Il Long Covid dell’economia regionale.

13.02.2022

Il Long Covid dell'economia regionale.

Dopo il tonfo del 2020, un modesto rimbalzo nel 2021.

La pandemia ha messo a nudo la fragilità del sistema economico isolano. Secondo il Rapporto Svimez 2021 sull'economia e la società del Mezzogiorno, l'Isola ha registrato nel 2020 la maggiore caduta del tasso annuale del Pil, toccando il -9,7%, superiore alla media del Mezzogiorno (-8,2%) e alla media nazionale del -8,9%. A questo tonfo del PIL si accompagna un calo dei consumi più alto di Mezzogiorno e Italia, mentre risulta in controtendenza il calo relativo agli investimenti inferiore rispetto a Italia e Mezzogiorno. Analizzando la composizione settoriale del valore aggiunto, le maggiori contrazioni si registrano nei servizi, nell'industria in senso stretto e nell'agricoltura. In controtendenza le costruzioni, quasi stabili rispetto alla caduta di Italia (-6,3%) e Mezzogiorno (-4,5%). Il tasso di occupazione 2020 mostra, rispetto al 2019, un calo significativo nella fascia dei giovani fra i 15-34 anni e in particolare tra le donne.

Nel corso dell'anno appena trascorso la congiuntura economica dell'Isola è progressivamente migliorata, beneficiando dell'accelerazione della campagna vaccinale e della connessa attenuazione del rischio sanitario. Un netto recupero dell'attività si è registrato a partire dal secondo trimestre con una dinamica espansiva favorita dal rafforzamento degli investimenti, delle esportazioni e dalla parziale ripresa della domanda per consumi. Il Centro Studi della CNA sarda stima per il 2021 una crescita regionale che faticherà a superare il +4%, contro una crescita nazionale del +6,5%, grazie soprattutto alla ripresa del settore turistico, alla crescita delle costruzioni e al rimbalzo del valore dell'export (specialmente prodotti petroliferi raffinati).

Seppur trattandosi di dati ancora provvisori aiutano a trarre alcune indicazioni di fondo. La prima di queste attesta che la Sardegna è una delle regioni più colpite dalla crisi da Covid. Dopo il tonfo pesante del 2020, registriamo una crescita ben lontana da quanto atteso per il PIL nazionale. Insomma, siamo caduti più in basso e fatichiamo ad alzarci più degli altri. Soltanto Valle d'Aosta, Trentino e Calabria fanno peggio di noi, con le prime due che scontano il grave impatto sul turismo estivo ed invernale. Un risultato che deriva, come osserva lucidamente lo storico Paolo Fadda, anche dallo strabismo governativo che vede investire in Terra sarda percentuali inferiori (1,6% degli investimenti nazionali) rispetto alla popolazione residente (il 2,5% del dato nazionale). Un comportamento "matrigno" e discriminante confermato dall'esiguità dei fondi stanziati a valere sul PNRR, ed ancora più grave se rapportato alle specificità legate alle condizioni di insularità.

Altre indicazioni riguardano alcuni tratti particolari della formazione di ricchezza in Sardegna. L'incidenza del settore turistico (trasporti, mangiare, dormire e divertirsi) ha avuto conseguenze pesanti sull'occupazione e sul valore aggiunto rispetto ad altre regioni. Ripresa avvenuta nel corso del 2021 con una crescita del turismo di oltre il 50% rispetto al 2020. Crescono pure commercio e trasporti, mentre domanda e produzione aumentano nel secondario. Per quanto riguarda gli scambi regionali con l'estero, in Sardegna continuano ad avere un peso inferiore alla media nazionale e sono rappresentati prevalentemente dai prodotti petroliferi raffinati che seguono l'andamento della domanda internazionale.

Per quanto riguarda le imprese, il saldo fra iscrizioni e cessazioni sembra confermare quanto affermato in precedenza. Secondo i numeri diffusi da Movimprese alla fine del 2021 si registra una crescita del numero di imprese attive che sfiora il 2%. A fronte di 5.635 cancellazioni, il registro camerale ha visto 8.824 nuove iscrizioni con un saldo positivo di quasi 3.200 imprese. I settori con le migliori performance sono trainate da costruzioni, turismo e servizi, mentre l'effetto pandemia continua a incidere negativamente sul comparto industriale in senso stretto e sul commercio, entrambi in decrescita. Sono le attività al dettaglio quelle più colpite dall'emorragia di imprese, principalmente legate al commercio ambulante e agli esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande. Si tratta comunque di tendenze consolidate da diversi anni. Discorso opposto per la produzione nelle costruzioni: sono aumentati gli investimenti dei privati, anche grazie all'impatto del Superbonus, ed è proseguita l'espansione della spesa per opere pubbliche. Si registra un saldo attivo anche per quanto riguarda le attività immobiliari e delle attività professionali e scientifiche. Il saldo delle imprese attive non deve trarre però in inganno. A fronte di tante nuove iscrizioni occorre considerare la dimensione aziendale di quelle chiuse, in un contesto economico debole contrassegnato da una debole domanda interna, nanismo imprenditoriale, scarsa capacità di autofinanziamento, di innovazione tecnologica e di esportazione.

Il mercato del lavoro regionale ha mostrato segnali di miglioramento, dopo essersi sensibilmente deteriorato nell'anno precedente. Il numero degli occupati è aumentato a partire dal secondo trimestre, ma il livello rimane inferiore rispetto a quello precedente la crisi sanitaria. La crescita della domanda di lavoro, soprattutto nella componente a termine, è proseguita nella stagione estiva, sospinta dal buon andamento del turismo. Secondo la nota congiunturale della Banca d'Italia nei primi otto mesi dell'anno il numero dei contratti attivati al netto delle cessazioni è stato pari a circa 57.000, una dinamica è alimentata quasi esclusivamente dalla componente a termine. A trascinare l'occupazione è soprattutto il settore delle costruzioni, unico macro-settore che presenta una forte incidenza di contratti a tempo indeterminato, pari al 25% delle assunzioni, quota nettamente superiore alla media del 9% che si può cogliere a livello complessivo.

Per quanto riguarda i fondi previsti dal PNRR, gli interventi previsti in Sardegna assommano a circa 1,5 miliardi di euro concentrati sui collegamenti ferroviari, sulla mobilità sostenibile, ammodernamento dei porti e delle infrastrutture idriche primarie. Altri capitoli importanti riguardano la rigenerazione urbana di alcune città, la riqualificazione dell'edilizia residenziale pubblica, la medicina territoriale e la digitalizzazione sanitaria. Verrà avviata e finanziata anche la Zes, la zona economica speciale.

Il quadro clinico del paziente Sardegna mostra i sintomi del "Long Covid". Sintomi aggravati da una sperequazione territoriale che vede sempre più imprese ed occupati concentrate lungo le coste, mentre le aree interne sono minacciate da abbandono e spopolamento. Non a caso il 73% di tutte le imprese regionali è localizzata nei comuni della fascia costiera. Le aree della polpa contrapposte alle aree dell'osso, citando ancora P. Fadda.

Un riequilibrio territoriale necessario che non può essere risolto con la mera distribuzione di trasferimenti correnti a imprese e famiglie delle aree interne, ma rilanciando una politica di sostegno degli investimenti pubblici e, soprattutto, di quelli privati.

Peppe Garau

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna