Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

11.06.2021

P.N.R.R. ovvero un treno da non perdere e per questo da presidiare

  Finalmente ha visto la luce il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la risposta italiana per far ripartire il Paese nel post pandemia di COVID-19. Preme anzitutto sottolineare che il PNRR è frutto di un cambio di strategia della Commissione europea, che dopo aver sospeso il dogma del Patto di Stabilità, apre ad una nuova stagione di investimenti pubblici finanziati dal debito, seppur caratterizzati da specifiche condizionalità e finalità, per affrontare al meglio la sfida della transizione climatica e della rivoluzione digitale. 

  Il PNRR è infatti finanziato dal NextGenerationEU, uno strumento temporaneo di 750 miliardi nel periodo 2021-2027, pensato per stimolare la ripresa e rendere l'Europa più ecologica, digitale e resiliente. Un cambio di strategia ma non ancora un cambio di passo, visto che l'America di Bidenha annunciato un piano straordinario di investimenti pubblici di 2.250 miliardi nei prossimi 8 anni. Il triplo del Recovery Plan, che rilancia l'ambizione egemonica degli USA nel post pandemia. 

  All'Italia sono state assegnate le risorse più importanti con 191,50 miliardi sul PNRR e 13 miliardi sul React EU. A queste di aggiungono 30,64 miliardi derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva, per un totale di 235,14 miliardi. I 191,5 miliardi del RRF si dividono in 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di euro in prestiti da rimborsare. 

  Anche per questo il PNRR è un treno da non perdere e da prendere tutti insieme per favorire una crescita sostenibile ed inclusiva. E' con questo spirito che Articolo Uno Sardegna intende offrire il proprio contributo di idee, fare il punto sulla programmazione effettuata e sulla successiva attuazione del piano. Una sorta di monitoraggio civico, volto a costruire un dibattito aperto sulle scelte e sulle riforme che cambieranno il volto dell'Italia nei prossimi anni. Come suggerisce il Forum Diseguaglianze e Diversità, la necessità di costruire una visione condivisa, forte e mobilitante per un futuro migliore, è indispensabile a maggior ragione in quanto il PNRR è stato sinora frutto di un processo chiuso, poco partecipato ed accentrato nelle mani dei ministri tecnici. Il piano poggia su alcuni pilastri condivisi a livello comunitario e recepisce le Raccomandazioni della CE inerenti le riforme di sistema che dovrebbero accompagnare l'attuazione del piano. 

  Suddiviso in 6 missioni, che a loro volta comprendono una serie di componenti funzionali per realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo, articolate in linee di intervento che comprendono una serie di progetti, investimenti e riforme collegate. I titoli delle missioni sono quelli giusti e attesi da tanto tempo vista la scarsità di investimenti pubblici dell'ultimo ventennio. Le prime tre missioni sono volte a modernizzare le infrastrutture materiali del Paese. Si va dalla missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura" che si pone l'obiettivo della modernizzazione digitale del Paese nella PA e nel suo sistema produttivo, alla missione 2 "Rivoluzione verde e transizione ecologica" volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell'economia italiana. Un Paese rugoso, il nostro, da collegare meglio attraverso la missione 3 "Infrastrutture per una mobilità sostenibile", estendendo l'alta velocità ferroviaria nazionale e potenziando la rete ferroviaria regionale. Le restanti missioni disegnano le prossime infrastrutture immateriali, sociali e sanitarie. La missione 4 "Istruzione e ricerca" pone al centro il futuro dei giovani, puntando a garantire le competenze e le capacità necessarie con interventi sui percorsi scolastici e universitari degli studenti, prevedendo anche un sostanziale rafforzamento dei sistemi di ricerca di base e applicata e nuovi strumenti per il trasferimento tecnologico. La missione 5 "Inclusione e coesione", invece, si articola in 3 componenti dedicate alle Politiche attive del lavoro, alle Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore, agli Interventi speciali per la coesione territoriale, che comprende gli investimenti nelle aree interne e quelli per le Zone Economiche Speciali (ZES). L'ultimo capitolo nel PNRR è la missione 6 "Salute" focalizzata su due obiettivi: il rafforzamento della rete territoriale e l'ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN con il rafforzamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina. Alle 6 macro-missioni, il Recovery Plan nazionale associa parallelamente tre priorità trasversali (donne, giovani e Sud) che devono essere contenute in tutti gli obiettivi del Piano e l'impegno per le riforme. 

   Quelle previste nel PNRR sono suddivise in 4 assi, tra riforme orizzontali, abilitanti, settoriali e di accompagnamento. Le riforme orizzontali, o di contesto, riguardano la Pubblica amministrazione e la giustizia. A queste si aggiungono le riforme abilitanti, destinate a garantire attuazione del piano e massimo impatto agli investimenti, tra cui si annoverano le misure di semplificazione e quelle per la promozione della concorrenza. 

  Sono previste specifiche riforme settoriali, ossia misure destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali (si pensi alle autorizzazioni dei progetti relativi alle fonti rinnovabili). Infine, ci sono le riforme di accompagnamento riguardanti il fisco e gli ammortizzatori sociali.
 
   Non sfugge a nessun osservatore che l'approvazione delle stesse è la sfida politicamente più esposta in considerazione della maggioranza larga ma spuria che sostiene l'attuale governo. Si partirà immediatamente con le semplificazioni e il potenziamento della PA, presupposti necessari per la messa a terra degli interventi e triplicare la velocità della spesa. Come? Superando la cultura di una burocrazia difensiva, la data di consegna dei lavori diventa il perno centrale rispetto alle procedure; potenziando e valorizzando al meglio il capitale umano presente negli enti territoriali, che saranno soggetti attuatori per quasi 90 miliardi di investimenti. Il PNRR è quindi un treno che non possiamo perdere, considerato che impegnerà finanziariamente le prossime generazioni e vincolerà tutte le prossime decisioni di spesa pubblica. 

  Perché ciò avvenga occorre onorare gli impegni presi con trasparenza, un'informazione accessibile e un monitoraggio civico costante evitando che "poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, possano tessere la tela della vita collettiva". Per raggiungere insieme la destinazione di un'Italia più coesa e più giusta, dove la crescita si coniuga con la riduzione delle diseguaglianze.

Peppe Garau

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna