NUOVI POTERI DIGITALI

12.02.2022

NUOVI POTERI DIGITALI

Cos'è il Capitalismo della Sorveglianza e perché ce ne dovremmo occupare

Nel mese di marzo del 2020, quando la scuola dovette adattarsi a convivere con lockdown e restrizioni previste dalla pandemia, i docenti e gli studenti si organizzarono per utilizzare gli strumenti che il mondo digitale mette loro a disposizione per potersi vedere e discutere stando ognuno a casa propria. Tra questi strumenti il più diffuso è stato Google Classroom, una piattaforma molto intuitiva che consente di poter organizzare videoconferenze, scambiare documenti, impostare dei compiti e tenere traccia dei lavori svolti dagli studenti.

La piattaforma Google Classroom è gratuita, come la maggior parte dei servizi che Google offre, ma la Alphabet, la società proprietaria di Google, trae un notevole profitto dal fatto che milioni di persone utilizzino i suoi servizi in termini di acquisizione di dati e di vendita di pubblicità mirate. E qui arriva il paradosso: per l'acquisto e l'utilizzo di beni e servizi nelle scuole, come in tutte le amministrazioni pubbliche, occorre fare delle gare di evidenza pubblica; come mai allora il servizio fondamentale che consente lo svolgimento delle lezioni viene scelto arbitrariamente dall'istituzione scolastica senza alcun passaggio formale? Perché nessuno ha sollevato questioni? Perché, nel mentre, non si è ritenuto ovvio pensare allo sviluppo di una piattaforma pubblica?

Il fatto che abbiamo accettato con naturalezza l'invasione di Google all'interno delle nostre classi dà l'idea del successo del processo di assuefazione che abbiamo maturato verso questa nuova forma del capitalismo, entrato nella quotidianità delle nostre vite e del quale sembra non possiamo fare a meno. A questo nuovo capitalismo, chiamato Capitalismo Digitale o Capitalismo della Sorveglianza, dedicheremo una rubrica fissa all'interno di Aprile, approfondendo tutti i suoi lati oscuri, il suo potere economico, il suo potere politico, la sua sorprendente capacità di prevedere e modificare i nostri comportamenti.

In questo primo articolo ci limiteremo ad inquadrare in modo sommario il suo potere economico e a capirne i meccanismi principali di funzionamento, servendoci delle chiavi di lettura che ci ha fornito la sociologa Shoshana Zuboff, autrice, nel 2019, del volume Il Capitalismo della Sorveglianza.

Solo 25 anni fa, tra le prime 10 aziende al mondo per utili, ve ne era soltanto una legata al mondo della tecnologia, la IBM, che comunque si occupa di produzione di componentistica più che di gestione delle informazioni digitali. La classifica era dominata dal mercato dell'auto e dell'energia. Oggi, tra le prime 10 aziende al mondo per utili troviamo Apple, Microsoft, Facebook, Alphabet (Google), Samsung. Le altre cinque sono banche d'affari, segno del grande connubio tra il capitalismo digitale e il mercato finanziario che sempre maggiormente investe in capitalismo della sorveglianza. Stiamo dunque parlando di una vera e propria rivoluzione all'interno del mondo del capitalismo. Se è vero che le logiche del capitalismo della sorveglianza rientrano nelle dinamiche generali del capitalismo (accumulazione delle risorse, ricerca del profitto, favore per le politiche di deregolamentazione), la Zuboff ritiene che il fenomeno del capitalismo della sorveglianza sia un fenomeno senza precedenti. Esiste dunque un prima e un dopo nella storia del capitalismo, e la data spartiacque è l'anno 2000, quando il capitalismo della sorveglianza si è affacciato al mondo, sfruttando le potenzialità che lo sviluppo straordinario della tecnologia digitale ha fornito.

In cosa consiste la novità del capitalismo della sorveglianza?

Il capitalismo tradizionale è stato caratterizzato dallo sfruttamento delle risorse naturali per la produzione di merci e per ottenere profitti dalla vendita delle merci prodotte. Il costo delle merci è maggiore del costo della loro produzione ed è proprio questo plusvalore a garantire il profitto al proprietario dei mezzi di produzione.

Il capitalismo della sorveglianza si appropria invece dell'esperienza umana come materia prima. Le risorse umane vengono trasformate in dati sui comportamenti. La capacità di elaborare i dati comportamentali è il mezzo di produzione del capitalismo della sorveglianza. Questi dati costituiscono il plusvalore del capitalismo della sorveglianza. Essi vengono utilizzati per generare informazioni su cosa faremo immediatamente, tra poco e tra molto tempo, e, dato che sono moltissime le aziende bisognose di conoscere i nostri comportamenti futuri, hanno un valore inestimabile.

Quando facciamo una ricerca su Google, Google fa una ricerca su di noi: dove siamo andati o dove vorremmo andare (Google Maps), quanti anni abbiamo, quali sono i nostri contatti (GMail), quali sono i nostri gusti e i nostri interessi (YouTube, Google Search), perfino i nostri problemi di salute. Facebook è in grado di conoscere i gusti commerciali, le opinioni politiche, i luoghi che ci piacerebbe visitare. La mole di dati a disposizione è tale per cui è possibile generare informazioni sugli utenti per produrre pubblicità mirata e moltiplicare così le probabilità di successo di un contenuto pubblicitario. E' infatti esperienza comune quella di ricevere annunci pubblicitari su misura per riflettere i tratti della nostra personalità che vengono estratti dalle informazioni che lasciamo sui social network o sulle nostre ricerche su internet, ma non solo. L'utilizzo di sensori come telecamere e microfoni hanno dato una spinta eccezionale alla capacità predittiva, che è arrivata a livelli inimmaginabili. A queste capacità dedicheremo uno spazio approfondito nei prossimi numeri di Aprile.

L'altra novità che caratterizza il capitalismo della sorveglianza è che, a differenza del capitalismo tradizionale, non ha praticamente bisogno di manodopera, se non di una élite tecnologica che può essere profumatamente remunerata. Le poche persone che sono a conoscenza dei meccanismi di trasformazione ed elaborazione dei dati appartengono ad un nuova classe sociale di privilegiati, un clero costituito da ingegneri, psicologi, sociologi, informatici, manager. Questo clero è l'unico in grado ad avere accesso alle informazioni che costituiscono il plusvalore del capitalismo della sorveglianza. C'è quindi un'asimmetria senza precedenti della conoscenza e del potere che la conoscenza porta con sé: i capitalisti della sorveglianza sanno tutto di noi mentre per noi è impossibile sapere quello che fanno.

La tecnologia in possesso del capitalismo della sorveglianza consente, in un mondo iperconnesso e digitalizzato, un'incursione in tutti i settori della vita umana, dalle autovetture alle case, dai sistemi per la produzione di energia all'industria del divertimento, dall'educazione alla salute, dai giocattoli all'abbigliamento. E' questa probabilmente la novità più rilevante di un sistema di cui portiamo, con ingenuità, in tasca i tentacoli. Acquisire consapevolezza del suo potere è straordinariamente necessario, perché in gioco ci sono diritti, democrazia, le nostre vite. Siamo in profondo ritardo, intontiti, ammaliati dalle "meraviglie" della tecnologia digitale e dal futuro radioso che ci promette.  

Matteo Sestu

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna