Il chiaroscuro in cui nascono i mostri

05.08.2021

Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire

   Mi sembra di essere intrappolato in questo limbo chiaroscuro da non so quanto tempo. Il sistema politico di cui quasi tutti noi abbiamo fatto parte è crollato. Ci viene raccontato che abbiamo il dovere di superare le ideologie e accettare senza troppe pretese la narrazione di un capitalismo trionfale.

   Ci viene chiesto di vivere serenamente nel confort che questo sistema ci "regala", senza porci troppe domande e senza andare oltre l'apparenza, in attesa che da quel chiaroscuro spunti fuori qualche altro mostro.

   Credo che sia opinione comune per tutti e tutte noi che questo chiaroscuro, quest'ombra lunga sulle nostre vite, deve finire e che dove un sistema è crollato se ne debba costruire un altro più giusto, umano, egualitario. Si dice che siano le minoranze a fare la storia e ad essere generatrici di rivoluzioni.

   Non c'è ombra di dubbio che noi siamo una minoranza e che a noi tocca in questo buio cercare di costruire concretamente un mondo più luminoso. I dati con i quali dobbiamo avere a che fare sono inquietanti: già prima della pandemia avevamo una distribuzione della ricchezza esclusivamente verso l'alto, profonde disuguaglianze e un collasso ambientale alle porte.

   Dopo la pandemia tutto è drammaticamente peggiorato. Ci ritroviamo in una situazione in cui l'ultima frontiera del capitalismo, un capitalismo virtuale che gestisce informazioni sulla vita delle persone e le forme di comunicazione della modernità, governa le nostre vite trasformandole in merce da vendere.

     La pandemia non ha fatto altro che aumentare la drammaticità di questa situazione. Allora è doveroso per noi interrogarci su qual è oggi il nostro compito e su che cosa possiamo e dobbiamo fare per non arrenderci a questo presente. La nostra conferenza d'organizzazione è un tentativo per rispondere collettivamente a questa domanda e per continuare a lavorare per un mondo nuovo.

  Abbiamo vissuto con contrarietà e disagio la nascita della terza repubblica e il suo proseguo con la permanenza in un governo che di certo qualche tempo fa non avremmo mai digerito. Lo abbiamo fatto per consentire al nostro Leader nazionale, che bene ha dimostrato nella prima fase della pandeorganizzazione che assomigli di più a strutture di massa come la CGIL e l'ARCI, dando la disponibilità a creare aree tematiche organizzate e in grado di eleggere al proprio interno i propri rappresentanti e che questi facciano parte dei massimi esecutivi regionali. Inseriremmo principi per noi nuovi, che non devono essere semplice elenco di valori ma strumenti concreti per cambiare la vita della nostra organizzazione e delle comunità in cui viviamo; strumenti ideologici come il confederalismo democratico, l'ecologismo, la nonviolenza, la valorizzazione delle differenze di genere.

   Un partito che sappia avere una prassi altamente democratica e senta la capacità di leggere la realtà con le lenti dell'ideologia, in grado di interpretare con chiarezza ciò che succede nel mondo. mia, di governare la sanità pubblica per cercare di salvare più vite possibili. Ci siamo però sentiti tutti smarriti nell'esigenza di dover far parte di un governo capitanato dal capo mondiale dei banchieri, al cui interno c'è tutto e il contrario di tutto. Mai avremmo pensato che la Lega potesse essere il nostro alleato di governo.

    In tutto questo scenario la NON scelta di che cosa vuole essere Articolo Uno nel futuro ha contribuito ad alimentare dubbi, smarrimento, diminuzione della passione e della voglia di fare politica. Nella nostra comunità sarda ci siamo interrogati per mesi su quali scelte erano da fare e quale fosse la prospettiva e non ci siamo ritrovati dentro l'idea dell'ingresso nel Partito Democratico. Abbiamo difficoltà ad accettare una linea politica che ci tiene nell'ambiguità.

   Abbiamo iniziato ad immaginare una nostra via per salvaguardare il lavoro fatto in questi anni e soprattutto per proteggere la comunità umana fatta di relazioni che in questi anni abbiamo faticosamente messo in piedi. Perciò abbiamo deciso di costruire un momento per chiedere al nostro nazionale di riconoscere uno Statuto autonomo della Sardegna sul modello che aveva la sinistra federalista sarda nei DS, per poter avere un nostro riconoscimento formale e pieno della nostra autonomia e della nostra specificità. Nonostante scelte fatte dal nostro nazionale, su cui ci sentiamo in minoranza, riteniamo ancora di dover far parte di articolo Uno, lavorando per la sua crescita e perché possa diventare un grande partito del Lavoro e per l'ambiente. Se però, legittimamente, il nostro partito dovesse decidere strade per noi non accettabili, utilizzeremo questo spazio per fare altre scelte e per costruire altri percorsi, anche temporanei. Come accaduto in passato dopo il crollo dei partiti della prima repubblica, in Sardegna nacque un partito che si chiamava Federazione Democratica che mise insieme, per alcuni anni, anime del PCI e del PSI, in attesa che il quadro politico si assestasse e costruì un suo legittimo percorso.

   Se il nostro nazionale dovesse non esistere più, immaginiamo di costruire una nostra strada autonoma e indipendente per lavorare per il bene della nostra isola. Ecco perché questo momento organizzativo non è un passaggio di rito: vogliamo uno statuto che apra ad elementi di modernità e democrazia radicale al nostro interno, immaginando una Ecco perché oggi abbiamo deciso di dividerci in gruppi di lavoro.

   Come diceva Pintor "Azione è uscire dalla solitudine". I partiti della sinistra di oggi devono uscire dall'idea che siano sufficienti documenti e comunicati stampa. Bisogna agire nella società per essere produttori di cambiamento. Non a caso uno dei più grandi ideologi mondiali che la sinistra ha avuto, Antonio Gramsci, definiva i militanti della sua organizzazione come i filosofi della prassi, cioè come persone in grado di pensare in alto ma di agire concretamente. Dobbiamo ritrovare la forza e la determinazione di essere avanguardia in grado di agire e di cambiare la società. Ce lo chiede oggi la storia.

   Lo dobbiamo fare perché noi non ci siamo seduti e non ci siederemo ai tavoli di Sardara. Non accetteremo compromessi in cui l'unico obiettivo sia quello del potere per il potere. Vorremmo chiarezza anche da parte dei nostri alleati sulle scelte di prospettiva che ci attendono. Noi a Sardara non c'eravamo e non capiamo gli elevati livelli di compromissione che il PD oggi dimostra di avere con il Psd'Az e con questo presidente di Regione.

   Ci lasciano spiazzati scelte nelle alleanze nei territori e nomine di rilievo, come quella dell'autorità portuale, che indicano un canale di comunicazione profondo. Anche se sappiamo che potremmo ritrovarci soli, anche se sappiamo che sarà una lotta dura e aspra, anche se sappiamo che avremo elevate probabilità di sconfitta noi saremo dalla parte giusta della storia, perché è lì che dobbiamo stare e perché è da lì che ci mettiamo in cammino per un mondo nuovo. 

Luca Pizzuto 

Segretario Regionale Art. UNO

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna