I CERVELLI IN FUGA

13.02.2022

I "cervelli in fuga"

Che si aggiungono a quelli già fuggiti dall'Italia ormai da molto tempo

Spesso sentiamo parlare di Cervelli in fuga che si aggiungono a quei Cervelli che sono fuggiti dall'Italia già da tempo. Alcune settimane fa ho conosciuto un ragazzo che all'età di diciotto anni è partito dalla Sardegna in cerca di lavoro all'Estero e che da allora vive e lavora in Inghilterra. Conosco tantissime persone che, come lui, da decenni si sono trasferite all'Estero, che non hanno nessuna intenzione di tornare in Italia e che in Sardegna tornano ogni tanto in vacanza. Quel ragazzo che lavora in Inghilterra non mi ha raccontato nulla di nuovo, ma ogni tanto penso a questa frase che mi ha detto: "in Inghilterra è tutto più facile". Mi ha detto che ha cambiato tanti lavori e oggi, dopo molti anni, fa quello che ha scoperto essere il suo lavoro ideale, quel lavoro che fa con passione e per il quale è anche ben remunerato, quel lavoro che se lo facesse in Italia non potrebbe dargli le stesse soddisfazioni e la stessa remunerazione. Pare che a Londra le storiche cabine telefoniche siano state valorizzate da ragazzi Italiani che le hanno trasformate in bar e focaccerie, mentre in Italia ci sono edifici e spazi abbandonati che potrebbero essere riqualificati per creare anche nuove opportunità di lavoro. Alcuni giorni fa ho visto il servizio di Milena Gabanelli dal titolo: "Concorsi e università, perché non viene premiato il merito". Quel servizio mi ha riportato indietro di vent'anni, quando ero studente universitario e quando frequentavo amici e colleghi che, come me, erano studenti o che si erano già laureati. Ho conosciuto diversi studenti molto bravi ma ne ho conosciuto solo uno che potrei definire "genio": non lo era perché prendeva trenta e lode in quasi tutti gli esami, ma perché aveva delle qualità oggettivamente superiori rispetto agli altri che conoscevo e che frequentavo. Dopo la Laurea venne selezionato per una borsa di dottorato di ricerca che per tre anni lo vide impegnato in un progetto molto interessante, per l'epoca persino precursore, che lo portò a presentare quel lavoro in giro per l'Italia, per l'Europa e in diverse parti del Mondo. Verso la fine del dottorato avrebbe potuto partecipare ad un concorso per ricercatore ma mi disse che non avrebbe partecipato perché non aveva nessuna speranza di passarlo. Da allora anche lui vive all'Estero dove può esprimere le sue qualità e dove svolge un ruolo molto importante. Se quel progetto fosse stato valorizzato, se il rapporto tra Università e Impresa fosse stato diverso, magari come quello di alcune realtà Europee o degli Stati Uniti d'America, forse quel lavoro avrebbe potuto creare molte opportunità. Invece a me da allora manca un amico e all'Università manca una persona brillante. Ringrazio la Dottoressa Gabanelli per quel servizio e spero che il Governo dalle prossime settimane possa avviare un percorso concreto di riforme che questo Paese attende da tempo, a partire dalla Scuola e dall'Università, affinché qualcuno prima o poi possa dire: "in Italia è tutto più facile".

Maurizio Serra 

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di Articolo Uno Sardegna