Firme digitali per il referendum

08.09.2021
Grazie all'e-democracy l'Associazione Luca Coscioni esulta!

Raggiunte le 500 mila firme necessarie per proporre il referendum parzialmente abrogativo dell'art.579 CP

Complice l'avanzamento della trasformazione digitale che in Italia ha subito una imprevedibile accelerazione per cui sono ad oggi 7.666 su 8.000 le anagrafi comunali (erano poco più di 2.000 nel 2019) subentrate nella Anagrafe (digitale unica) Nazionale della Popolazione Residente; superati i 22 milioni di italiani in possesso di Carta di Identità Elettronica e quasi 23 milioni diidentità SPID, il Ministro per la Transizione Digitale Vittorio Colao, tiene fede agli impegni presi con la Associazione Luca Coscioni. In anticipo rispetto a ciò che già annunciato, sarebbe comunque dovuto accadere per legge dal 1° gennaio 2022, dal 12 agosto 2021 la raccolta delle firme che legittimano il referendum parzialmente abrogativo dell'art. 579 del Codice Penale è anche online, certificata e legalmente valida: https://referendum.eutanasialegale.it/firma-digitale/.

Ad annunciarlo è l'Associazione Coscioni, che rivendica la novità insieme a Mario Staderini, ex segretario dei Radicali e la svolta arriva con un emendamento approvato negli scorsi giorni all'unanimità dalle Commissioni Affari Costituzionali e Ambiente.

Già annunciata per il 1° gennaio 2022 una Piattaforma sicura che verrà sviluppata, testata, rilasciata e integrata con l'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente che permetterà di sottoscrivere TUTTE le proposte referendarie, previo accesso sicuro con SPID o CIE, con la contestuale validazione temporale delle sottoscrizioni, ciò che non era previsto è che il "battesimo" del nuovo sistema di democrazia elettronica avvenisse con le firme a sostegno della proposta referendaria sull'eutanasia legale promossa dall'Associazione Luca Coscioni.

È grazie a quella che si chiama "interoperabilità dei dati", banche dati che finalmente parlano una stessa lingua, cruccio tutto italiano e ostacolo non da poco da superare nel tortuoso processo di transizione al digitale nel nostro Paese, che è stato finalmente possibile porre in essere una riforma storica, una vittoria per chi crede che la democrazia grazie alla rete possa essere per tutti.

Con la raccolta firme in modalità digitale il referendum torna ai cittadini, che potranno raccoglierle superando il meccanismo discriminatorio dell'autentica, oltre che gli ostacoli previsti da una legge di oltre 50 anni fa, come la vidimazione dei moduli e le procedure per la certificazione delle firme e si evita, in emergenzasanitaria, di dover uscire di casa.

La raccolta firme in formato digitale è una pratica comune in quasi tutta l'Unione Europea e in alcuni Paesi, come in Germania, grazie a una pressione politica che ha trovato un prima vera svolta nel 2019 con il caso Staderini -De Lucia, quando le Nazioni Unite hanno condannato la Repubblica Italiana per violazioni del Patto internazionale sui diritti civili e politici, a causa degli ostacoli alla raccolta delle firme sugli strumenti di democrazia diretta: i ricorsi hanno imposto all'Italia di rimuovere gli "irragionevoli ostacoli alla raccolta firme previsti da una legge del 1970".

Di recente, una lettera al Ministro Colao sottoscritta da oltre 3000 cittadini a firma del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, Marco Gentili (attivista politico malato di Sla che si è esposto con sit-in sotto il Ministero e appelli attraverso il suo sintetizzatore vocale), il lavoro in Parlamento del deputato Riccardo Magi che ha convinto i colleghi a firmare prima e approvare poi l'emendamento, complice lo stato di avanzamento della trasformazione digitale che ha consentito all'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente di dialogare con le banche dati dei cittadini con identità digitale SPID e CIE hanno fatto si che l'obiettivo potesse essere raggiunto in anticipo e così, dopo l'ok delle Commissioni e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la raccolta firme digitale è finalmente realtà e si tratta di una decisione storica, anche se tardiva, di una riforma epocale che offre la possibilità di firmare online referendum e leggi di iniziativa popolare.

Dallo scorso 17 giugno tavoli appositi sono allestiti nelle città di tutta Italia e al 18 agosto sono già più di 500 mila (quindi obiettivo raggiunto!) i cittadini che hanno firmato per il referendum per la legalizzazione dell'eutanasia e sono oltre 70 mila le firme elettroniche raccolte online. A ufficializzarlo, Filomena Gallo e Marco Cappato, a nome del "Comitato promotore referendum Eutanasia legale" e dell'Associazione Luca Coscioni che annuncia che nonostante il risultato sia già stato raggiunto, si andrà avanti nella raccolta firme fino al 30 settembre.

Si può finalmente parlare, e non solo sulla carta (art. 9 Codice Amministrazione Digitale), anche in Italia di e-democracy, democrazia digitale, riferendoci all'utilizzo di strumenti digitali e tecnologici al fine di aumentare la partecipazione politica dei cittadini alle decisioni che li riguardano, con lo scopo ultimo di avvicinarsi il più possibile ai loro interessi e bisogni.

La rete e le tecnologie utilizzate consapevolmente possono contribuire in modo significativo a rafforzare ed ampliare la partecipazione dei cittadini lungo tutto l'arco temporale entro il quale un processo decisionale si sviluppa ma è importante chiarire che esse non pretendono di sostituire, ma piuttosto servono a sostenere, rafforzare, estendere ed innovare gli ambiti e le modalità della partecipazione attivata attraverso i canali e le sedi tradizionali; la rete e le tecnologie non devono essere il fine bensì un mezzo, non sono contro le forme e gli attori tradizionali della partecipazione politica ma ne devono essere supporto e ampliamento a condizione che si prevedano misure a sostegno di questa nuova partecipazione che non può e non deve diventare un ostacolo alla cittadinanza attiva ma nuova linfa perché possa estendersi più orizzontalmente (Artt. 3 e 118 Costituzione Italiana). 

Antonella Fancello 

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di Articolo Uno Sardegna