Guerra e aumento dei prezzi degli alimenti

09.05.2022

Un aumento dei prezzi a livello globale segnalato dalla FAO 

La FAO ha dichiarato che a marzo l'Indice dei prezzi di prodotti alimentari è aumentato in media di 159,3 punti, un rialzo del 12,6% rispetto a febbraio. Il livello più alto dal suo inizio nel 1990. QU Dongyu, Direttore Generale della FAO, ha asserito che la pandemia SarsCov_2 ancora dopo due anni continua a influenzare negativamente le nostre vite, la nostra salute e le nostre economie. A farne le spese sono sempre i più fragili su livello globale. Come se non bastasse, a questo ora si è aggiunta anche l'invasione russa in Ucraina che ha fatto lievitare i costi di materie prime e dei carburanti. Inoltre i russi non fanno partire dal Mar Nero le navi cargo già cariche di alimenti vitali per il mondo intero. La FAO afferma che le guerre e la fame sono sempre interconnesse. In particolare l'Indice FAO dei prezzi dei cereali segue l'evoluzione mensile di quelli di un paniere di prodotti alimentari comunemente scambiati. I prezzi del mese scorso sono stati superiori del 33,6% rispetto a marzo dello scorso anno e del 17,1% a marzo rispetto al mese precedente. La Russia esporta circa il 30% di grano e mais a livello planetario, e l'Ucraina il 20%. Un Rapporto FAO che parla della domanda e dell'offerta dei cereali stima che almeno il 20% della semina invernale non potrà essere raccolto a causa della guerra. Tale Documento indica anche una produzione cerealicola globale di 2799 milioni di tonnellate, leggermente superiore a quella del 2020, il riso potrebbe raggiungere il massimo storico di 520,3 milioni di tonnellate; in più prevede che nel 2021-22 l'uso globale di cereali raggiungerà i 2789 milioni di tonnellate soprattutto con aumenti record di riso, mais e grano. Le scorte mondiali di cereali aumenteranno del 2,4% entro la fine dell'anno rispetto ai livelli base, proprio a causa delle minori esportazioni attese. La FAO ha abbassato le sue previsioni per il commercio mondiale di cereali nell'attuale campagna di commercializzazione a 469 milioni di tonnellate così contraendo il mercato. In base al suddetto Report l'Unione europea e l'India aumenteranno le loro esportazioni di grano; viceversa Argentina, Stati Uniti e la stessa India probabilmente invieranno più mais, compensando in parte così la perdita di esportazioni dal Mar Nero. Per quanto riguarda l'Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali lo stesso Rapporto rileva che è salito del 23,2% trainato dalle quotazioni dell'olio di semi di girasole, si ricordi che l'Ucraina è il primo esportatore mondiale. Questo aumento e quello del petrolio si trascinano dietro anche quelli della palma, della soia e della colza; l'olio di soia è ulteriormente in rialzo a causa delle preoccupazioni per la riduzione delle esportazioni sudamericane. Anche l'Indice FAO del prezzo dello zucchero è salito del 6,7% da febbraio, dopo un periodo di ribasso per raggiungere un aumento oltre il 20% rispetto a marzo 2021. Per fortuna le prospettive di produzione favorevoli in India hanno impedito ulteriori aumenti mensili del greggio. In relazione alla carenza di animali da macello in Europa occidentale c'è stato un rialzo dei prezzi soprattutto di carne suina del 4,8%, a marzo raggiungendo il suo massimo storico. A livello globale anche i prezzi del pollame hanno visto aumenti sostenuti per via della riduzione delle esportazioni dai principali Paesi fornitori provocata dai focolai di influenza aviaria. L'aumento dei prezzi riguarda persino i latticini, infatti la crescente domanda di importazioni per consegne a breve e lungo termine in particolare dai mercati asiatici il burro e il latte in polvere hanno avuto rialzi bruschi; aumentando l'Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari della FAO del 2,6%, rendendolo superiore del 23,6% rispetto a marzo 2021.

Valeria Sirigu

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di Articolo Uno Sardegna