Indipendentismo

11.11.2021

Dalla Catalogna alla Sardegna: quale futuro?

I suoi denigratori avevano scommes­so che Carles Pujgdemont non sarebbe tornato in Sardegna per pre­senziare, lunedì 4 ottobre, dinanzi alla Corte d'Appello di Sassari, che doveva stabilire se dare corso alla richiesta di estradizione da parte dell'autorità giudi­ziaria spagnola. Era stato arrestato in Sardegna lo scorso 23 settembre, e rila­sciato dopo un giorno a patto che parte­cipasse alla prima udienza di lunedì 4 ottobre presso la Corte d'appello di Sassari, in Sardegna. La vicenda del lea­der catalano ha suscitato tanta simpatia, soprattutto dopo l'arresto, oltre a quella scontata della miriade di gruppi indipen­dentisti sardi, anche di molti partiti di tutti gli schieramenti politici tanto che lo stes­so Presidente della Sardegna, Cristian Solinas, ha atteso l'esponente politico indipendentista all'uscita del carcere manifestandogli solidarietà a nome di tutti i sardi. Per la cronaca, la Corte ha deciso che prima di emettere una sen­tenza sull'estradizione in Spagna di Puigdemont, la Corte di giustizia euro­pea dovrà risolvere altre due questioni pendenti: la richiesta di Puigdemont di riottenere l'immunità da europarlamenta­re e una disputa tra la giustizia italiana e quella spagnola sull'estradizione dell'ex assessore catalano Lluis Puig. Ma chi è Carles Pujgdemont ?.Vediamo di rico­struire la sua vicenda politica e proces­suale: attualmente è un parlamentare europeo perché si è candidato alle ele­zioni europee del maggio 2019, come capolista del partito Junts per Catalunya. Acceso sostenitore della causa separati­sta, linea decisa dall'esecutivo di cui è a capo, ha portato all'indizione del referen­dum sull'indipendenza della Catalogna, dichiarato illegittimo dalla Corte costitu­zionale spagnola e tenutosi nell'ottobre 2017; il voto, svoltosi regolarmente nonostante le severe misure repressive attuate dal governo nazionale, ha espresso un amplissimo consenso alla scissione (90%). Nei giorni successivi Pujgdemont ha firmato la dichiarazione di indipendenza, sospendendola subito dopo per aprire il dialogo con il governo nazionale, cui il premier Rajoy ha rispo­sto con fermezza, attivando le procedure per l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione, che prevede il commissa­riamento e il passaggio a Madrid delle competenze della Generalitat. Il 27 otto­bre il Parlamento catalano ha approvato a scrutinio segreto la risoluzione che dichiara l'indipendenza dalla Spagna e la costituzione della Repubblica catalana come "stato indipendente e sovrano di diritto democratico e sociale"; a seguito di tale atto, nello stesso giorno Rajoy ha destituito Pujgdemont -del quale ha assunto la carica delegandola alla vice­premier S. Sáenz de Santamaría -e indetto nuove elezioni da tenersi nel mese di dicembre. Accusato insieme ad altri membri del governo regionale di ribellione, sedizione e malversazione, l'uomo politico si è trasferito in Belgio, dove è stato raggiunto da un mandato di arresto europeo, poi ritirato dalla Corte suprema spagnola. Nel marzo 2018, colpito da un mandato di arresto euro­peo emesso dalle autorità spagnole, è stato fermato e incarcerato in Germania, poi rilasciato in regime di libertà condi­zionata; nel maggio successivo gli è subentrato nella carica di presidente della Generalitat. Torra. Sicuramente l'ar­resto del leader catalano in Sardegna, terra dove l'indipendentismo è presente con varie declinazioni, ha avuto il merito di riunire tutte le sigle dell'indipendenti­smo sardo, accompagnato come detto dall'ondata di simpatia e piena solida­rietà.

Per inciso, Carles Pujdgemont si è rive­lato assai più simpatico tanto dei deni­gratori unitaristi sardi e non solo, quanto più accorto di certi indipendentisti locali un po' avvezzi alla generalizzazione del luogo comune persecutorio, quando cor­rettamente ha riconosciuto alla giustizia italiana, impersonata nel Tribunale di Sassari, di non aver condiviso le osses­sioni della magistratura spagnola. Sicuramente le vicende dell'indipenden­tismo sardo traggono spunti e visibilità politica da questa vicenda del leader catalano, ponendo anche le solite domande importanti che si trascinano da parecchio tempo e, se non sciolte, lasciano un quadro politico poco pratica­bile anche per gli irriducibili della teoria del popolo sardo come nazione. La prima riguarda l'opzione pacifica, conflit­tuale sì, ma non violenta, men che meno terroristica, dell'indipendentismo sardo proprio in linea con quello detto da Pujdgemont anche in Sardegna. La seconda concerne l'ispirazione demo­cratica e socialista della tradizione sarda nel suo complesso e del suo indipen­dentismo contemporaneo.Bisogna chia­rire, senza molti fraintendimenti, che in Sardegna, tutti i teoremi processuali circa un terrorismo indipendentista hanno prodotto manipolazioni giuridiche poco consone ad uno stato di diritto, alimen­tando sospetti di falsificazioni ad opera di ambienti dello stato, legati ad apparati di intelligence sulla sicurezza, che vedono terroristi anche dietro manifestazioni democratiche alla luce del sole. La recen­te storia dell'indipendentismo sardo, con le sue contradizioni politico culturali, sociali e per niente basato sull'interesse economico (al contrario di quello catala­no), intende prefigurare per i Sardi, un popolo e uno stato indipendente. La domanda che sorge spontanea (parafra­sando Shakespeare dell'essere o non essere), ha ancora un senso "essere" nazione sarda ? L'indipendenza rivendi­cata può essere declinata in forma diver­sa ? Oppure non c'è spazio a soluzioni federaliste o autonomiste ? La strada è lunga e impervia. Sicuramente c'è da dire che i Sardi non credono più nei fautori dell'autonomia speciale, scritta anche nella costituzione repubblicana, che non ha prodotto niente che ci possa distin­guere dalle regioni a statuto ordinario, anzi per certi versi è una palla al piede quando si tratta di adeguarsi alla norma­tiva nazionale. Sui temi salienti che inte­ressano i Sardi (scuola, sanità, continuità territoriale delle merci e delle persone, viabilità interna, rete ferroviaria) la Repubblica italiana continua a trattarci come regione di serie B, mentre al con­tempo nulla fa per riequilibrare, ad esem­pio, il gravame delle servitù militari con tutti i risvolti negativi sia di carattere ambientale che sanitario. Lo stesso stoc­caggio delle scorie nucleari, sulla base dell'individuazione dei siti possibili, non è escluso che le scaricano proprio in Sardegna. "Pocos, locos y male unidos"? E' solo un luogo comune oppure un modo di auto flagellarci di noi sardi, con effetti devastanti, specie a livello psicolo­gico e culturale (come asserisce lo stori­co Francesco Casula)? La storia recente e passata non ci assolve e fa da stura all'indipendentismo sardo che stenta ad alimentarsi politicamente di quel consen­so proprio come "popolo". Il vero terreno di lotta sta proprio qui nel ricercare la vera autonomia, o l'indipendenza, nel dna cul­turale del Popolo sovrano, e su questo abbiamo qualche esempio storico da cui prendere esempio, prima ancora delle leggi e delle costituzioni. Poi, ritrovato il popolo, si penserà al resto.

Domenico Cabula


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di Articolo Uno Sardegna