizzare: camici verdi, mascherine, tute protettive, ambulanze che corrono, tamponi, fiale, fialette, siringhe, iniezioni ...

Il risultato di questa offensiva che mobilita l'intero sistema dei media è visibile: il corpo sociale è rattrappito in una crisi di ipocondria interminabile, quasi avesse paura di rinunciare alla paura. Questa paralisi dell'immaginazione e questo rattrappimento non sono un effetto del virus, ma la conseguenza della prolungata impotenza della società che non riesce a fermare l'impoverimento, la devastazione dell'ambiente fisico e mentale: la rabbia impotente è condizione altamente patogena.

Non vorrei che si pensasse che sono un no vax. Dio me ne scampi e liberi, non sopporto l'idea di essere privato di quel poco di libertà che mi è rimasta, quella di andare al bar o in libreria, di passeggiare, di incontrare un amico, e, fra un po' forse anche quella di uscire di casa.

No, non sono no vax, anzi, per essere chiari, penso che il vaccino sia indispensabile per ridurre il pericolo virale.

Ciononostante, faccio tesoro di ciò che dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità quando dichiara che invece di super-vaccinare il mondo ricco sarebbe opportuno vaccinare il sud del mondo per evitare che il virus circoli variando a suo piacimento, come è successo con Omicron (che guarda caso ci è arrivato proprio da lì). Ma chi se ne frega dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: Pfizer e Moderna vogliono vendere a chi i soldi li ha, e che il virus continui pure a circolare tra quelli che soldi non ne hanno. Se poi il virus ritorna mutato, tanto meglio: per loro la cuccagna non finirà mai.

Pur non essendo no vax, mi permetto di sospettare che due anni di campagna mediatica di continuo panico, pur avendo salvato milioni di persone, ammazzeranno un bel numero di giovani nei prossimi anni. In tutto il mondo le cronache ci parlano di un aumento impressionante di suicidi, omicidi, stupri, violenze, furti, morti sul lavoro, episodi sempre più frequenti di bullismo ... e gli effetti psicosociali sul lungo periodo possono rivelarsi più gravi degli effetti immediati della pandemia.

Ma a Big Pharma importa che i profitti crescano, e ancor meno gliene importa se la prolungata campagna di terrore e distanziamento agisce come una sorta di bomba a tempo nella psiche collettiva. Abbiamo così creato le condizioni per una disastro psichico i cui effetti si dispiegheranno nel tempo colpendo i giovanissimi che stanno affacciandosi alla vita sociale e affettiva come in un incubo.

Nel frattempo, l'aggressione ultraliberista si fa sempre più feroce: diseguaglianze in crescita vertiginosa, precarietà del lavoro sempre più diffusa.

La resistenza è allora una necessità insopprimibile come l'istinto di conservazione della nuda sopravvivenza. Il passato ci insegna che la resistenza può talvolta bloccare progetti infami di liquidazione della vita sociale, ma ci basterebbe oggi rallentare l'aggressione.

La società sembra condannata dalla ferocia delle classi proprietarie che la pandemia ha reso fameliche.

C'è modo di resistere? Gli operai di GKN e di Whirlpool resistono. Lo sciopero generale del 16 dicembre scorso indetto da CGIL e UIL è riuscito con l'80% di adesione tra i metalmeccanici.

Nei giorni dopo lo sciopero, la risposta padronal-governativa è stata tracotante: il decreto anti-delocalizzazioni diventa un emendamento alla manovra che permette alle aziende straniere di delocalizzare pagando una piccola penale.

Il mandato del governo Draghi è distruggere definitivamente la solidarietà sociale o quel che ne è rimasto, far aumentare i profitti, permettere alle aziende globali di licenziare senza preavviso e sostituire i dipendenti con il lavoro precario.

Un tempo avremmo detto che è necessario rendere il conflitto quotidiano, che è necessario interrompere il flusso dello sfruttamento in tutti i modi, perché solo questo potrebbe fermare la forza della prepotenza di Draghi.

Ma la forza della società è fiaccata dalla pandemia e dalla depressione.

La resistenza può interrompere tanta devastazione. Non esiste ceto politico all'opposizione. E' asservito, ottusamente insensibile. L'alternativa politica è di difficile praticabilità; la resistenza necessaria è fragile, ma c'è, è diffusa e poco manifesta: dobbiamo farla uscire dai sotterranei dove l'hanno cacciata.

Mario Loi - 31.01.2022

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