La transizione energetica in Sardegna

04.08.2021

Perché è necessaria la dorsale del metan0

La transizione energetica irrompe fragorosamente nella canicola delle decisioni regionali, cogliendo di sorpresa la politica e il sistema imprenditoriale sardo e relegando i tentativi di pianificazione energetica regionale a inutili esercizi da non prendere in considerazione quando si tratta di fare sul serio. In barba all'Art. 4 dello Statuto Autonomo della Sardegna. Le decisioni vengono anticipate dalle società portatrici dei loro interessi (ENEL, TERNA, SNAM, Italgas; EP Produzione, Società Energie Rinnovabili e di gestione dei numerosi bacini di distribuzione del gas, etc. etc.) in un quadro disomogeneo e contraddittorio. 

Anche le voci che si levano per chiedere un tavolo di concertazione con la realtà regionale appaiono flebili, in un momento in qui invece devono essere forti e convincenti perché dalle scelte sulla energia dipenderà il futuro buono e sostenibile della Sardegna. 

Per questa ragione mi permetto di fare alcune considerazioni sul perché serve la dorsale del metano in Sardegna, serve per almeno due motivi fondamentali: 

1. il metano deve arrivare a tutte le realtà regionali per consentire la crescita omogenea dell'isola, comprese le zone interne, e in generale favorire le imprese che per le loro lavorazioni hanno bisogno di energia termica. La crescita per poli di sviluppo, così come è stato e così come si sta organizzando intorno alle principali città e siti industriali, non ha funzionato e ne stiamo pagando drammaticamente le conseguenze, a partire dallo spopolamento delle zone e dei comuni dell'interno per la mancanza di servizi e infrastrutture. E' ridicolo immaginare la distribuzione del gas con dei camion, come taluno ha ipotizzato, è pericoloso e insostenibile per l'ambiente; 

2. la dorsale è una infrastruttura necessaria oggi e domani perché compatibile con l'uso dell'idrogeno, quando sarà disponibile, e che non potrà essere precluso, al pari del metano, ad una parte della popolazione sarda. Non è accettabile la disparità di trattamento fra territori e cittadini e stupisce l'assenza di una adeguata presa di posizione da parte della Regione Sardegna. 

Mi permetto di aggiungere qualche altra considerazione su quanto annunciato dal Ministro Cingolani e dall'AD ENEL Starace: Il futuro non sarà solo "elettrico", anche se certamente lo sarà sempre di più e lo stesso l'idrogeno sarà prodotto dalle energie rinnovabili, dunque va accolto con favore il Tyrrhenian Link che collegherà Sardegna, Sicilia, Campania rafforzando il collegamento elettrico con la rete nazionale, così come va favorito e sostenuto lo sviluppo delle energie rinnovabili, raddoppiandone o triplicandone la produzione per favorire la transizione e l'ammodernamento del sistema energetico regionale. E tuttavia c'è un non detto su quanto è stato dichiarato e apparso sulla stampa nelle ultime settimane, e riguarda il futuro delle centrali termoelettriche.
 
 
Dopo la prevista chiusura delle attuali centrali a carbone di Portovesme (ENEL) e Fiume Santo (EP Produzione), sostanzialmente obsolete tecnologicamente e inefficienti, rimarrebbe in funzione solamente la centrale Sarlux (Gruppo Moratti, Sarroch), che ha beneficiato negli anni degli stessi incentivi delle fonti rinnovabili (CIP6/92), dichiarata essenziale dall'Autorità per l'Energia nel mese di Aprile di quest'anno e che a regime produce il 40/45% dell'energia elettrica in Sardegna. 

Ebbene, in questo quadro appare ragionevole pianificare la riconversione a metano della centrale di Fiume Santo; la presenza di due centrali termoelettriche, una al nord e una a sud dell'isola, garantisce la continuità della produzione necessaria di energia elettrica e il soccorso anche in caso di fermate per manutenzione o disservizi. 

In conclusione, l'ulteriore sviluppo delle energie rinnovabili, la disponibilità del metano, le presenza di due centrali termoelettriche alimentate da combustibili diversi garantiscono il mix delle fonti energetiche necessario per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Questo vale a qualsiasi latitudine e a maggior ragione nelle isole. 

In ogni caso, quali che saranno le decisioni, oltre alla convocazione di un tavolo di confronto regionale, da parte del Presidente e della Giunta Sarda, alcuni punti fermi, nell'interesse di tutti, dovranno essere stabiliti: 

a) il rispetto del paesaggio;
 
   b) il divieto dell'utilizzo dei terreni agricoli ai fini energetici;
 
   c) la disponibilità del metano in tutte le aree della Sardegna.


Gianni Rassu

Tecnico Energia Nucleare

Autore del Piano di Azione Energie Sostenibili Sardegna

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna