Nuovi poteri digitali

07.03.2022

Esseri umani come miniere da sfruttare 

Google ha già dimostrato in passato che cosa gli interessava. Ora lavora nell'ombra, ma il fine è sempre lo stesso: raccogliere quante più informazioni possibile su ciascuno di noi per venderle sul mercato. 

Sarà capitato anche a voi di incrociare la macchina di Google. Se si, probabilmente avrete salutato l'evento con la gioia per esservi sentiti parte di un fenomeno così importante e internazionale. E' una delle chiavi del successo del capitalismo digitale: farci sentire protagonisti della rivoluzione tecnologica, che, peraltro, significa non essere tagliati fuori dalla società, la cui direzione unica e incontrastabile è quella del radioso futuro iperconnesso. Solo che, per il capitalismo digitale, non siamo protagonisti in quanto utenti o spettatori, ma come risorse da sfruttare. Come si estraggono i minerali dal sottosuolo, il capitalismo digitale estrae una mole enorme di dati sui nostri comportamenti. 

Abbiamo introdotto le logiche del capitalismo digitale nello scorso numero di Aprile. 

In questo articolo proviamo a scendere nel dettaglio con degli esempi concreti. Spesso utilizziamo Street View e Maps per orientarci o per farci guidare dal nostro navigatore. Non tutti ricordano però che nel 2010 la commissione federale tedesca per la protezione dei dati annunciò che le operazioni di Google Street View celavano un furto di dati. Le auto di Street View raccoglievano segretamente dati personali dalle reti wi-fi private: nomi, e-mail, password, numeri di telefono, informazioni sul credito bancario, dettagli medici, pornografia, file audio, video e fotografici. Inizialmente Google negò l'accusa ma nel giro di pochi giorni un'analisi indipendente di alcuni esperti portò Google ad ammettere di aver intercettato questi dati. Lo scandalo fece notizia in tutto il mondo e molti stati si attrezzarono per emanare misure protettive sui dati personali e indagini nei confronti di Google. Dal canto suo, Google connotò le violazioni della privacy come un "errore commesso da un singolo ingegnere al lavoro su un progetto sperimentale, del quale parte del codice era finito su Street View". Nonostante le numerose pratiche legali aperte contro Google, nessuna azione efficace venne poi messa in pratica. Ciò che avrebbe dovuto risolversi con una condanna degna dei peggiori truffatori si chiuse con un banale post di scuse sul sito di Google. Il caso del furto di dati di Google finì nel dimenticatoio. Da allora, Google ha prestato maggiori attenzioni e forse si è comportato con minore sfrontatezza, ma non ha smesso di raccogliere quante più informazioni possibile su ciascuno di noi. Semplicemente questo avviene in modo "legale", facendoci accettare i termini del servizio con un semplice click. Come dimostrato da molte ricerche, ma anche dalla nostra esperienza comune, le persone accettano queste condizioni opprimenti semplicemente cliccando su "acconsento" senza mai leggere i termini. Del resto nel 2008, una ricerca calcolò che per leggere in modo adeguato tutte le policy sulla privacy che si incontrano in un anno sarebbero necessari 76 giorni lavorativi. Oggi questo numero sarebbe molto più alto. Ovviamente il cliente può scegliere se rifiutare i termini di utilizzo, ma perde gran parte delle funzioni del servizio. E' quello che succede con il popolare aspirapolvere autonomo della iRobot Roomba, che vende a Google, Amazon e Apple la piantina delle case dei clienti, ricavata dalle funzioni di mappatura dell'apparecchio che si serve di sensori e videocamere. Con lo sviluppo e la diffusione di telecamere, microfoni e sensori cosiddetti wearable, indossabili, come gli orologi N che consentono di rilevare dati biometrici, la quantità di dati estraibili è notevolmente aumentata. Il termostato Nest di Google consente di regolare da remoto il sistema di raffrescamento e riscaldamento della casa. All'interno del termostato si trova un microfono, del quale non viene fatta alcuna menzione nelle schede del prodotto e che non ha alcuno scopo nel funzionamento del termostato. Serve però a raccogliere dati sul suo uso e sul suo ambiente, "impara" i comportamenti di chi vive in casa, raccoglie dati da altri prodotti interconnessi come il forno, l'automobile, il tracker per il fitness. 

Fino a dove si spingerà il furto dei dati sui comportamenti? Beh, la capacità predittiva da parte degli algoritmi che possiedono i dati comportamentali è arrivata a livelli inimmaginabili. Oggi le videocamere riescono a catturare il nanosecondo di disgusto che precede uno scatto di rabbia, la consapevolezza ed infine la gioia sul volto di chi sta guardando alcuni fotogrammi di un film mentre riesce a pensare solo "mi è piaciuto!". Le stesse ditte produttrici di webcam, come la Realeyes, spiegano che le loro webcam registrano persone mentre guardano dei video a casa propria per consentire ai loro clienti "di prendere decisioni economiche migliori". L'azienda Emoshape produce un microchip da loro definito "il primo motore di sintesi emotiva in commercio". Emoshape sostiene che il suo chip può classificare 12 emozioni con un'accuratezza fino al 98%, consentendo all'intelligenza artificiale di provare fino a 64 miliardi di miliardi di stati emotivi distinti. Si prevede che YouTube scansionerà le emozioni dei suoi utenti mentre guardano i video. 

Serve altro?


 Fonti: https://en.wikipedia.org/wiki/Google_St reet_View_privacy_concerns Il Capitalismo della Sorveglianza, S. Zuboff, Luiss University Press, 2019 


Matteo Sestu

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna