Sardegna Isola Verde: ora o mai più!

12.09.2021

Enel: "Un contesto unico per lo sviluppo dell'elettrificazione"

Ora o mai più. È questo in sintesi, quanto indicato nel progetto "Sardegna Isola Verde" che Enel ha presentato nei mesi scorsi al ministro Cingolani e al Presidente della Regione Solinas, che definisce l'isola un "conte­sto unico per lo sviluppo dell'elettrifica­zione", dovuta per assurdo proprio anche alla sua arretratez­za industriale. La multina­zionale dell'energia ne ha ricavato dal primo una ampia condivisione e dal secondo una presa d'atto. Sarà un lavoro commis­sionato da Enel e realiz­zato espressamente per lei. La Sardegna potrebbe avere davanti la possibi­lità di colmare un gap infrastrutturale e di raffor­zare la competitività del­l'economia regionale proprio ponendosi all'avanguardia nella transizione ener­getica. La Sardegna potrebbe diventare modello in Italia ed Europa.

Laddove questo possibile futuro presen­ta delle convenienze evidenti dal punto di vista economico, il tempo per digerire i numeri degli investimenti e degli sforzi richiesti da questa rivoluzione verde non si presenta di breve durata. I principali capisaldi del progetto sono due: l'assen­za del metano, che già ora creerebbe le condizioni nelle aree urbane, nelle atti­vità di impresa e nella produzione di energia per incrementare l'elettrificazio­ne diminuendo il consumo maggiore di prodotti petroliferi (come il gasolio per il riscaldamen­to), e le condizioni naturali (quali l'irraggiamento ele­vato su tutto il territorio ed un'alta ventosità) che da sole favorirebbero la pro­duzione di energia verde in grandi quantità.

La base di partenza è una penetrazione dell'elettri­cità superiore alla media italiana: già nel 2018 costi­tuiva il 28% dei consumi energetici finali, contro il 21% a livello nazionale. L'integrazione di ulteriori 4 o 5 GW di potenza rinnovabile rispetto a oggi, affiancati da 1 GW di batterie per immagazzinare l'elettricità, è uno scena­rio realistico e consentirebbe di raggiun­gere l'obiettivo di eliminare il carbone dal mix di generazione elettrica dell'isola in modo definitivo e senza sostituirlo con altre fonti fossili, già nel 2025. L'elettrificazione può contribuire così alla decarbonizzazione del sistema energeti­co nel suo complesso.

Un processo di elettrificazione spinta si rivolge ai contesti urbani, dove l'energia elettrica verrebbe usata maggiormente



rispetto al resto del paese per riscaldare e raffreddare gli ambienti; al settore del tra­sporto, dove la sostituzione di poco più di un milione di mezzi in circolazione con età media elevata favorirebbe la domanda di elettricità; al settore del turismo, che potrebbe essere accompagnato dal cold ironing (elettrificazione dei porti), con navi in sosta alimentate dall'energia elettrica e non più dai motori diesel; ed infine al sistema produttivo. L'isola diventerebbe una regione interamente green, un modello di cambiamento verso la transi­zione energetica.

Lo studio prodotto da Enel indica i seguenti processi:

Le imprese e famiglie. La piena elettrificazione porterebbe un ipotizzato vantaggio per un'impresa di dimensione media di 1000 metri quadri, individuata per i tre settori cardine (riscal­damento ambientale, produzione di acqua calda e flotta aziendale), con un costo a fonti tradizionali di 63mila euro l'anno, ed una emissione di CO2 di 300 Kg. L'elettrificazione prevede solo 40 Kg di emissioni a un costo di 52mila euro l'anno. In sintesi, la piena elettrificazione ridurrebbe la spesa energetica di circa il 20%, i consumi energetici di circa il 70%, e le emissioni di gas serra del 80%. In ugual misura, il progetto avrebbe simili vantaggi per le famiglie su efficienza energetica ed emissioni: i consumi energetici di circa il 70% e la riduzione del costo dell'energia del 50%.



