Prima i militari e dopo i sardi

10.06.2021

Solinas rifiuta il confronto con il Comitato Misto Paritetico per le servitù militari

I temi legati alle servitù militari e alle conseguenti limitazioni imposte alla Regione Sardegna sono sin dagli anni '50 al centro del dibattito politico e, soprattutto, del confronto tra la Regione Autonoma della Sardegna e lo Stato Italiano.

La Sardegna è gravata al ruolo di maggiore piattaforma addestrativa e punto operativo dell'apparato militare italiano. Attualmente, nell'ambito del territorio regionale, oltre 35.000 ettari sono impegnati dal demanio militare. 

La necessità di un riequilibrio dell'incidenza militare, e dell'individuazione di misure di armonizzazione tra le attività militari e le esigenze della popolazione civile, è una sacrosanta esigenza del popolo sardo. 

La precedente giunta Pigliaru aveva avviato un proficuo lavoro di confronto, nel quadro dei rapporti tra Governo e Regione, a partire dalla approvazione dell'Ordine del giorno del Consiglio Regionale del 17 giugno 2014, n. 9. 

Da tale confronto sono scaturiti diversi accordi dei quali l'ultimo è costituito dal "Protocollo d'intesa" siglato nel 2017 tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa integrato da un ulteriore protocollo datato 11 febbraio 2019. 

Grazie a tali accordi si è, innanzitutto, segnata la strada, tutta da percorrere, verso una politica che miri a creare sviluppo e opportunità e abbandoni prassi assistenzialistiche "promuovendo inoltre l'utilizzo sinergico e duale delle risorse, in accordo con le linee programmatiche della difesa e volto a favorire lo sviluppo industriale, tecnologico e scientifico dei territori, nel pieno rispetto della normativa posta a tutela dell'ambiente e della salute". 

Il Protocollo sopracitato esaurisce la sua efficacia temporale nel Febbraio del 2022 e, tra le altre cose, ha stabilito la creazione di una struttura organizzativa di livello politico e tecnico costituita da una Cabina di regia e 5 Tavoli Tecnici di composizione misto-paritetica (uno per gli aspetti demaniali; uno per gli aspetti di natura operativa; uno per gli aspetti ambientali; uno per attività di ricerca, sviluppo e innovazione dual-use, nonché i programmi di sviluppo industriale da localizzare nell'isola; uno per l'approfondimento di criteri certi per la definizione dei programmi di indennizzo e contributi da erogare a ristoro delle limitazioni subite). 

Le Autorità Militari, in occasione delle riunioni del Co.Mi.Pa., confermato da un incontro con il precedente Sottosegretario della Difesa Giulio Calvisi, hanno reso noto che il Ministero della Difesa ha già provveduto ad indicare i nominativi dei componenti di sua spettanza sia nella cabina di regia che nei tavoli tecnici. 

Il Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari (Co. Mi. Pa.) è stato istituito con la legge n°898 del 24 dicembre 1976, quale organo di "reciproca consultazione per l'esame, anche con proposte alternative della Regione e dell'Autorità Militare, dei problemi connessi all'armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali ed i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni". 

La composizione del comitato prevede una struttura paritaria tra membri dello Stato e membri della Regione. È infatti formato da cinque rappresentanti del Ministero della Difesa, da due rappresentanti del Ministero dell'Economia e Finanze e da sette rappresentanti della Regione nominati dal Presidente della Giunta regionale, su designazione, con voto limitato, del Consiglio regionale. 

I componenti civili, dopo un anno dalla loro nomina, non sono stati ancora ricevuti dal Presidente Solinas e questo comporta una grave discrasia sulle politiche regionali verso le servitù militari, oltre al fatto che sta provocando il blocco dei lavori della struttura paritetica. 

L'inaccettabile ritardo nell'avvio dei processi disegnati nel Protocollo, sta mettendo in pericolo lo stesso accordo basti pensare, a mero titolo esemplificativo, alle urgenti necessità richieste dalle bonifiche ambientali, da effettuare nelle zone della nostra regione interessate dalle esercitazioni militari, alla revisione delle servitù gravanti sul territorio e alla dismissione dei beni demaniali. 

La Regione Sardegna, inoltre, avrebbe dovuto istituire gli "Osservatori Ambientali Indipendenti" in forza dell'articolo 241 bis della legge 152 del 2006 (Codice dell'Ambiente) ma non ha proceduto in tal senso e ciò determina un "forte" ritardo nelle operazioni di bonifica dei territori coinvolti creando grande preoccupazione per il pericolo che tale stallo provoca tra i cittadini e l'opinione pubblica.

Domenico Cabula

Componente civile del Co.Mi.Pa

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna