Intervista a Luca Pizzuto

07.09.2021

Il Segretario di Articolo Uno Sardegna spiega le ragioni di una scelta sofferta

Luca Pizzuto, coordinatore regionale di Articolo1 Sardegna: chi siete nel panorama politico nazionale e isolano?

Si, Articolo Uno è il Partito di Speranza e Bersani ed è anche un pezzo dell'area politica che si chiama Liberi e Uguali. In Sardegna Articolo Uno è una bella comunità politica di uomini e di donne di sinistra che si stanno autodeterminando nella loro azione politica quotidiana, cercando di fare anche delle cose innovative.

Perché fare politica oggi?

Perchè intanto la politica è bella. Bsogna smetterla con questa narrazione che la politica sia brutta, che sia una cosa oscura, che sia una cosa da cui stare lontani. Fare politica oggi significa semplicemente cercare di migliorare con il proprio impegno ciò che ci circonda. Non esiste solo la politica partitica, ma la politica intesa anche come impegno civile, come volontariato, un po' come la intende l'articolo 4 della nostra Costituzione. Fare politica oggi dovrebbe significare questo e noi cerchiamo di interpretare il fare politica come cercare tutti i giorni di rendere il mondo un posto più bello e un posto migliore.

La prossima tornata elettorale di ottobre ti vedrà probabilmente impegnato come protagonista a tua città, Carbonia. Un percorso lungo più di un anno: perché questa scelta?

E' probabile che io sia candidato come sindaco, ma in una situazione che noi non avremmo immaginato. Noi abbiamo lavorato due anni per la costruzione del centrosinistra a Carbonia e le scelte poco condivisibili del partito democratico ci hanno messo profondamente in difficoltà. Avremmo volentieri rinunciato alla nostra candidatura per sostenere quella del candidato scelto dal Partito Democratico, purché si tenesse fede al progetto politico del centrosinistra. Lo abbiamo affermato anche alla presenza del nostro segretario nazionale Arturo Scotto nella nostra assemblea di Luglio, ma senza successo. Pertanto, non possiamo far altro che buttarci in battaglia per tenere in piedi una idea, una identità, una forza comune in grado di dire che la politica si fa per le idee e per una visione e non soltanto per il potere fine a se stesso. Avrei preferito arrivarci in un altro contesto, ma non è detto che non nasca una coalizione progressista in grado di giocarsi la partita e vincere le elezioni.

Carbonia e le sue alleanze per le comunali sono diventate un caso politico regionale: non possiamo invece considerarlo come una scelta locale autonoma o come il normale esito di dinamiche cittadine?

No, non possiamo vederle solo come alleanze su scala comunale perché ormai il progetto politico del Partito Democratico in Sardegna è chiaro e diffuso. Si vede dalle loro scelte, per esempio, a Serramanna o a Dorgali, si è visto nelle scelte reali cioè dove sono andati effettivamente i voti del PD nell'ultima tornata amministrativa del 2020. E' una scelta politica di campo allearsi con chi in questo momento ha il potere, cioè Solinas, per cercare di destrutturare probabilmente ciò che rimane di un centrosinistra in difficoltà al fine di costruire un polo che abbia la capacità di governare e di prendere il potere in vista dell'imminente arrivo di ingenti risorse finanziarie (fondi UE Obiettivo1, PNRR, Just Transition Fund). È una scelta che per noi non può essere in nessun modo condivisibile. Non si parla di fare una alleanza locale con un partito marginale della coalizione, si parla di fare alleanze locali con il partito di maggioranza relativa che esprime il Presidente di Regione già candidato nel 2024. Questo per noi è totalmente inaccettabile. E' un'azione che marginalizza tutte le forze della sinistra e progressiste presenti in Sardegna. Auspico, invece, che vi sia nel prossimo futuro la capacità di ragionare insieme a queste anime per contrastare questo disegno.

Ha senso, invece, secondo te incontrare i partiti e i movimenti indipendentisti che non sono il Psdaz o meglio questo Psdaz?

Il mondo indipendentista è un mondo con cui noi abbiamo il dovere di rimetterci in contatto e di ascoltare. Noi non siamo indipendentisti, non possiamo venderci come qualcosa che non siamo, ma crediamo fortemente che il dialogo e la possibilità di costruire un progettocomune con loro possa esserci. Articolo Uno si sta, per esempio, aprendo alle posizioni del confederalismo democratico esposte da Ocalan, che sappiamo essere il capo di una delle piu grandi non nazioni oggi presenti sulla Terra (il popolo curdo), che supera l'idea di uno Stato nazionale indipendente e pone le basi per un ragionamento politico molto diverso:l'idea di una società altamente democratica in grado di determinare scelte dal basso in modo molto forte rendendo libere e cooperanti le comunità locali. Noi vorremmo aprirci al dialogo alle forze autonomiste e indipendentiste partendo da questo presupposto: siamo pronti al dialogo e a costruire un percorso comune per cercare di arrivare al 2024 con una proposta di Sardegna nuova radicalmente diversa e profondamente libera.

Quali sono, allora, le prospettive per le prossime elezioni regionali del 2024? Quali azioni andrebbero messe in campo secondo Articolo1 Sardegna?

Io credo che per le prossime regionali noi dobbiamo avere la forza e la capacità di creare un nuovo perno dell'alleanza di centrosinistra. Per questo tenderemo la mano a soggetti politici che si sono collocati in modo chiaro nella sfera del Centro sinistra, come il Movimento Cinquestelle che ha fatto una scelta di campo importante con il suo maggior esponente nazionale Giuseppe Conte e che merita attenzione. Crediamo che si debba costruire un tavolo con tutti quelli che non erano seduti a Sardara e pensiamo di dover provare a costruire un progetto politico che dia forza anche a quelle aree che, dentro il Partito Democratico, hanno la capacità di opporsi a questo disegno. Mi pare, tuttavia, che in questo momento, le aree che regionalmente governano il PD sardo siano complici di questa scelta scellerata di alleanza mascherata con l'obiettivo di "riportare il partito sardo d'azione nel centro sinistra", anche quelle aree più a sinistra in cui speravamo per un rapporto futuro. Speriamo che la base abbia uno scatto di dignità e che i dirigenti locali abbiano un senso di ribellione a quello che sta succedendo. Noi lavoreremo per la costruzione di un'ala progressista e di centro sinistra che abbia la capacità di mandare via il peggior presidente della Regione che la Sardegna ha mai avuto per dare un buon governo alla nostra isola.

Come sintetizzeresti in una frase o in uno slogan il lavoro che vi aspetta a Carbonia e nei prossimi anni in vista delle regionali?

Mi verrebbe da parafrasare la frase di un film: "Ribellarsi e ribellarsi ancora, finché le pecore non avranno cacciato via i lupi, finché il legno secco non sarà rifiorito e tutti gli uomini e le donne non saranno libere". Credo che questo debba essere il nostro motto perché ciò che si sta predisponendo oggi in Sardegna è un pericolo per tutti. È la negazione della libertà e della possibilità di poter fare scelte in grado di autodeterminarci e di dare serenità, felicità e libertà alla nostra gente. Dobbiamo avere il coraggio di opporci e, se necessario, come stiamo facendo a Carbonia, fare scelte rischiose, ma di rottura, per riprendere a costruire una alleanza col popolo perché una alleanza fatta dai vertici di potere per il potere non ci interessa. Seguiremo l'idea di una politica libera in grado di stare di nuovo all'altezza degli occhi dei cittadini e cittadine per ricostruire il nostro stare in mezzo alle persone, per cercare di costruire una Sardegna migliore e inclusiva per tutti e per tutte. 

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna