LA PAGINA DEL FORUM DONNE DI ARTICOLO UNO SARDEGNA

07.07.2022

Linguaggio e identità di Genere

L'identità di genere si salvaguarda e valorizza anche con l'educazione linguistica 

L'uso della lingua italiana, per un'educazione dei cittadini e delle cittadine nel rispetto del genere. Nella nostra vita il ruolo della lingua è fondamentale: noi possiamo darle la forma al rispetto del genere femminile partendo da un'analisi della lingua italiana che prende avvio proprio dall'ambito dei testi dedicati alla formazione dei bambini e delle bambine. Le parole sono il mezzo con cui rivestiamo i nostri pensieri e li rendiamo disponibili agli altri. È infatti attraverso il linguaggio che comunichiamo, esprimiamo concetti, sentimenti, intenzioni; inoltre, come ben sappiamo, la lingua è un tessuto vivo che si modifica con il tempo e con le influenze che derivano dalla società Alma Sabatini curò nel 1986, la pubblicazione del testo Il sessismo nella lingua italiana, linee guida rivolte alle scuole e all'editoria scolastica per proporre l'eliminazione degli stereotipi di genere dal linguaggio per conto della Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, "La premessa teorica alla base di questo lavoro è che la lingua non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l'immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale", sosteneva Alma Sabatini. Nonostante le critiche ricevute, questo suo lavoro aprì un dibattito sulla necessità di innovare la lingua italiana che coinvolse anche l'Accademia della Crusca. L'idea di trasformare completamente la lingua italiana in una lingua non sessista non è stata realizzata, né d'altronde era immaginabile che lo fosse. Lo studio ha avuto comunque l'innegabile merito di avere sollevato il problema e di averlo reso presente soprattutto a chi con il linguaggio lavora. Nel mondo della scuola, ad esempio, gli insegnanti più attenti a queste tematiche, hanno trovato in questo libro un prezioso strumento di lavoro. Uno degli scopi precipui della Commissione per la realizzazione della parità tra uomo e donna è quello di rimuovere tutti i residui pregiudizi nei confronti delle donne stimolando e favorendo un cambiamento nel modo di pensare, di agire e di esprimersi. Ma le leggi non bastano per modificare la società, quando "abiti" culturali e atteggiamenti continuano a ribadire sfiducia per le donne che non rientrano nei ruoli imposti dalla cultura maschile. Perché il rapporto di potere tra i sessi cambi in senso veramente paritario si deve anzitutto acquistare consapevolezza delle varie forme in cui la disparità viene mantenuta. La lingua che si usa quotidianamente è il mezzo più pervasivo e meno individuato di trasmissione di una visione del mondo nella quale trova largo spazio il principio dell'inferiorità e della marginalità sociale della donna. Nella ricerca sul linguaggio della stampa italiana vengono messi a fuoco alcuni degli aspetti principali di sessismo linguistico. Attraverso uno studio documentato della lingua d'uso, le ricercatrici dimostrano come l'universo linguistico sia organizzato attorno all'uomo, mentre la donna continua a essere presentata con immagini stereotipate e riduttive, che non corrispondono più alla realtà di una società in movimento. I grossi cambiamenti di questi ultimi anni non sono ancora rispecchiati nella lingua. La ricerca descrittiva non è fine a sé stessa, ma è finalizzata a indicazioni di proposte e alternative; non si conclude certo con soluzioni prescrittive, ma offre stimoli alla riflessione, con suggerimenti in dimensione aperta e problematica, a chi fa uso della lingua e, usandola, esercita un'azione politica. La Costituzione della Repubblica Italiana - art. 37 "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore". La parità, sancita attraverso questo articolo, è sì riconosciuta da tutte le forze politiche del paese ma nonostante tutto rimane in moltissimi casi un principio giuridico e morale non ancora realizzato nella prassi della vita quotidiana. Per raggiungere una parità di fatto, cioè l'uguaglianza delle possibilità per ciascun individuo di entrambi i sessi di realizzarsi in ogni campo, è necessario che la nostra società si liberi dai residui pregiudizi negativi nei confronti delle donne. Molti di essi sono alla base della nostra cultura e fanno quindi parte di una tradizione secolare; non sono sempre facilmente