Intervista al Presidente dell’ANPI

07.07.2022

Pagliarulo: "l'ANPI non si limita a venerare le ceneri ma opera per custodire il fuoco" 

Presidente, i detrattori dell'ANPI sostengono che, essendo ormai rimasti in pochi i testimoni della guerra partigiana, non avrebbe più senso l'associazione che Lei presiede. Cosa ritiene di rispondere nel merito? 

Mi chiedo come mai esistano le associazioni dei garibaldini o intestate direttamente a Giuseppe Garibaldi, visto che lo sbarco a Marsala è avvenuto l'11 maggio 1860, o che senso abbiano i Templari Cattolici d'Italia con tanto di Accademia, atteso che l'ultimo dei templari scomparve sul rogo il 18 marzo 1314. La verità è che a qualcuno dà fastidio un'associazione come l'Anpi, che non si limita a ricordare la straordinaria esperienza resistenziale, ma si propone di interpretarne i valori nel tempo presente e di impegnarsi per la piena attuazione della Costituzione. Per dirla in altro modo, l'Anpi non si limita a venerare le ceneri, ma opera per custodire il fuoco. Gli "innumerevoli detrattori" si mettano il cuore in pace: l'Anpi c'era, c'è e ci sarà. 

Viviamo tempi caratterizzati dalla fuga dell'umanità verso l'individualismo più esasperato e dal trionfo delle paure e superstizioni più antiche nei confronti dell'altro, Lei pensa che l'Anpi possa dare accesso a un sistema di valori capace di spezzare questa spirale negativa?

Non credo che sia esatto dire che l'umanità è in fuga verso l'individualismo. Immagino che il fenomeno, pur diffuso, riguardi specialmente l'ambito della cultura occidentale. Credo che questa cultura stia attraversando una crisi profondissima e che ciò sia legato allo spostamento del baricentro economico dall'ovest all'est del mondo. Leggevo che a metà del 900 l'occidente produceva il 70% del PIL mondiale e che, secondo alcune proiezioni, nel 2030 produrrà il 30% del PIL mondiale. Certo, l'occidente mantiene ancora una supremazia militare. Però credo in sostanza che ci sia un suo declino che non riguarda solo l'aspetto economico, ma anche quello culturale, sociale, politico in uno scenario di una Terra sempre più multipolare. E penso, per quello che ci riguarda più direttamente, che bisogna finalmente prendere atto che il mondo non gira attorno all'Europa, ma che l'Europa gira attorno al mondo. Il che vuol dire, fuor di metafora, che occorre pensare ad un nuovo ruolo dell'Unione Europea che, oltre a guardare agli Stati Uniti, si rivolga ai Paesi dell'est e al grande sud della terra, all'Africa e al Medio Oriente, con uno sguardo che non sia più predatorio, ma di feconda collaborazione e di virtuosa coesistenza. La guerra in corso in Ucraina ci parla di questo e ci interroga drammaticamente sul futuro. Chi sta pagando e pagherà il prezzo più alto sarà il popolo ucraino, quanto più andrà avanti questa guerra. O se ne esce prima con un ragionevole negoziato e poi con una conferenza internazionale che stabilisca i codici di una nuova coesistenza pacifica e di una prospettiva di disarmo, oppure, con una nuova guerra fredda, vivremo un potenziale isolamento dell'UE, e tutto sarà più difficile. A dire il vero, tutto è più difficile fin da ora, perché la crisi, la pandemia, la guerra, l'inflazione stanno taglieggiando i popoli europei ed il nostro popolo. Basta andare al mercato o fare il pieno di benzina per averne conferma. Ma torno all'individualismo, alle paure e alle superstizioni. L'individualismo è il risvolto psicologico di quella politica economica di liberismo sfrenato che subiamo da decenni e che ha fallito prima con la grande crisi economica avviata nel 2008 e poi con la pandemia. Il dramma è che si persiste sulla stessa strada. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'aumento esponenziale  delle diseguaglianze sociali. La paura è la spiegabile reazione a questa crisi; le cose si complicano quando, invece di operare per colmare il divario fra chi ha di più e chi ha di meno, si addita alla colonna infame chi ha ancora di meno e si vede nel poveraccio che fugge dalla fame e sbarca in Italia il nemico, "l'uomo nero". La superstizione, infine, è il portato dell'irrazionalismo, che è una vera e propria cultura alternativa al primato della ragione ed alla ragione della scienza. A questi tre sostantivi - individualismo, paura, superstizione - bisogna contrapporre una sequenza di valori alternativi. In primo luogo la persona, che per definizione esiste nella relazione con le altre persone. La persona possiede la dignità, entrambe parole costituzionali. L'individuo è un numero, un consumatore, l'oggetto di un algoritmo. In secondo luogo, contro la paura, la speranza, perché la paura si misura in un certo spazio (paura dell'altro) e in un certo tempo (paura del domani); la speranza si misura in un altro spazio, la solidarietà, e in un altro tempo, la possibilità concreta che il domani sia migliore dell'oggi. Inutile dire che al centro dell'idea della speranza ci deve essere il lavoro. Se tu fai il lavoro precario, tutto è precario, perché non puoi fare un mutuo, non puoi prendere in fitto un appartamento, non puoi acquistare un'auto a rate. Dobbiamo invertire la tendenza, capovolgere il tavolo, non rassegnarci mai. Alla superstizione occorre infine contrapporre la realtà oggettiva e specialmente la conoscenza, la cultura. Quanto più e quanto meglio sai, tanto meno ti perdi nelle fanfaluche delle credenze irrazionali. Ed è bene il sapere, a cominciare dalla conoscenza della storia recente del nostro Paese, quando le partigiane e i partigiani conquistarono un'Italia migliore declinando proprio queste parole: persona umana, solidarietà, lavoro, eguaglianza sociale. E, aggiungo, pace, parola drammaticamente e urgentemente attuale. 

