Opere strategiche, o spendita a pioggia?

07.03.2022

Un primo monitoraggio sulle opere finanziate dal PNRR e Fondo di Sviluppo e Coesione

 In questo mensile abbiamo già avuto modo di parlare del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo abbiamo paragonato a un treno da non perdere, considerato che impegnerà finanziariamente le prossime generazioni e vincolerà tutte le prossime decisioni di spesa pubblica. Perché ciò avvenga occorre onorare gli impegni presi con trasparenza, attraverso un'informazione accessibile e un monitoraggio civico costante evitando che "poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, possano tessere la tela della vita collettiva". In premessa occorre ricordare che la Sardegna parte da un forte ritardo infrastrutturale. La nostra regione occupa il 234simo posto su 268 regioni europee (e tra le ultime in Italia) nell'indice di competitività regionale e il 203esimo come livello di innovazione e delle infrastrutture. Secondo il rapporto ministeriale su "Le infrastrutture strategiche e prioritarie" la quota regionale delle infrastrutture programmate e localizzate nell'Isola si ferma al 2% rispetto all'investimento complessivo nazionale, a fronte del 3% popolazione residente e dell'8% per superficie territoriale. Si conferma un atteggiamento matrigno dello Stato centrale per quanto riguarda gli investimenti nell'Isola. Ad oggi il quadro degli interventi finanziati risulta ancora in progress, come riportato dalla tabella del PNRR scaricabile dal sito della RAS, con numerosi dati in fase di acquisizione. E' però possibile scattare una prima fotografia dei capitoli più importanti di spesa mettendo insieme quanto finanziato dal Fondo di Sviluppo e Coesione e dalla tabella di cui sopra per fare delle prime considerazioni. Come ben sintetizzato su Sardiniapost, sul PNRR la Sardegna ha ottenuto oltre 1,5 miliardi a valere sulle 6 missioni. Sulla missione 1 (M1) le risorse assegnate ammontano a 62 milioni dal fondo complementare, tutti destinati a 4 tratte delle ferrovie turistiche (trenino verde). Sulla M2 rivoluzione verde e transizione ecologica disponiamo di risorse complessive per 455,4 milioni di cui 138,2 mln per rinnovo parco autobus, 15,2 milioni per il rinnovo dei treni (elettrici o a idrogeno) e 42,4 milioni per la ciclovia della Sardegna e la mobilità ciclistica. Poi ancora 56,3 milioni per l'edilizia residenziale pubblica, 22,8 milioni per costruzioni di edifici scolastici e oltre 200 milioni per le dighe e la gestione sostenibile delle risorse idriche. Sulla M3 infrastrutture per una mobilità sostenibile ci sono 458 milioni per le ferrovie, sistemi di controllo e upgrading tecnologico, quindi 170,2 milioni per interventi sui porti e cold ironing. Nella M4 è previsto un piano di asili nido, scuole dell'infanzia e infrastrutture sportive per 125,3 milioni. Sul fronte della M5 coesione e inclusione, sono previsti 42,2 milioni per il programma di rigenerazione urbana, 10 milioni per la Zona economica speciale (Zes) e 4,2 milioni per le aree interne dell'alta Marmilla e del GennargentuMandrolisai. Ammontano a circa 270 milioni di euro le risorse assegnate alla M6 dedicata alla sanità destinata alla realizzazione di 50 case di comunità (73,6 milioni) e tredici ospedali di Comunità (32,7 milioni), alla digitalizzazione dei Dea di primo e secondo livello (47,4 milioni), alle grandi apparecchiature per gli ospedali (38,9 milioni). Dove sono le strade si chiederà qualcuno? Le strade sono finanziate invece dal Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2021- 2027. Di recente il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha dato il via libera a finanziamenti per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro. Si tratta di progetti relativi a infrastrutture per la mobilità sostenibile riguardanti la rete stradale, primaria e secondaria (117,5 milioni per le strade), la rete ferroviaria (311 milioni) e altre opere di interesse regionale (porti e dighe). Di questi gli interventi, quelli immediatamente cantierabili ammontano a circa 125 milioni di cui 2 c.d. opere bandiera riguardanti i collegamenti ferroviari per 26 milioni, 2 interventi di interesse locale sui porti di Oristano e Buggerru e ben 55 interventi su strade secondarie per oltre 91 milioni di euro. Una prima riflessione riguarda la scelta degli interventi finanziati. Mettendo il tutto su un semplice foglio di calcolo stiamo approssimativamente utilizzando il PNRR per ammodernare la rete ferroviaria e il parco treni per il 40% delle risorse totali, alla sanità il 14%, alle infrastrutture idriche il 13%, all'intermodalità logistica dei porti il 10%, alle tratte del trenino verde e della ciclovia l'8% delle risorse. Si è proceduto a scegliere queste opere senza nessun dibattito in consiglio regionale. Non è dato conoscere quali criteri utilizzati, se esiste o meno un'analisi costi-benefici. Il tutto in perfetta salsa PNRR, un processo sinora chiuso, poco partecipato ed accentrato nelle mani dei ministri tecnici e degli assessorati regionali. Quando invece, come suggerisce Pietrino Soddu, servirebbe coinvolgere nuovamente i sardi per capire quali sono le attese di oggi, nella nuova dimensione della modernizzazione, e da queste ripartire. Assistiamo, invece, ad un ennesimo accentramento poco trasparente: anche la scelta di premiare un solo borgo per regione con un unico progetto pilota di 20 milioni di euro ha acceso la rivolta degli enti locali. Altra riflessione riguarda la reale capacità della Regione e degli enti locali di spendere bene e per tempo le risorse assegnate. In Italia il ciclo di programmazione e realizzazione di un'opera pubblica è di 7 anni. I primi interventi normativi hanno riguardato pertanto le semplificazioni procedurali e il potenziamento della PA, presupposti necessari per la messa a terra degli interventi e triplicare la velocità della spesa. In Sardegna sono stati contrattualizzati 37 esperti di supporto alla macchina regionale con compensi annuali di 110mila euro lordi. Basteranno? Stesso ragionamento vale per gli enti locali che presentano forti carenze di organico causato da un decennio di blocco delle assunzioni e dal "fuggi fuggi" di quota 100. 

L' impressione che se ne ricava è quella della mancanza di un effettivo coinvolgimento della società sarda. Si dovrebbe utilizzare questa stagione per ritrovare motivazione sul tema della crescita e per elaborare una visione generale ed armonica dello sviluppo complessivo, capace di trasformare l'ingegno e il talento individuale dei sardi in possibilità di cambiamento dell'Isola. Alla prova dei fatti abbiamo il timore che prevalga invece una logica premiale su alcuni bacini territoriali ed elettorali e non una diffusione ragionata e strategica degli interventi. L'auspicio che facciamo è quello di non cadere, ancora una volta, in una illogica dispersione delle risorse, con duplicazioni degli interventi e frutto del dominio delle fazioni portatrici di interessi particolari e non generali.

Peppe Garau

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna