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31.07.2022

Disparità salariale di genere 

Colmarla non significa solo parità retributiva, ecco perché. 

A livello europeo la crisi economica dell'ultimo decennio ha purtroppo influito sul problema della disparità retributiva di genere e ha sollevato la questione della necessità di una parità retributiva. Con la legge n.162, del 5 Novembre 2021, è stata modificata la legge nazionale n.198, dell'11 aprile 2006, sulla Parità salariale. Nonostante la legislazione europea, nonostante le normative nazionali sulla parità retributiva e nonostante le iniziative europee volte a promuovere questo principio, la parità salariale non viene ancora pienamente utilizzata come strumento per contribuire a colmare il divario di genere. In Europa il divario retributivo di genere, ossia la differenza media nella retribuzione oraria lorda fra donne e uomini, è ancora molto elevato, con notevoli disparità fra paesi e settori di attività. In Italia, secondo i dati ISTAT del febbraio 2021, la retribuzione oraria è pari a 15,2 euro per le donne e a 16,2 euro per gli uomini; il differenziale retributivo di genere è più alto tra i dirigenti e i laureati. Colmare tale divario dovrebbe essere una priorità politica per tutti gli Stati membri dell'UE. Il problema ha cause primariamente culturali. I pregiudizi nascono dal vuoto informativo e gli strumenti che possono contrastarli sono l'informazione, la formazione, la conoscenza e la ricerca. Il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro esiste nei trattati dell'UE già dal 1957. 

In che modo farlo valere allora? 

Le modifiche alla legge sulla parità salariale se concretizzate possono contribuire a stabilire un legame diretto tra: 

1) attività di sensibilizzazione: la "Giornata europea della parità retributiva", istituita a marzo 2011 per far emergere le discriminazioni sui luoghi di lavoro, è un esempio perché ci ricorda il numero di giorni e di ore di lavoro femminile non remunerato; 

2) trasparenza delle informazioni: datori, dipendenti e associazioni di categoria, devono sapere perché esiste un divario salariale di genere e come sia possibile ridurlo; 

3) certificazione della parità retributiva di genere: niente come un dato evidente può dare la migliore dimostrazione di come la concreta applicazione del diritto alla parità di trattamento sul luogo di lavoro faccia la differenza (formazione per le aziende e scambi di buone pratiche; strumenti statistici e di rilevamento per individuare le disparità salariali sul posto di lavoro; verifica circa l'effettiva applicazione dei contratti collettivi in tema di equità retributiva.

 I temi su cui ci indirizza l'Europa sono la riorganizzazione dell'orario di lavoro retribuito; la partecipazione paritaria al mercato del lavoro; la garanzia del diritto alla genitorialità (eliminando la penalizzazione della maternità e consentendo anche ai padri di condividere la cura dei figli); la parità di accesso all'istruzione di qualità e alla formazione sul lavoro. 

L'importanza quindi delle leggi, dei contratti collettivi, degli accordi tra parti sociali (e della loro applicazione a seguito di tali accordi) e infine del ruolo dei governi per promuovere la parità, azzeccando scelte in materia di politiche sociali, fiscali, occupazionali. 

 Superare il divario salariale fra uomo e donna significa pertanto tutelare il diritto fondamentale all'uguaglianza, condizione necessaria per la crescita economica di un paese, per la sua competizione a livello internazionale ma soprattutto per una società più giusta. 

 Marta Torrente 

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di Articolo Uno Sardegna