riconoscibili, perché sono spesso nascosti e camuffati sotto forme di apparente valore oggettivo, e sono trasmessi, perpetuati e avvalorati attraverso la lingua, in modo spesso subdolo e ripetitivo. In quest'ultimo ventennio, con il risveglio della coscienza femminista, con la rimessa in questione dei valori culturali e la rivisitazione dei vari campi della cultura e della scienza nell'ottica della differenza femminile, si è cominciata ad acquisire maggiore consapevolezza circa il fatto che la nostra lingua sia impregnata di forme segnatamente sessiste e di valori patriarcali. Le forme linguistiche portatrici di pregiudizi anti-donna sono così profondamente radicate nella nostra struttura del sentire che difficilmente le riconosciamo. La loro caratteristica pervasiva e insidiosa le rende ancora più pericolose perché inconsce. Ognuno di noi usa spesso parole, espressioni, forme grammaticali che sono in contraddizione con le proprie convinzioni. È inoltre molto difficile separare le pratiche discorsive della lingua dalla lingua stessa, cioè distinguere le leggi, i rituali, le istituzioni che ne regolano l'uso, dalla lingua vera e propria, dato che vi è tra le due un'interazione costante. Si potrebbe dire che le condizioni d'uso della lingua sono inscritte nella lingua stessa. Se si vuole sapere come la lingua funziona nei nostri confronti, essa va analizzata sotto due aspetti, quello più propriamente strutturale e quello dell'uso. Nella lingua non sono presenti principi di verità, ma semplicemente le nostre opinioni, sedimentate attraverso i secoli nella comunità alla quale apparteniamo. Ogni giudizio su ciò che è giusto o ingiusto, opportuno o inopportuno, va allora riferito subito al piano dei fatti e non a quello della lingua, della quale va però riconosciuto il carattere di strumento che condiziona se stesso e quindi, per principio, ne è prevista la modificabilità, anche se l'uso della lingua a sua volta impone tempi di trasformazione e, almeno su certi livelli della struttura linguistica (la morfologia) s'incontrano forti resistenze agli interventi diretti. Gli elementi linguistici inerenti alla lingua, sia a livello grammaticale che strutturale, sono dissimmetrici e discriminatori rispetto alle donne; uso di lessemi, locuzioni ed immagini stereotipate e riduttive della donna indicano un uso sessista della lingua. Il primo passo è la riflessione e la presa di coscienza dei valori e degli effetti di senso della lingua che parliamo; la finalità pratica è lo stimolo verso un uso della lingua che rappresenti le donne più da vicino e che apra varchi alle novità che finora sono rimaste inespresse. Si vuole qui fare un discorso sul possibile e sul necessario che porterà solo alla proposta di possibili e necessarie varianti linguistiche. Per concludere, è opportuno proporre un altro passo del libro di Alma Sabatini, che continuano a sorprendere per la sua attualità. "Pur rendendomi conto che la lingua non può essere cambiata con un puro atto di volontà, ma pienamente consapevole che i mutamenti sociali stanno premendo sulla nostra lingua influenzandola in modo confuso e contraddittorio, ritengo che sia nostro dovere intervenire in questo particolare momento per dare indicazioni affinché i cambiamenti linguistici possibili registrino correttamente i mutamenti sociali e si orientino di fatto a favore della donna. [...] Se si vuole quindi avere e dare un'immagine delle donne come persone a tutto tondo, come individui con potenziale non stereotipicamente delimitato, si dovrà scegliere e saggiare parole e immagini, ascoltarne le risonanze e coglierne le associazioni e, soprattutto scegliere 'le parole per il significato e non il significato per le parole', senza mai 'arrendersi' alle parole stesse". Questo cambiamento ci viene richiesto dalle norme di legge, dalle donne che non si vedono rappresentate dal linguaggio in uso e dalle bambine che sentono di essere presenti nel mondo e nella società al pari dei bambini e che devono poter continuare a sentirsi così anche una volta diventate adulte. Tutto questo non è facile, come non lo sono anche tante altre cose nella vita con le quali, comunque, ci sperimentiamo e ci impegniamo. Raccogliamo la sfida? Ci diamo fiducia reciproca di essere capaci di riuscire in questa impresa? 

Angela Puggioni

Vicecoordinatrice Regionale Forum

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna