METAVERSO I NUOVI MONDI VIRTUALI

13.12.2021

Verso la fine dello scorso mese di ottobre Mark Zuckenberg ha tenuto una conferenza in connessione virtuale. In essa egli ha esposto la sua idea di trasformare il sistema di social network sotto il suo controllo in una sorta di iper-realtà, il cosiddetto Metaverso (Il sole 24 ore, 07.11.2021), dove si procede oltre l'online, per trasformarsi in una realtà immersiva, nella quale si riproducono i luoghi, le attività, i gesti della nostra vita quotidiana. Questa iper-realtà sembra la promessa di un piano di esistenza in cui rifugiarsi per sottrarsi alla cruda realtà del presente e dell'orizzonte catastrofico di cui si è discusso a Glasgow.

Zuckenberg non ha certo risposto alle accuse contenute nei documenti prodotti dalla "data scientist" ed ex dipendente Frances Haugen che denunciano gli effetti nocivi delle reti sociali la cui «organizzazione delle informazioni privilegia quelle più divise, che incitano all'odio e amplificano la disinformazione» (Teresa Numerico). Tali questioni sono state trattate come di poco conto, nonostante sia dimostrato che l'esposizione della mente umana a un volume crescente di neuro-stimolazione virtuale stia producendo una mutazione che va al di là delle buone intenzioni politiche di censori e moralizzatori. E' vero che Facebook come le altre reti sociali tende ad amplificare e radicalizzare l'odio sociale. Ma non è Facebook che ha prodotto la frustrazione, la rabbia impotente, l'odio. È il sistema economico sempre più ineguale, precario e violento il brodo di coltura dell'aggressività collettiva. E qui Facebook svolge il suo ruolo di «renderizzazione dei rapporti sociali» (S. Zuboff). Le reti sociali da cui è scomparso il calore umano non fanno che amplificare quella violenza, esaltandone al tempo stesso l'inefficacia. Quanto più la rabbia, quanto più la esprimiamo ad alta voce dentro la campana di vetro della connessione, tanto maggiore è l'impotenza.

Cambiare il nome di Facebook in Meta (Meta Platforms Inc.), non è solo uno stratagemma per rimediare alla cattiva fama procurata dalle rivelazioni della Haugen ma pone in risalto una ulteriore salto nella innovazione tecnologica, peraltro già in corso, capace di indurre forme nuove di socializzazione mediata, sussunta dal digitale. Giusto per ricordare il valore in borsa, Facebook a giugno di quest'anno ha superato per la prima volta il valore di 1.000 miliardi di dollari (Corriere della sera, 29.06.2021) soglia superata dalle altre società del Big tech Apple, Microsoft, Amazon e Alphabet (la società madre di Google). Insomma un trionfo della tecnologia che plasma rapporti sociali e produttivi e genera plusvalore in borsa.

D'altro canto i poteri politici ben poco possono nella sfera di questo fumoso mondo dell'algoritmo, al contrario: questo non territorio virtuale è divenuto l'infrastruttura globale senza la quale il sistema politico, amministrativo ed economico non possono funzionare. Il metaverso è una dimensione che ricodifica la realtà sociale, trasferendo le pratiche di linguaggio (l'economia, la politica, la comunicazione, l'affettività) su un piano accelerato e indipendente dalle leggi territoriali, ma non indipendente dal consumo di energia elettrica - ricordiamo che Facebbok è andato improvvisamente in tilt lunedì 4 ottobre senza che sia stata data alcuna spiegazione - e soprattutto dal consumo di energia nervosa.

Di fronte a questi accadimenti possiamo solo registrare che il ciclo dell'impotenza è giunto probabilmente al suo limite estremo e Zuckerberg propone di compiere un salto ulteriore: il salto nel Meta-spazio, di cui il ciberspazio ha costruito l'infrastruttura. In questi decenni i software di definizione visuale e multi-sensoriale si sono perfezionati e il progetto Meta consiste nel far convergere queste tecnologie attraverso una piattaforma come Oculus, o altri più evoluti trasduttori di impulsi elettronici. Nella sua conferenza Zuckerberg ha annunciato l'espansione della dimensione immersiva, con hardware di realtà "aumentata" e con sensori personalizzati. Se Iper è una dimensione che accelera infinitamente il circuito della comunicazione di impulsi, Meta è la dimensione in cui la comunicazione di impulsi simula e sostituisce la relazione reale tra cervello e mondo, per istituire una meta-realtà in cui l'altro non esiste più se non come stimolazione nervosa simulata.

L'annuncio di un salto dall'Iper al Meta avviene negli stessi giorni in cui si è discussa la COP26 di Glasgow che al di là delle chiacchiere sancisce la definitiva impossibilità di salvare la Terra e i suoi abitanti dalle conseguenze devastanti del riscaldamento, della migrazione gigante che ne segue e dalla guerra che l'accompagna, della disperazione e del panico.

Dopo il G20 di Roma questo lo sanno tutti tranne i cinque stelle di Cingolani, che incollati alla poltrona ripetono con ostentata pacatezza e le solite scontatissime ovvietà. La crisi energetica spinge alcuni paesi a riaprire le miniere di carbone. Nessun progetto realistico può contemperare lo "sviluppo" con la riduzione delle emissioni. Perciò, data la priorità assoluta della crescita economica, si faranno di nuovo promesse: nel 2050 (anzi forse nel 2060 o forse ancora nel 2070... o chissà quando) tutto sarà in regola, tanto è probabile che a quel punto non ci sia più nessun sopravvissuto a verificare. Ora che sappiamo che il mondo è destinato a divenire inabitabile, ecco che iniziamo a costruire il Meta-mondo. Una popolazione che dai loro cubicoli si connetterà a un mondo di stimoli percettivi. L'immaginazione avrà allora saldamente preso in mano il potere. Nel frattempo il corpo fisico e sociale marcisce.

Nei prossimi anni, mentre il mondo diventa troppo brutto per poterne tollerare la realtà, ci trasferiremo probabilmente nel meta-mondo. Le cuffie nelle orecchie ci impediranno di sentire le urla della sofferenza e del dolore e i visori ci impediranno di vedere lo squallore, la tristezza, la devastazione, la povertà. Ma a un certo punto forse un sovraccarico, o forse un sabotaggio russo o forse un'imprevedibile e inspiegabile crollo energetico spegnerà visori auricolari e ogni altro congegno connettivo come è accaduto il 4 ottobre scorso.

Mario Loi

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di Articolo Uno Sardegna