I consumi globali. La lista finale, sul versante dei consumi, si basa su que­sti dati: 250mila pompe di calore, 200mila piani induzione, 12mila attività commerciali elettrificate, 170mila auto e moto elet­triche (solo però il 16 per cento del totale), 1100 bus elettrici, 7 porti "puliti", 25mila furgoni e camion elettrici e 3mila processi industriali elettrificati. In totale un aggravio di consumi elettrici pari a 1.8 TWh al 2030 (8.5 TWh nel 2019) in più rispetto a quella oggi prodotta: 0.8 TWh negli edifici, 0.7 TWh nel trasporto e 0.3 TWh nell'industria (che non include alluminio).

Produzione verde. Il sistema produttivo è il palcoscenico di questa trasformazione. Oggi produciamo 9,6 TWh (1 terawatt corrisponde a 1 milione di megawatt e a 1 miliardo di chilowatt) da fossili, 4 da rin­novabili e ne esportiamo 3,5 arrivando a un consumo finale di 8,5. Il nuovo piano prevede l'abbattimento delle fossili, con le rinno­vabili che passano a 10,9, l'export che crolla a 0,6 e i consumi finali che crescono a 10,3. Tutto ciò quando lo stabilizza­tore della rete nazionale, il Tyrrhenian link, sarà in esercizio. Nel 2027, forse.

Le ricadute occupaziona­li sono state stimate dall'Ocse in 10/15mila occupati permanenti in più, con investi­menti per 15 miliardi di euro: 2 per l'elet­trificazione degli edifici, 8 per la mobilità elettrica, 5 per le rinnovabili, che portano poi a un indotto di 30 miliardi cumulati dal 2021 al 2040 da investimenti e spese sul territorio. Ben più di un qualunque ipotiz­zabile Piano di Rinascita. 

Per sostenere questo andamento saran­no necessari investimenti in nuovi impianti di generazione da fonti rinnova­bili, ma anche nelle infrastrutture di rete, fra cui un collegamento (il Tyrrhenian Link), che connetterà la Sardegna con la Sicilia e la Campania, e dunque con la rete nazionale. Enel ha dichiarato che il piano è focalizzato sul 2030. Il punto di partenza è stata un'a­nalisi degli investi­menti, compiuta con l'operatore della rete ad alta tensione Terna, per la realizza­zione del Tyrrhenian Link. I dati presentati qui sopra sono frutto di studi approfonditi sul rifornimento elet­trico dell'isola svilup­pati durante e dopo la fase di uscita dal carbone, e sulle poten­zialità delle fonti rinnovabili anche in associazione ai sistemi di accumulo. Tuttavia, rimanendo con i piedi per terra, la sfida è ambiziosa perché non solo occorre pianificare il miglioramento della sostenibilità energetica per il raggiungi-mento degli obiettivi di decarbonizzazio­ne con un adeguato esercizio della rete sarda, ma serve chiarezza e precisione della messa in atto di ogni progetto di pala eolica e pannello fotovoltaico che sarà costruito: in che territorio, a che costo, a beneficio di chi. Il processo di comunicazione, fino ad ora fermatosi solo con gli interlocutori in Regione, deve partire ancora con i diversi enti locali nei territori. Partendo dalla fase di phase out dal carbone al 2025, ci sono ancora tante domande aperte per il pubblico, come i problemi autorizzativi, lo schema di sostegno specifico per le rinnovabili di larga scala, maggiore chiarezza riguardo al bilanciamento energetico e alle nuove connessioni elettriche.

I dubbi sono leciti e sono necessari per poter portare avanti un processo equo che non metta nessuno ai margini, dal­l'imprenditore industriale a quello agrico­lo e pastorale. Dunque, bisognerebbe ammettere che il polverone alzatosi all'indomani delle dichiarazioni dell'AD di Enel e del neo-ministro alla transizione, è più figlio di una mancanza di visione di lungo periodo sul settore energetico ben presente nelle stanze della Regione. Un handicap dimostrato nel tempo dall'assenza di una politica regionale com­plessiva che avrebbe potu­to anticipare la fisionomia del progetto di Enel. Una visione che si potrebbe confrontare con i cambiamenti sempre in corso nel mondo ed in questo settore. Con questa mancanza, ci troviamo a partire da zero, quindi con maggiori diffi­coltà e problemi: l'unica soluzione è met­tersi a lavoro subito, ora o mai più.

Matteo Pusceddu


 


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di Articolo Uno Sardegna