Tecnologia e disabilità

05.06.2022

Per OMS e UNICEF 2,5 miliardi di persone H necessitano di strumenti tecnologici.

 Parlo per esperienza personale: la tecnologia aiuta una persona con disabilità ad avere maggiore autonomia in ogni campo della vita quotidiana e lavorativa e nella comunicazione con gli altri, quindi la socializzazione. A questo proposito OMS e UNICEF congiuntamente hanno stilato il Global Report on Assistive Technology dove si afferma che 2,5 miliardi di individui nel mondo, giovani ed anziani, hanno necessità di prodotti tecnologici o strumenti che semplificano l'assistenza o il superamento della propria disabilità, tipo: arti meccanici, apparecchi acustici, telemedicina e applicazioni che facilitano la comunicazione o l'apprendimento; però un miliardo di persone non ha accesso a queste tecnologie, specialmente nei Paesi a basso e medio reddito, dove le possiede solo il 3%, mentre in quelli ricchi la percentuale è del 90%; quindi c'è un grande divario che andrebbe appianato. Inoltre visto l'invecchiamento della popolazione mondiale e di conseguenza l'aumento delle malattie croniche, entro il 2050 i soggetti che ne avranno bisogno saranno 3,5 miliardi. La relazione in esame dedica un ampio spazio al tema dell'infanzia dicendo che per quanto riguarda i bambini con disabilità, stimati dall'UNICEF in circa 240 milioni, usare le tecnologie assistenziali è il primo passo verso lo sviluppo psicocognitivo poiché migliora e facilita l'istruzione, la partecipazione allo sport e alla vita civile, la preparazione all'occupazione. I bambini disabili devono affrontare ulteriori sfide perché, crescendo, i prodotti di cui usufruiscono richiedono frequenti aggiustamenti o sostituzioni. Negare ai bambini il diritto ad avere questi prodotti per loro vitali non solo li danneggia individualmente, ma priva anche le famiglie e le comunità di tutto ciò cui potrebbero contribuire se le loro necessità fossero soddisfatte. Senza accesso alle tecnologie assistenziali i bambini con bisogni particolari continueranno a perdere l'istruzione, continueranno ad essere a maggior rischio di lavoro minorile (nel terzo mondo) e continueranno ad essere soggetti a stigma e discriminazione, che mineranno la fiducia in sé stessi e il loro benessere. Il suddetto documento afferma che le tecnologie assistenziali cambiano la vita dei disabili, consentendo l'occupazione di chi è in grado di lavorare, l'interazione sociale, migliorando la vita indipendente e dignitosa degli anziani. Per questi motivi negare l'accesso a questi strumenti non è solo una violazione dei diritti umani ma anche una mancanza di visione economica; i governi, l'industria, i donatori e la società civile devono agire per dare priorità all'accesso alle tecnologie per poter dare a tutti l'opportunità di raggiungere il loro potenziale. Oltre a ciò queste strumentazioni di sostegno sono un mezzo per partecipare alla vita comunitaria su un piano di parità; infatti senza di esse si soffre l'esclusione, si è a rischio isolamento, si vive in povertà e malnutriti perciò si è costretti a fare più affidamento sul supporto delle famiglie, delle comunità e dei governi; viceversa se si è in grado di mantenersi da soli si è un costo in meno. A riguardo di tali argomentazioni lo studio ha rilevato che l'impatto positivo dei prodotti di assistenza va oltre il miglioramento della salute, del benessere, della partecipazione e dell'inclusione dei singoli utenti poiché anche le famiglie e le società ne beneficiano. In più si legge che se le tecnologie assistenziali sono a prezzi accessibili, sicure e di qualità riducono i costi per la salute e il benessere, come ricoveri ricorrenti o benefici finanziari statali, promuovendo al contempo una forza lavoro più produttiva stimolando indirettamente la crescita economica. Sarebbe un sogno se i prodotti in discussione avessero un prezzo equo, ma la cruda realtà è che spesso sono molto costosi; questo è il principale ostacolo al loro godimento. A tal proposito i dati raccolti dimostrano che due terzi delle persone li hanno pagati di tasca propria o hanno ricevuto un aiuto finanziario dalla loro famiglia e dai loro amici. Non basta solo acquistarli per goderne i benefici ma anche sapere come fruirne. Nel rapporto di cui si sta dibattendo è citato un sondaggio effettuato in 70 Stati dove si sono riscontrate gravi carenze nella fornitura di servizi e personale addestrato in tecnologie assistenziali, particolarmente nei settori: cognitivo, della comunicazione e della cura di sé. Inoltre, indagini anteriori condotte dall'OMS avevano evidenziato una mancanza di consapevolezza e prezzi inaccessibili, nonché la mancanza di servizi, qualità, varietà e quantità adeguata di questo tipo di tecnologie. Per risolvere le suddette problematiche affinché tutte le persone con disabilità siano integrate nel progresso delle società, a conclusione del rapporto, le due Agenzie ONU hanno suggerito le seguenti misure concrete: " migliorare l'accesso all'interno dei sistemi educativi, sanitari e di assistenza sociale; " garantire la disponibilità, la sicurezza, l'efficienza e l'accessibilità dei prodotti di supporto; " espandere, diversificare e migliorare la capacità del personale che si occupa di queste tecnologie; " coinvolgere attivamente gli utenti e le loro famiglie; " sensibilizzare l'opinione pubblica e combattere lo stigma verso le persone con disabilità che utilizzano questo tipo di tecnologie; " investire in politiche basate sull'evidenza; " investire in ricerca ed innovazione; " sviluppare e investire in ambienti abilitanti; " includere la tecnologia assistenziale nelle risposte umanitarie; " fornire assistenza tecnica ed economica attraverso la cooperazione internazionale che sostiene gli sforzi nazionali 

Valeria Sirigu

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di Articolo Uno Sardegna