L’ultima campanella è suonata

05.07.2021

Questa volta i compiti per le vacanze sono per tutti

L'ultima campanella è suonata l'anno scolastico è finito. Un anno scolastico stravolto dall'emergenza Covid, dal suo procedere impetuoso nella sua seconda ondata partita proprio alla fine dell'estate. 

Non è bastata tutta la buona volontà di dirigenti scolastici, personale docente e ATA, metro in mano, nel predisporre le aule con i banchi distanziati e nell'inventarsi entrate e uscite separate degli alunni. Niente la seconda ondata del Covid ha spazzato via ogni speranza di poter fare un anno scolastico in presenza e al sicuro per i nostri ragazzi, anzi in molti casi le scuole sono diventate i focolai di trasmissione del virus. 

Chiusure e riaperture, isolamenti e quarantene. Siamo rimasti sospesi a un tempo che non ha saputo darci certezze e che ha fatto dell'intermittenza la propria cifra. Distanza/presenza; disillusione/speranza; si apre/si chiude: prefetti, presidenti di regione e sindaci sono di colpo diventati, loro malgrado, i detentori della campanella scolastica a volte in contrasto con genitori e dirigenti scolastici. 

Poi la svolta, la speranza, sono arrivati i vaccini. Tanto attesi, se pur lenti nel procedere, hanno definito la linea di demarcazione tra il prima e il dopo di un tempo che ci ha stremato, sfidato ma, allo stesso tempo, ci ha insegnato molte cose. Del resto non si finisce mai di imparare, la vita è il più grande "esperimento" che ciascuno vive sulla propria pelle. Mentre accade, verifichi quale impatto hanno gli eventi in cui ti trovi coinvolto. Che cosa abbiamo imparato? 

Che la scuola non è solo un luogo fisico, non è questo che è mancato, ma è proprio l'esperienza e la bellezza dello stare insieme alunni, insegnanti, genitori, dirigenti e personale amministrativo. E questo lo hanno imparato soprattutto loro, i giovanissimi. Proprio nell'anno in cui quasi tutto è passato dallo schermo di un tablet o di un pc, in molti hanno cominciato a non poterne più di schermi e di connessione. 

Mancavano abbracci, sguardi, prossimità e sorrisi. Sono loro in fondo che hanno pagato il prezzo più alto in questa pandemia. Sono loro che hanno passato più giorni a casa che non a scuola se confrontati con i loro pari età europei. Perché questo? Perché la scuola pubblica italiana ha sempre avuto il problema del sovraffollamento delle aule, per carenza di organici adeguati conseguenti ai tagli ripetuti che da anni ciclicamente si ripetono. Questo dobbiamo tenercelo bene a mente: dobbiamo lottare perché si ponga fine per sempre alla politica dei tagli e non solo agli organici ma, soprattutto, anche alle strutture scolastiche, alla loro sicurezza e al loro arredo tecnologico?

 In molti casi i nostri figli prima e i nostri nipoti dopo si sono seduti negli stessi banchi che abbiamo pasticciato e riempito di cingomme noi genitori e nonni. Quest'anno i compiti per le vacanze, o se preferite gli esami di stato, sono per tutti: alunni e genitori, sindaci e prefetti e soprattutto politici e governo. Tagliare fondi all'istruzione e alla sanità prima o poi torna indietro con l'effetto del boomerang. Questa pandemia ce lo ha insegnato. Adesso è arrivato il momento di mettere la scuola al primo posto.

Deve finire - e per sempre - quel modo di fare cassa per il Paese tagliando risorse proprio nei settori strategici che più necessitano di investimento, visione, innovazione. Noi ci siamo e lotteremo per questo.

Domenico Cabula

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna