E-Democracy Atto II: ma quanto costa ai Partiti?

07.10.2021

Il referendum sulla cannabis legale, a una settimana precisa dal lancio, raccoglie le 500 mila firme necessarieesclusivamente online.

Si dibatte da anni su quanto le persone siano distanti dalla politica, su quanto governi e parlamenti siano lontani dalle effettive priorità della società civile. Aogni tornata elettorale i commentatori analizzano preoccupati il numero, in costante aumento, degli astenuti.

Nelle ultime settimane, però, è successo qualcosa che va in netta controtendenza. Ne riparliamo ad un mese esatto di distanza da quando, nello scorso numero del nostro mensile, abbiamo analizzato in pieno agosto lo straordinario successo della raccolta firme online che legittimeranno la parziale abrogazione dell'art. 579 del Codice Penale riguardante la legalizzazione dell'eutanasia (https://referendum.eutanasialegale.it/firma-digitale/).

Ebbene, complice, ancora una volta, l'avanzamento della trasformazione digitale e la straordinaria e storica capacità di impulso dei Radicali che continuano a dare un contributo essenziale di iniziativa politica (nel silenzio più assoluto dei così detti "grandi Partiti"), stavolta, anche attraverso una "frizzante" novità tecnologica che comincia a preoccupare molti, dopo i promotori del referendum su eutanasia legale che hanno dichiarato di avere raggiunto il milione di firme, sono i promotori del referendum sulla cannabis legale (sul sito referendumcannabis.it) ad annunciaredi aver superato, in soli due giorni, le 220 mila sottoscrizioni e in una settimana il totale di 500 mila firme. Protagonista la tecnologia, come mezzo ovviamente, non come fine.

La raccolta delle firme per i referendum è sempre stato tradizionalmente, un adempimento non semplice: in poche settimane, i promotori dei quesiti referendari devono raccogliere almeno 500 mila firme valide se vogliono che tutti gli italiani si esprimano sulla norma oggetto del referendum (che secondo l'articolo 75 della nostra Costituzione può essere solo abrogativo).

Lo straordinario successo di quanto sta accadendo grazie a Spid nelle ultime settimane, ha fatto obiettare in tanti che la soglia delle 500 mila sottoscrizioni forse debba essere riconsiderata e superata essendo obsoleta e c'è chi teme una inflazione di quesiti: è delle ultime ore l'avvio della raccolta firme per il referendum per abrogare il green pass, tra i promotori Carlo Freccero e il Presidente emerito della Corte di Cassazione, con una raccolta che, anche in questo caso, sarà sia online che fisica in modalità tradizionale.

Altra obiezione per quel che mi riguarda non da poco, riguarda il nostro annoso problema legato al digital divide italiano che comunque penalizzerebbe i più anziani e i meno avvezzi all'utilizzo delle tecnologie, non a caso la metà delle primissime 492 mila firme, raccolte in un soffio, per il referendum Cannabis Legale sono state depositiate da giovani con meno di 25 anni.

Quanto sta sorprendentemente accadendo, tardivamente, non dimentichiamolo, rispetto agli altri Paesi di UE e resto del mondo, dimostra insomma che essere "cittadini digitali" non significa solo avere nuovi diritti (come quello di fruire di servizi online della Pubblica Amministrazione ad esempio), ma anche utilizzare gli strumenti digitali per fruire di diritti che già abbiamo. Le tecnologie possono infatti consentire di esercitare alcuni diritti di cittadinanza costituzionali e tradizionalmente noti in modo più semplice e adeguato ai tempi che viviamo.

Naturalmente non è detto che alla maggiore facilità di raccogliere le firme corrisponda il raggiungimento del quorum, indispensabile per la riuscita del referendum. Sicuramente, nelle prossime settimane assisteremo a un dibattito legato alla circostanza per cui, nel prossimo futuro, potrebbero tenersi più referendum grazie ai nuovi strumenti digitali nonostante nessuna proposta di referendum abrogativo potrà essere fatta a partire dall'ottobre 2021 e fino a metà 2024, a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla fine del mandato e dalla conseguente rielezione delle Camere.

Ma una riflessione ulteriore va fatta ed è d'obbligo che forse il legislatore sfruttandoproprio questo "tempo di mezzo" affronti l'altra questione, non da poco, quella che riguarda gli alti costi della "Spid democracy" che non tutti i partiti e movimenti politici potrebbero essere in grado di sostenere (a prescindere dalla bontà della loro proposta): se il cittadino decide infatti di firmare con Spid, l'operazione per lui è gratuita, ma ogni sottoscrizione costa ai promotori dei referendum circa 1 euro. Questo perché i "service provider" privati (cioè i soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni) che vogliano usare Spid per fare sottoscrivere gratuitamente i propri utenti, pagano un costo per ogni firma (secondo un tariffario).

Insomma, andranno affrontate questioni nuove e delicate per il futuro della nostra democrazia poiché attraverso la definizione delle modalità operative di funzionamento di Spid sarà possibile rendere più o meno agevole la partecipazionee una cosa è certa: quanto sta accadendo sul tema diritti ed uso delle tecnologie, solo 12 mesi fa non saremmo stati in grado neppure di immaginarlo.

Scriveva Pietro Calamandrei, "se vera democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente alla vita della comunità, non basta assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire". E mi tocca ancora chiudere, come un mese fa, ricordandola lettura dell'Articolo 3 della nostra preziosissima Costituzione: "[...] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". 

Antonella Fancello 

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