Da qualche decennio si ripresentano, in Italia ed in Europa più in generale, organizzazioni che si rifanno a ideologie fasciste e naziste che non sempre trovano i giusti ostacoli nell'azione dei vari governi. Lei pensa che si dovrebbe fare qualcosa di più da parte dei singoli stati e dall'Unione Europea?

A dicembre del 2021 sono andato a Bruxelles ed in una serie di incontri con i parlamentari - italiani e non - ho proposto loro di approvare una mozione che ponga a fondamento dell'Unione Europea l'antifascismo, l'antinazismo, l'antirazzismo. Mi pare francamente di aver trovato ascolto nei gruppi progressisti e democratici. Temo che con il disastro della guerra tutto sia diventato più difficile. Sempre a dicembre, con altre associazioni, mi sono incontrato con il capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio per chiedere lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste. Ricordiamoci che il 9 ottobre era avvenuto l'assalto alla sede nazionale Cgil. Finora non è avvenuto niente, e questo è inquietante. Mi rendo conto che con il governo attuale, dove vi sono forze che non condividono questa proposta - penso alla Lega - sia complicato provvedere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste. Ma a maggior ragione penso che occorra un atto di coraggio politico, una chiara scelta di campo. 

Quali sono, secondo Lei, gli anticorpi, collettivi e/o individuali, che è necessario promuovere e coltivare per impedire l'attecchimento della gramigna rappresentata dal pensiero fascista? 

La questione fondamentale è prosciugare i pozzi del malessere sociale, perché da quell'acqua si alimenta il reclutamento neofascista e il consenso ai partiti che in un modo o nell'altro hanno le loro radici nella cultura fascista. Questo vuol dire occasioni di lavoro vero, impegno per il riscatto delle periferie, rappresentanza reale dei bisogni dei ceti popolari. Questa è la strada maestra, ma non mi faccio illusioni. Poi c'è la scuola, la formazione. Al centro ci dev'essere la conoscenza e l'approfondimento della Costituzione e lo studio del fascismo, dell'antifascismo e della Resistenza. Ed  il divario fra chi ha di più e chi ha di meno, si addita alla colonna infame chi ha ancora di meno e si vede nel poveraccio che fugge dalla fame e sbarca in Italia il nemico, "l'uomo nero". La superstizione, infine, è il portato dell'irrazionalismo, che è una vera e propria cultura alternativa al primato della ragione ed alla ragione della scienza. A questi tre sostantivi - individualismo, paura, superstizione - bisogna contrapporre una sequenza di valori alternativi. In primo luogo la persona, che per definizione esiste nella relazione con le altre persone. La persona possiede la dignità, entrambe parole costituzionali. L'individuo è un numero, un consumatore, l'oggetto di un algoritmo. In secondo luogo, contro la paura, la speranza, perché la paura si misura in un certo spazio (paura dell'altro) e in un certo tempo (paura del domani); la speranza si misura in un altro spazio, la solidarietà, e in un altro tempo, la possibilità concreta che il domani sia migliore dell'oggi. Inutile dire che al centro dell'idea della speranza ci deve essere il lavoro. Se tu fai il lavoro precario, tutto è precario, perché non puoi fare un mutuo, non puoi prendere in fitto un appartamento, non puoi acquistare un'auto a rate. Dobbiamo invertire la tendenza, capovolgere il tavolo, non rassegnarci mai. Alla superstizione occorre infine contrapporre la realtà oggettiva e specialmente la conoscenza, la cultura. Quanto più e quanto meglio sai, tanto meno ti perdi nelle fanfaluche delle credenze irrazionali. Ed è bene il sapere, a cominciare dalla conoscenza della storia recente del nostro Paese, quando le partigiane e i partigiani conquistarono un'Italia migliore declinando proprio queste parole: persona umana, solidarietà, lavoro, eguaglianza sociale. E, aggiungo, pace, parola drammatica ancora, va sempre veicolata l'idea che i valori della Resistenza e della Costituzione non sono una vuota frase retorica, ma la strada perché si formino pienamente i cittadini. In sostanza la formazione dovrebbe essere l'anticamera di un impegno civile. Ed infine: la politica dovrebbe essere un esempio non solo nelle scelte ma anche nei comportamenti in particolare nella drammatica fase che stiamo vivendo. Se questo non avviene - e questo non avviene - si fa sempre più strada l'idea dell'uomo forte, si indebolisce l'immagine della democrazia, aumenta la distanza - spesso la vera e propria separazione - fra politica e società. E in questo vuoto piccoli (e grandi) fascisti crescono. Ancora una volta non mi faccio illusioni. Ma penso anche che ci sia nel nostro Paese un mondo, in particolare quello dell'associazionismo laico e religioso, che sia disposto a scendere in campo in difesa della buona politica e delle buone istituzioni. Un mondo che declina le parole giuste e che esercita un antifascismo quotidiano. Noi, l'Anpi, cerchiamo al meglio di fare la nostra parte. Intervista di Giovanni Modaffari

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