I Beni Culturali

10.11.2021

Breve viaggio tra la disoccupazione e il disincanto

E' alquanto complicato oggi capire se il degrado della tutela del patrimonio culturale italiano sia dovuto all'incapacità, alla superficialità o alla cattiva volontà di chi finora ha gestito il patrimonio culturale o, ancora più inquietante, ad un piano ben definito atto a stravolgere lo spirito che i Padri Costituenti attribuirono all'articolo 9 della Carta Costituzionale che recita : "La repubblica promuove la cultura, la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico del Paese........". In modo inequivocabile e perentorio questo articolo sancisce che debba essere lo Stato a tutelare e promuovere sia la ricerca che la tutela del patrimonio culturale italiano.

Il Ministero dei beni Culturali e Ambientali nasce nel dicembre del 1974 da una costola del ministero della Pubblica Istruzione con il proposito di dare maggiore impulso alla ricerca e alla tutela così come auspicato dall'articolo 9 della Costituzione.

Ebbene, a quasi 50 anni dalla sua istituzione i buoni propositi iniziali sono via via scemati fino a raggiungere il degrado di questi ultimi anni. Poco o nulla si è fatto per aggiornare e rendere più moderne le norme che tutelano il Patrimonio rimaste ferme agli inizi del XIX secolo con la legge Croce del 1920 e quella successiva del 1938, legge n° 1089. I ministri avvicendatisi in questo mezzo secolo di storia del Ministero sono stati, tranne pochissime eccezioni, politici di contorno utili per occupare una casella considerata di secondo piano rispetto ad altre ben più sostanziose di risorse economiche. Eppure nonostante le misere risorse messe a disposizione del Ministero la volontà e la passione di una intera generazione di dirigenti, funzionari e studiosi ha permesso un dignitoso funzionamento della macchina amministrativa e tecnica attraverso il controllo capillare del territorio affidato alle Soprintendenze. Purtroppo però col tempo ha prevalso il disegno politico di spartizione del potere tra partiti e Regioni piuttosto che l'attuazione dell'art. 9 della costituzione. L'effetto più dirompente di questo disegno lo abbiamo nei primi anni 90 con la scissione, de iure et de facto, delle competenze. Alle Regioni furono affidate le competenze riguardanti la valorizzazione del patrimonio culturale mentre lo Stato conservava la tutela. Mai scelta fu così deleteria. Per gli Enti Locali una manna inaspettata per la creazione di nuove clientele mentre allo Stato rimanevano gli oneri della tutela. Situazione aggravata in questi ultimi anni, quando a reggere il Ministero è stato chiamato Franceschini che ha stravolto l'assetto degli uffici periferici del ministero cancellando Soprintendenze importanti come quelle archeologiche e creandone inutili come i Poli Museali, le Soprintendenze Regionali o i musei di 1° fascia chiamati ad una gestione autonoma a discapito del controllo del territorio e dei luoghi di cultura considerati "minori".

Si assiste oggi ad un progressivo svuotamento degli uffici centrali e periferici del Ministero senza il necessario ricambio generazionale nonostante lo Stato stesso abbia investito in questi ultimi 20 anni nella formazione di migliaia di giovani professionisti con oltre 30 corsi di laurea nel settore prospettando strade professionalmente valide, almeno in teoria, ma dall'altro lato, nella pratica, creando un gigantesco blocco di assunzioni che ha portato solo disoccupazione e disincanto, soprattutto tra i giovani. L'Italia quindi ha oggi questo immenso patrimonio di conoscenza e di professionalità fatto di archeologi, storici dell'arte, archivisti e bibliotecari, architetti, fermi ad aspettare concorsi che non arrivano o arrivano col contagocce e che sono assolutamente insufficienti per una buona gestione del patrimonio culturale diffuso nell'intero territorio nazionale. Questo grande paradosso che vuole tanti nuovi validi professionisti condannati alla disoccupazione è il frutto di scelte scellerate operate dai governi che si sono succeduti in tutti questi decenni. Governi e partiti di destra, di centro-sinistra, tecnici debbono spartirsi equamente queste colpe.

Eppure sarebbe semplice invertire la rotta iniziando realmente ad investire nei beni culturali attraverso assunzioni di professionisti parcheggiati da anni e magari, mortificati da lavori che non amano ma costretti a fare per sopravvivere. Una grande occasione si sta prospettando in questi mesi con l'utilizzo dei fondi del PNNR ma i silenzi che si sentono attorno al problema non lasciano certamente spazio ad una visione positiva. Si stanno probabilmente apparecchiando altri tavoli con commensali voraci pronti a depredare risorse ma poco sensibili alla soluzione della gestione del patrimonio culturale italiano.

Se il problema del personale insufficiente investe tutta l'Italia, escludendo forse le grandi città d'arte come Roma, Firenze, Venezia ed altre pochissime realtà in un territorio ritenuto marginale nella spartizione delle risorse come la Sardegna il problema diventa davvero drammatico. Se allo svuotamento delle soprintendenze dovuto al pensionamento di gran parte del personale si aggiunge poi l'accorpamento degli uffici, che di fatto cancella le soprintendenze archeologiche dell'isola, abbiamo di fronte il quadro attuale della situazione che, oltre a fermare la ricerca, ritarda, a danno di migliaia di cittadini, tutto l'aspetto amministrativo. La Sardegna col suo immenso patrimonio archeologico non ha più una soprintendenza ad hoc, tutte le competenze sono lasciate ad uno storico dell'arte che malgrado la buona volontà non può oggettivamente occuparsi di tutto.

Ultima chicca, la volontà del ministro Franceschini di creare nel territorio altri carrozzoni politici attraverso le famigerate Fondazioni, istituti di diritto privato atti a gestire il patrimoni pubblico. Esempio a noi vicino la Fondazione Mont'e Prama dove Stato, Regione e Comune si sono accomodati attorno ad un tavolo per gestire un patrimonio culturale importante attraverso un consiglio di amministrazione che, escludendo una nomina statale che rimane in minoranza, è composta da persone degnissime ma completamente aliene a quel mondo.

Come se ne esce da questa situazione drammatica?

Semplicemente tornando allo spirito dei Padri Costituenti che concepirono l'art. 9 come strumento prezioso di tutela e di crescita culturale per l'intera nazione.

Gianni Mancosu

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna