Un esempio di appropriazione di beni comuni

05.07.2021

L'insediamento turistico della Ivi Petroli a Torregrande (Oristano)

Il golfo di Oristano dal lato destro della foce del fiume Tirso e fino alla frazione di Torregrande si stende una pineta litoranea impiantata negli anni '50-60 dal Corpo Forestale dello Stato allo scopo di arginare e bloccare l'avanzamento degli arenili spinti dal vento verso una zona a vocazione agricola e la formazione di dune. Attualmente la pineta è di proprietà (come risultato di controversie decennali e successivi accordi) del Comune di Oristano e del Consorzio di Bonifica dell'Oristanese (CBO). A ridosso di questa pineta della superficie di circa 100 ettari si trovano 13 ettari appartenenti alla IVI Petrolifera srl ex Sipsa che li acquistò negli anni '70 per impiantarvi una attività industriale fortemente inquinante: deposito e lavorazione di petroli grezzi e bituminosi prima e trattamento di rifiuti pericolosi con relativo inceneritore poi. Alla fine degli anni '90 la Sipsa-IVI Petrolifera trasferì i suoi impianti nella zona del porto industriale di Santa Giusta-Cirras e decidendo di convertire quei 13 ettari ad uso turistico-ricettivo proponendo un "Progetto di riqualificazione Urbanistica, Edilizia e Ambientale ai sensi dell'art. 6 L. 179/92 e L.R. 16/94" con il quale si prevedevano strutture ricettive per 800 posti letto e si richiedeva al Comune di Oristano la concessione delle aree comunali circostanti e perciò anche la pineta. Nel corso degli anni successivi veniva incrementata l'estensione della pineta data in concessione dal comune di Oristano e successivamente dal CBO che arrivò a comprendere circa 64 ha. di bosco, e nel contempo fu approvata una variate al PUC in cui oltre che aumentare la concessione di ulteriori porzioni di pineta fu introdotta nel progetto di "riqualificazione" anche la "realizzazione di un campo da golf a 18 buche da ubicarsi nelle aree circostanti l'insediamento". In complesso, a oggi, l'intera superficie "destinata" all'insediamento è pari ad ha. 111 circa (ivi compresi i terreni in proprietà che costituiscono il 12,16% dell'insieme).

Molte scelte dell'Amministrazione Comunale di Oristano e del locale CBO, necessarie alle pratiche di approvazione del progetto furono commissariali, tant'è che la popolazione locale non ne fu informata neanche a mezzo stampa.

Nel 2014 La IVI Petrolifera cominciò la bonifica dell'area di proprietà inquinata da diossine, idrocarburi pesanti, mercu-rio, solventi organici aromatici, e intraprese l'avvio delle pratiche volte all'ottenimento del VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) necessarie alla realizzazione del progetto. Finalmente, in quegli anni, la popolazione si rese conto che in quelle decine di ettari di bosco si stava operando un atto predatorio che avrebbe sottratto a centinaia e centinaia di persone la possibilità di usufruire di uno spazio "naturalistico" su cui svolgere attività sportive che durante tutto l'anno venivano regolarmente praticate nella pineta. Nacque un Comitato, furono organizzate innumerevoli affollate assemblee e dibattiti pubblici, raccolta di firme (ne furono raccolte 500 in una settimana), furono coinvolte varie associazioni e organizzazioni politiche (GRIG, LEU, Articolo 1, Italia Nostra regionale, WWF, Lipu, M5S ...), vari comitati e collettivi, furono presentate tre interrogazioni in Consiglio Regionale che non ottennero alcuna risposta (due dal gruppo consigliare di LEU - n°1093/A del 03-05-2017 e n° 1650/A del 24.102018), e la più recente dal gruppo di Articolo Uno (n° 122/A del 09.07.2020), furono presentate una decina di osservazioni sia in sede di esame SVA (Servizio valutazioni ambientali) che in sede di Inchiesta Pubblica (tenutasi il 19.02.2020). La IVI Petroli ad oggi non ha ancora completato la bonifica né ha ancora ottenuto il VIA nonostante abbia dovuto, giocoforza, ridurre da 18 a 9 buche il campo da golf (e il numero della "popolazione insediabile" da 800 a 560, oggi circa 400). Abbiamo già osservato che è inoltre curioso il fatto che tutte le scelte dell'Amministrazione Comunale di Oristano e del locale CBO, fondamentali per l'avvio del progetto siano commissariali, quasi a voler evitare l'avvio di qualunque dibattito politico e/o consigliare in merito, soprattutto se si tiene conto delle precisazioni contenute nella recente sentenza del TAR Lazio del 2018, secondo cui il Commissario straordinario deve limitarsi alla "gestione ordinaria" del territorio, in quanto a lui "non possono competere le scelte politiche dell'ente, le quali sono invece pertinenti agli organi ordinari d'indirizzo dell'ente locale". In sostanza l'intero progetto si presenta come una radicale alterazione dello stato attuale dei luoghi, viene, per comodità, denominato "riqualificazione ambientale", mentre è, di fatto, una operazione esogena ed acontestuale che usa ripetutamente i termini riqualificazione, ambiente e paesaggio al solo scopo di tentare di mettere un ombrello ad un intervento di cementificazione e sconvolgimento di questa porzione di territorio. Si ritiene che questo sia il miglior modo per compromettere e impedire qualunque futuro progetto per la messa in valore di questo giacimento patrimoniale collettivo in forme sostenibili. Il territorio è qui inteso come inanimato supporto sul quale si organizzano attività la cui logica è funzionale solo ai più scontati modelli di omologazione: vengono fatti sparire l'ambiente (quello vero) e la storia mentre l'organizzazione territoriale viene astrattamente regolata da relazioni interne funzionali solo ad una seconda natura artificiale estranea al tessuto territoriale locale ed eterodiretta senza che vi sia alcuna verifica o la pur minima partecipazione o coinvolgimento sia da parte delle popolazioni insediate che da parte delle Amministrazioni locali (e non solo quella di Oristano). E' il contrario di quella che potrebbe essere una seria valorizzazione delle potenzialità identitarie locali, si calpestano le qualità di paesaggio, si annienta la biodiversità, si impedisce la valorizzazione della cultura locale (che il progetto proposto ignora o fa finta di non conoscere). Ricordiamo che il territorio non è riconducibile alla semplice dimensione economica di uso immediato: è patrimonio (collettivo) non soltanto risorsa. Su questi temi è doveroso che la sinistra cominci seriamente a lavorare.

Luciana Miglior

Mario Loi

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna