Perché aderirò al prossimo sciopero generale

13.12.2021

Stamani in ufficio ho riferito che aderirò al prossimo sciopero generale indetto da CGIL e UIL. Alcuni colleghi sono rimasti sorpresi perché nella manovra finanziaria si utilizzano 7 miliardi per rimodulare l'IRPEF. Questo è vero, ho risposto ma non c'è traccia della vera questione fiscale. Non è semplice da spiegare e quindi sarò lunghetto.

Il governo ha presentato poche settimane fa una delega per la riforma del sistema fiscale che è all'esame del Parlamento. L'intervento fatto in manovra, come sostiene anche Visco, è sicuramente apprezzabile perché razionalizza il meccanismo aliquote-detrazioni, avvicinando aliquote medie e marginali effettive. Ma il vero punto politico che la manovra non affronta è un altro. L'Agenzia delle Entrate ci ricorda che il 90% dell'IRPEF è pagata esclusivamente da dipendenti e pensionati, in maniera progressiva rispetto al reddito. Questo significa che a redditi e pensioni più elevate corrisponde un'aliquota marginale più alta. La fregatura è proprio questa. Il Governo continua a fare finta di niente: si vuole difendere un sistema fiscale che tratta in modo diverso lo stesso reddito a secondo della tipologia.

Perché i redditi di lavoro sono tassati in modo progressivo mentre tutti gli altri in modo proporzionale? Si tratta di rendite e corporativismi fuori dal tempo, soprattutto perché la base imponibile dei redditi di lavoro si è ridotta in questi decenni.

La riforma fiscale che vogliamo deve essere generale e riguardare tutte le tipologie di reddito. Non può bastare una semplice manutenzione dell'IRPEF attuale. Perché riguarda solo il lavoro e le pensioni tassati alla fonte sino all'ultimo centesimo, mentre buona parte dei redditi d'impresa e quelli immobiliari sono assoggettati a favorevoli imposte sostitutive o cedolari. La verità che tutti conosciamo, ma che si preferisce ignorare è quella che vede il perimetro del reddito in Italia molto più largo delI'IRPEF. Per questo occorre allargare la base imponibile altrimenti, come scrive De Bortoli sul Corriere della Sera, si tratta del solito teatrino delle tasse. Con nuove aliquote, ma pagheranno sempre gli stessi. Dipendenti (tutti) e pensionati. Non facciamo l'errore di dividerci sui mini risparmi proposti dalla Finanziaria. Occorre invece riequilibrare la situazione esistente spostando il carico dai redditi di lavoro verso altre fonti di prelievo.

Anche sul caro bollette è necessaria una riforma di sistema. L'ipotizzato contributo di solidarietà lascia il tempo che trova. La verità scomoda è un'altra: su energia e benzina occorre rivedere le accise, che in quanto fisse incidono maggiormente sui più deboli. Ma le accise si possono abbassare solo contrastando l'evasione IVA: 30 miliardi annui. Solo così sarebbe possibile conciliare le necessità di gettito con l'obiettivo di riduzione delle accise e calmeriare così il costo di energia e carburante. Ma chi propone questa ovvietà non prende i voti. E quindi vai di gassosa e specchietti per le allodole.

Bene fa il sindacato a dichiarare lo sciopero generale. Qui, l'unica certezza è quella che a pagare sono sempre gli stessi. Anche quelli che dichiarano molto, ma sempre con trattenuta alla fonte.

Peppe Garau 

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di Articolo Uno Sardegna