I campi di detenzione in Libia

04.08.2021

Venti siti, migliaia di profughi, violazioni dei diritti umani 


  La Libia non è un porto sicuro perché ci sono centri di detenzione che sono dei veri e propri lager come li ha definiti l'ONU; ormai i richiedenti asilo intercettati e riportati indietro, dalla guardia costiera libica, sono migliaia.

   In tutta la Libia ci sono almeno una ventina di questi centri, con migliaia di profughi detenuti in condizioni disumane e degradanti, seviziati, torturati, fatti sparire, sottoposti a lavori forzati e derubati; ufficialmente sono gestite dalle forze governative, ma in realtà è il complesso mosaico delle milizie libiche ad operarvi dentro. Anche quelli apparentemente sotto il comando della Direzione Libica per la Lotta alla Migrazione Illegale (DCIM) sono sotto il controllo di gruppi armati.

   Di certo le katibas, così vengono denominate le milizie, non usano nessun protocollo corretto per detenere i migranti che rimangono privi di qualunque diritto; le ONG e persino gli inviati delle Nazioni Unite hanno difficoltà ad entrare in questi lager, quindi l'operato delle milizie è difficile da controllare.

   Per le Nazioni Unite, in Libia, c'è una situazione molto allarmante per quanto riguarda i diritti umani dei migranti; per questo chiedono al governo di stabilire alternative alla detenzione per la identificazione dei richiedenti asilo, porre fine alla pratica della detenzione arbitraria e di denunciare gli abusi commessi contro i migranti in tali lager. Nel complesso, affermano che le sfide per i diritti umani in Libia sono "massicce", però non insormontabili. Allo stesso tempo, riconoscono che il crollo su larga scala del sistema giudiziario, del potere e dell'influenza dei gruppi armati non facilitano il processo democratico e ne l'equa e giusta giustizia.

   Le autorità governative devono necessariamente guidare questo processo iniziando a combattere la pratica della detenzione arbitraria e riprendendo i poteri conferiti ai gruppi armati. Con l'aiuto della comunità internazionale, la situazione dei centri di detenzione può essere affrontata e migliorata; non deve più girare la testa dall'altra parte, non deve più finanziare le operazioni libiche che agevolano la guardia costiera di tale Paese, deve soccorrere e fornire assistenza ai migranti che chiedono aiuto in mare, deve lasciare che le ONG operino tranquillamente in mare senza ostacolarle anche con provvedimento giudiziari e soprattutto deve istituire corridoi umanitari sicuri e legali. 

Valeria Sirigu 

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di Articolo Uno Sardegna