Vaccini: chi ci guadagna?

10.06.2021

Sono 5 i vaccini principali arrivati alle fasi finali di sperimentazione o già disponibili: quello della tedesca Pfizer in collaborazione con la statunitense BionTech; quello dell'americana Moderna, quello di AstraZeneca-Oxford a cui lavorano i ricercatori inglesi e gli italiani di Pomezia; il vaccino cinese CoronaVac prodotto dalla Sinovac, già somministrato, e infine quello russo Sputnik V, prodotto dal Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology.

Grazie ad Eva de Bleeker, sottosegretaria al Bilancio belga, che su Twitter ha pubblicato per errore i prezzi dei vaccini contrattualizzati dalla UE, siamo riusciti a disporre dei dati che per molti mesi erano stati, incredibilmente, tenuti segreti.

Nella tabella che segue abbiamo sintetizzato a grandi linee la situazione in Europa, anche se i contratti stipulati sono complessi e prevedono scaglionamenti articolati nelle prenotazioni delle dosi e nelle forniture.

Nonostante la segretezza dei contratti, alla quale non è sfuggito neppure il Parlamento Europeo, il giornalismo investigativo ha potuto fare chiarezza sull'affare che la pandemia da Covid ha comportato per grandi aziende farmaceutiche.

In particolare Report, trasmissione in onda su Rai3, ha pubblicato i documenti integrali sottoscritti da Bruxelles con le aziende degli Stati Uniti. Pfizer ha ricevuto un anticipo di 700 milioni di euro per 200 milioni di dosi di vaccino, mentre a Moderna sono andati 318 milioni di euro per 80 milioni di dosi.

Sono stati svelati anche i prezzi dei vaccini: Pfizer ha venduto il suo vaccino a 17,50 euro per i primi 100 milioni di dosi, e 13,50 euro da 100 a 200 milioni di dosi. Poi però c'è stata una nuova impennata per il costo del vaccino: per tutti gli altri ordini fatti entro il 21 marzo, ovvero a tre mesi di distanza dall'autorizzazione, si è passati a 15,50 euro a dose e dopo tale data si è risaliti di nuovo a 17,50 euro.

Ancora più caro il prodotto di Moderna, acquistato a 18,80 euro a dose.

Infine una precisazione: la grande differenza di valore tra i diversi vaccini è essenzialmente legata alla tipologia di vaccino, a vettore virale o a m-RNA. I primi utilizzano piattaforme produttive già sperimentate. I secondi invece una innovativa piattaforma produttiva, che ha un costo innovativo superiore.

Ma la domanda che sorge spontanea è: in una condizione di libero mercato e nella prospettiva che questo vaccino possa dover essere ripetuto annualmente, perché gli Stati (e dunque i loro cittadini contribuenti) devono farsi carico di tutto il valore del costo di produzione? E ancora, perché vaccini che hanno la medesima piattaforma produttiva possono costare anche 3-4 volte quello più basso. E in ultimo: se il brevetto industriale in Italia vale per 10 anni, quanto guadagneranno queste industrie farmaceutiche in questo tempo?

Mala tempora currunt per i comuni mortali.
Bruno Palmas   

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di Articolo Uno Sardegna