Tamponi solo in farmacia

31.07.2022

Vince il corporativismo pandemico 

Davanti ad una Pandemia che perdura ormai da più di due anni, la consapevolezza che il rafforzamento della sanità territoriale sia valore indispensabile è ormai dato certo. Davanti a questa consapevolezza però non si spiega come ad oggi le parafarmacie, attività in cui opera un farmacista, vengano completamente escluse e si fa di tutto per ostacolarle. Abbiamo assistito durante i mesi invernali e anche ora con la crescita della curva pandemica, a file enormi di cittadini davanti alle farmacie per poter fare un tampone utile al tracciamento e al contenimento del Covid, ma guai a chi tocca le farmacie. Diversi sono stati gli emendamenti presentati da inizio pandemia al fine di estendere l'esecuzione dei tamponi anche alle parafarmacie, ma si è sempre risolto con un nulla di fatto, nonostante questo abbia messo a rischio svariate volte la stabilità del governo e nonostante il parere favorevole del ministero. Il caso delle Marche è prova provata dell'applicazione dei metodi corporativi nella gestione della pandemia. Nell'aprile del 2021 la regione Marche, in piena pandemia e nel tentativo di rilevare il maggior numero di positivi al Covid, allarga alle parafarmacie la possibilità di fare i tamponi, e in effetti per circa un mese e con le stesse modalità e regole delle farmacie, queste fanno i tamponi. Nel frattempo, l'Associazione dei titolari di farmacia della stessa regione invia una diffida all'amministrazione regionale che fa repentina "marcia indietro" e annulla la precedente delibera di via libera dei tamponi in parafarmacia. Da qui il contenzioso legale promosso dai farmacisti delle parafarmacie che partito dal Tar Marche, tocca il Consiglio di Stato, arriva alla Corte Costituzionale e con molta probabilità giungerà anche alla Corte di Giustizia di Bruxelles. 

Una prima riflessione: è mai possibile che in piena emergenza sanitaria, non finita come dimostra la curva dei contagi di questi giorni e con un autunno che non si annuncia certo tranquillo, si debba arrivare davanti ai massimi livelli giudicanti per una cosa che il buon senso avrebbe già risolto da tempo, magari con l'aiuto della politica. Già la politica, del tutto assente in questa vicenda, o meglio, sempre presente al fianco degli interessi corporativi. Due elementi colpiscono nelle pronunce dei vari livelli di giudizio. Il primo che dopo il non accoglimento del ricorso davanti al Tar, il Consiglio di Stato rilevando che i profili di principio sottoposti dagli appellanti siano meritevoli di approfondimenti suggerisce allo stesso Tar di rinviare la questione direttamente alla Corte di Giustizia di Bruxelles, suggerimento che il Tar non accoglie ma gira alla Corte Costituzionale per verificare se nella legge in vigore vi siano conflitti con gli articoli 3 e 41 della Costituzione Il secondo che la Corte Costituzionale non rileva conflitti spiegando in buona sostanza che la limitazione del numero di soggetti abilitati all'esecuzione dei tamponi è a tutela della salute pubblica e che questo trova giustificazione nel fatto che se tale numero si fosse allargato si sarebbe corso il rischio di non poter gestire in maniera congrua la mole di dati in arrivo. S o s t a n z i a l m e n t e un'ammissione dell'inadeguatezza del sistema. Difficile trovare una giustificazione più risibile di quella addotta dalla Corte nei suoi pronunciamenti e come diceva un vecchio statista: "a pensar male non si fa peccato". Ovvero, che anche la Corte abbia risentito del clima di corporativismo pandemico che aleggia nelle aule del Parlamento e in quelle dei vari Ministeri, con un Presidente del Consiglio che si dice sia per la libertà di impresa ma che fa presenziare i propri legali per sostenere le tesi dei titolari di farmacia. Perché è bene sia chiaro: a fare i tamponi sarebbe stato un farmacista come in farmacia, la privacy tutelata essendo che le parafarmacie ne sono già sottoposte quando inviano i dati del sistema TS per il 730 o forniscono prodotti per i celiaci, per i diabetici, per gli incontinenti o nefropatici per le stesse regioni e il SSN, avrebbero adottato le stesse regole utilizzate per i locali, il distanziamento e la protezione degli operatori delle farmacie. 

E allora dove sono le differenze? Le differenze non ci sono, solo gli interessi esistono, quelli economici, perché per le farmacie fare i tamponi è fonte importante di reddito. 

Quindi viva l'Italia e viva il corporativismo pandemico a danno dell'interesse generale.

Stefania Goddi 17.07.2022

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna