Governare l’arcipelago

12.09.2021

Pubblichiamo un intervento del Coordinatore regionale di Sinistra Italiana

Si ricorre spesso, per descrivere la situazione della sinistra in Italia, alla metafora dell'arcipe­lago: isole distinte, separate talvolta da stretti lembi di mare ma incapaci di riu­nirsi. La metafora, però si ferma lì. Invece di partire dal contesto e prova­re a collegare quelle isole - bastereb­be un ponte per le più vici­ne, e collegamenti costanti ed efficaci per quelle più lontane - si imboccano le scorciatoie più strambe: la proposta, per esempio, di costruire una isola artificiale più grande, dove trasferire gli abitanti ora dispersi nelle isolette esistenti, attraverso improbabili assemblee costituenti (addirittura, per­manenti) del popolo (sardo, nel nostro caso) senza spe­cificare quando e dove dovrebbero riu­nirsi e con quali modalità. Il risultato che viene fuori è, la maggior parte delle volte, un'altra isola di dimensioni analoghe a quelle esistenti, o (nei casi peggiori) uno scoglio inospitale, quan­do invece la soluzione più realistica dovrebbe essere quella di provare a governare quelle realtà in modo unita­rio, facendo delle diversità - ricono­sciute e accettate - una ricchezza utile per affrontare la complessità delle società moderne.

Esistono, del resto, esempi geografici e, ancor più eloquenti, esempi storici. Negli ultimi 60-70 anni ci sono state almeno due esperienze di successo: in Francia, quando si è lentamente e progressivamente costruita intorno al Partito Socialista la gauche plurielle (con l'efficace slogan Pas d'ennemis à gauche), ed erano i tempi di De Gaulle, non di un Berlusconi o di un Renzi; e in Grecia, quando Syriza (acronimo di Coalizione della Sinistra radicale) è riuscita a raccogliere le forze della sinistra prima disperse in una pletora di partitini. Per chi non avesse la voglia o il tempo di consulta­re documenti originali o qualcuno dei numerosi saggi esplicativi che rico­struiscono quelle vicende, basterebbe fare una rapida navigazione sulla rete (anche solo Wikipedia) per trarne gli elementi essenziali, che si potrebbero - schematizzando - ridurre a tre.

Il primo è che è stato necessario un cammino faticoso e lungo (almeno tre lustri per la Francia e circa dieci anni per la Grecia): questa è una consape­volezza che ci ripetiamo sempre come una giaculatoria, ma della quale non teniamo alcun conto quando decidia­mo, di volta in volta, di imboccare que­sta o quella scorciatoia.

Il secondo elemento è la decisione di presentarsi sempre come coalizione elettorale, in ogni consultazione, e quindi diventare un punto di riferimen­to costante (e non estemporaneo, come avviene ora); con la conseguen­za di abituarsi a lavorare insieme nella stessa prospettiva. Lavorare nelle isti­tuzioni e nella società, con fantasia e impegno, stabilendo con i potenziali elettori un legame stabile ed efficaci modalità di partecipazione attiva. Dovessi citare un esempio, farei quel­lo della Casa del Popolo di Carbonia o qualcosa di analogo. Un soggetto politico si costruisce così, non con illu­sorie assemblee costituenti.

Il terzo elemento è una leadership riconosciuta e condivisa, per un obiet­tivo di almeno media scadenza (dicia­mo dieci-quindici anni), che non costringa ogni volta a selezionare ex novo coalizioni, leader e simboli, iniet­tando in occasione di ogni consulta­zione elettorale quei germi divisivi che nascono sempre nelle competizioni interne: Mitterand e Tsipras sono stati, in questo senso, esemplari.

Siamo, in Italia, nelle condizioni di mettere insieme questi tre elementi? Non ho risposte certe, ma credo che in Sardegna ci siano le condizioni per provarci. Il Congresso regionale di Sinistra Italiana si è concluso con la proposta di un Patto Autonomista della Sinistra Sarda; se si vuole un nome diverso, nessun problema: ciò che conta è un simbolo e un patto che cor­risponda al secondo elemento di cui ho scritto sopra. Ho letto su Aprile che una recente assemblea di ArticoloUno ha proposto una maggiore autonomia regionale nel quadro di un patto fede­rativo con la corrispondente struttura nazionale: benissimo! Sinistra Italiana Sardegna farà altret­tanto, richiamando quanto già esiste nella federazione alto-ate­sina. Queste, per tor­nare alla metafora ini­ziale, sono due isole collegabili facilmente con ponti. Si tratta di convincere le altre forze della sinistra e dell'autonomia ad abbandonare il viziet­to di spaccare il cap­pello in quattro, esaltando le differen­ze, per valorizzare i molti punti di con­vergenza; e a lasciarsi dietro le spalle l'abitudine a guardare al passato: ciò che deve costituire la nuova identità della sinistra non sono le scelte com­piute nel passato più o meno recente, ma quelle che si vogliono fare per il futuro. E, soprattutto, ciò che deve costituire la nuova identità della sinistra sarda non deve essere cercato in un avversario da sconfiggere ma in una profonda convinzione delle proprie ragioni. In questo senso va sciolto una volta per tutte il nodo-PD: lavorando per una sinistra autonoma che col PD può fissare obiettivi, fare alleanze, pro­porre analisi ed elaborazioni sulle prin­cipali questioni che riguardano la società sarda, ma sapendo di essere distinti - per obiettivi strategici - da quel partito (se ancora si può definire tale). Questo dovrebbe essere il primo ponte da costruire.

Una legge elettorale seria aiuterebbe. A proposito, cosa aspettano i consiglie­ri regionali eletti con i voti di questa parte della sinistra a presentare in Consiglio regionale una proposta di legge elettorale in senso proporziona­le, come anche autorevoli studiosi vici­ni ad ArticoloUno hanno proposto? Ecco un argomento su cui lavorare da subito. Noi ci siamo!

Salvatore Multinu Coordinatore regionale di Sinistra Italiana


Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna