Piano Sulcis, dieci anni dopo

07.03.2022

I dati sull'attuazione degli interventi sono sconfortanti.

 13 novembre 2012: a distanza oramai di 10 anni dall'epica giornata di guerriglia urbana che ha dato i natali al cosiddetto "Piano Sulcis" - a firma tra gli altri dei Ministri Sviluppo Economico e Coesione Territoriale, Presidenti Regione e Provincia - sono stati recentemente pubblicati dati piuttosto sconfortanti sullo stato d'avanzamento del Piano: allo stato attuale risultano spesi solo un quarto dei Fondi Disponibili, con quasi 600 M€ originariamente destinati ad Investimenti per lo Sviluppo del Territorio che ancora non riescono ad essere "messi a terra", sospesi oramai a tempo quasi indeterminato nel limbo dei Procedimenti Autorizzativi e dei vincoli derivanti dall'applicazione del Codice Appalti per le Opere Infrastrutturali. Il rischio concreto, già parzialmente in atto, è che il Piano Sulcis sia assimilato ad un altro capitolo del Bilancio RAS da cui attingere discrezionalmente a fabbisogno, privo di strategie per raggiungere gli Obiettivi prefissati di Sviluppo Socio-Economico dei Territori.

 Colpiscono in particolare un paio di elementi intuibili da una lettura critica dell'Inchiesta giornalistica recentemente pubblicata da parte dell'Unione Sarda:

1. Gli Enti locali non appaiono orientati, né incentivati a raggiungere in tempi accettabili alcun risultato concreto, per ottenere ricadute effettive sul Territorio;

2. Incapacità del FARE, più che di metodo: i molti procedimenti amministrativi sono infatti noti e ben definiti, ma gli attori coinvolti non riescono evidentemente a finalizzarli.Provando a riflettere con un approccio più "tecnico" che politico: cosa possiamo esattamente intendere con il termine "Metodo"?

a) Istruttoria e Monitoraggio ad opera di un Ufficio di Coordinamento?

b) Il combinato disposto dei Procedimenti Autorizzativi, e del Codice Appalti?  

 A seguito dell'approvazione della destinazione dei Finanziamenti sui 73 Progetti, se volessimo provare ad isolare le criticità rilevate dall'analisi, potrebbe essere proficuo concentrare l'attenzione sui procedimenti autorizzativi - a partire da quelli comunali sino ad arrivare a quelli di livello nazionale - e sui vincoli imposti dal Codice Appalti per realizzare Opere Pubbliche e Infrastrutture, ovvero costrutti normativi di rilevante complessità, che tipicamente dipendono da soggetti di livello nazionale, e che sono pertanto in larga parte fuori dal controllo Territoriale e Regionale. D'altra parte, i Procedimenti Amministrativi di Istruttoria e Monitoraggio non possono ostacolare in nessun modo la concretizzazione del Piano; si tratta infatti di processi sostanzialmente destinati a registrare una situazione, con il rischio di essere relegati allo stucchevole ruolo di "Grillo Parlante", ruolo di cui ha dovuto prendere atto anche l'ex Coordinatore del Piano (persona senz'altro capace ma evidentemente priva di bacchetta magica). Certamente un Ufficio di Coordinamento agevola, un Commissariamento aiuterebbe, ma non può essere sufficiente, tantomeno risolutivo rispetto alla palese inerzia registrata da parte dei vari livelli della PA locale. Ad impossibilia nemo tenetur. In base a tali olistiche considerazioni, gli Attori locali non si possono aspettare che puntando meramente sul "Metodo" si possa trovare un modo per mettere a Terra efficientemente ed efficacemente le Risorse del Piano Sulcis, in quanto tale locuzione fa implicitamente riferimento a Processi fuori dal Controllo Locale, oppure sostanzialmente ininfluenti.

 Per inciso, fa anche specie e terrore pensare che la Macchina Amministrativa deputata a "mettere a terra" al meglio le tuttora ingenti Risorse del Piano Sulcis è la stessa oggi chiamata a Sviluppare ulteriori Investimenti per lo Sviluppo, che potranno essere potenziati con i nuovi Finanziamenti disponibili dal JTF (Just Transition Fund) e dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).Pertanto, se ci poniamo la domanda ormai impellente su come potremmo superare le difficoltà sinora riscontrate nello sviluppo del territorio, dove sarebbe meglio concentrare gli sforzi degli attori locali, evitando così di "cercare alibi" a livello nazionale?1. Ipotizzare di incidere o superare i costrutti normativi fuori dal Controllo Territoriale, sul modello "Protezione Civile"?2. Concentrare l'attenzione a percorrere correttamente i Percorsi normativi imposti dall'alto?3. Responsabilizzare gli Enti con potere autoritativo e negoziale a raggiungere i Risultati previsti dal Piano, anche mediante snellimento dei Procedimenti sotto il loro diretto controllo?

 L'Ipotesi 1) ci sentiremmo di escluderla, dato l'elevato "rischio Corruttivo", che evidentemente rischierebbe anche di compromettere il raggiungimento degli Obiettivi del Piano;La Strada 2) richiederebbe l'attivazione di percorsi meritocratici, formazione e riqualificazione del Personale PA che possono diventare complicati o velleitari, a cui tuttavia non possiamo evidentemente rinunciare;L'Opzione 3), ovvero quella di legare direttamente il Raggiungimento degli Obiettivi del Piano al "Ciclo della Performance" del Personale della PA apparirebbe una strada percorribile.

Una metafora rappresentativa della Soluzione ipotizzabile potrebbe essere quella del Canottaggio: è urgente un timoniere che dia alla PA locale Direzione e Ritmo, ovvero Obiettivi misurabili

Al fine di superare le Criticità emerse in questi anni nello Sviluppo del Territorio occorre in sostanza un mix di meritocrazia e conseguente buona gestione a livello Amministrativo Regionale/Provinciale/Comunale, senza necessità stringente di ricercare alibi fuori dal controllo Territoriale. Risorse e Mezzi nella PA locale non possono ovviamente mancare, ma se vogliamo davvero provare a sviluppare il territorio devono essere utilizzate nella direzione attesa, evitando accuratamente di dissiparli in altre direzioni. Una volta concretamente attivato il cosiddetto "Ciclo della Performance" emergeranno così facilmente i soggetti che non remano, o chi non rema in coordinamento con agli altri, dando così modo al livello Politico di intervenire, se davvero intende farlo per il Territorio.


Andrea Fabrizi

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna