Discrezionalità senza discrezione: Il supermarket delle risorse pubbliche

13.12.2021

Oh! Amata "Legge regionale 22 novembre 2021, n. 17" quanto sei stata attesa!!

Ah! Cara "Legge Omnibus", quanto han bramato di veder quei fondi i territori incendiati e i lavoratori senza ristori!!

Ma sei sicura di esser proprio tu? Sei sicura che nelle tue 87 pagine ci siano solo "disposizioni di carattere istituzionale-finanziario e in materia di sviluppo economico e sociale"?

Sembra, ma forse è un'impressione, di scorger alcune norme molto "mirate".

Pare, ma può esser un miraggio, che non siano poche queste norme "indirizzate".

Lo sappiamo, e non lo si contesta, che la politica dev'esser anche libera scelta e che non tutto si può imbrigliare in rigide regole da Codice degli appalti, però qui pare che la discrezionalità sia stata davvero senza discrezione.

Ma si può davvero operare scelte cosi discrezionali nelle norme?

Si parla di discrezionalità politico-amministrativa per tutte quelle scelte che hanno direttamente per oggetto i diversi interessi pubblici o privati rilevanti in relazione agli obbiettivi finali che sono perseguiti. "Gli atti amministrativi di indirizzo sono emanati dagli organi politici, ma hanno la duplice caratteristica da un lato di non essere atti legislativi(bensì regolamenti o direttive) e dall'altro di essere sottoposti al regime degli atti amministrativi e non politici.
Si parla di discrezionalità "politica" in quanto l'amministrazione tiene conto, nel prendere le sue scelte, di tutti i vari interessi, pubblici e privati, in gioco.
Si parla di discrezionalità "amministrativa" in quanto l'amministrazione deve prendere le sue scelte nel rispetto degli interessi pubblici primari definiti dalle valutazioni già effettuate a livelli superiori".
La legge, al contrario, dovrebbe sempre essere tesa alla definizione e regolamentazione di situazioni astrattamente individuabili o comunque aventi una ricaduta abbastanza generale.

Tempi e modi: non ci siamo.

Un altro aspetto di non poco conto è senz'altro quello relativo alle tempistiche della legge 17: doveva essere una legge urgente da approvare in estate per dare risposte immediate a situazioni contingenti, come i ristori alle categorie colpite dalla crisi pandemica e come le risorse per i territori gravemente colpiti dagli incendi. Invece abbiamo assistito ad un altro film: la commedia tragicomica di una maggioranza consiliare litigiosa e interessata, pronta a sacrificare le necessità dei sardi per approfittare di una finestra legislativa da cui far entrare i più svariati provvedimenti.

Questa dilatazione temporale ha poi sortito un ulteriore effetto: le risorse stanziate, per essere utilizzate, dovranno sottostare alle comuni regole amministrative e contabili. Dovranno pertanto essere approvate delibere, determinazioni, impegni contabili e acquisizione di documenti e programmi. Ma, con una tempistica stringente come quella della chiusura contabile di fine anno sarà difficile, se non improbabile, che molti di quei fondi arrivino a destinazione: a molti beneficiari rimarrà piuttosto una bella promessa (magari presentata in pompa magna in conferenze stampa e post nei social media) che non diverrà mai realtà.

Le caratteristiche della Legge Omnibus e la deriva verso eccessivi personalismi.

Affermano e sottolineano i difensori della legge 17 che "cosi fan tutti", o che comunque questa legge non è niente di più di quel che le precedenti leggi di stabilità o di variazione di bilancio hanno stabilito in passato: norme specifiche, risorse dirette a singoli enti pubblici o privati, eccezioni a procedure che dovrebbero essere ad evidenza pubblica.

Ciò è vero solo in parte perché, anche chi come noi sostiene che la politica sia fatta di scelte (anche coraggiose o apparentemente discrezionali), non può accettare che si superi il confine della collegialità nella paternità delle norme e della pluralità degli interessi perseguiti. Quello che dovrebbe contraddistinguere sempre il modus operandi del legislatore è almeno il riconoscimento della finalità pubblica, istituzionale e con una ricaduta ampia. E soprattutto, non dovrebbe esserci mai la disgregazione della figura del legislatore: un Consiglio non può essere la mera somma dei suoi Consiglieri ed essi non devono e non possono operare come singoli, con assegnazione di "budget personali" o diretta "paternità" di provvedimenti.

Due sono gli elementi di grave discontinuità rispetto al passato: un evidente e conclamato legame tra le singole norme e i singoli consiglieri (con tanto di pubblici ringraziamenti sia sulla stampa cartacea che sui social media) e una quantità abnorme di stanziamenti parcellizzati e ad personam. E se questo non fosse sufficiente, c'è un ulteriore aspetto da sottolineare: l'approvazione che potremmo chiamare "con rimando". Infatti, la maggior parte degli interventi "puntuali" (a favore di parrocchie, Comuni, associazioni, enti vari, fondazioni) non sono contenuti nelle norme testuali, ma nelle tabelle allegate, le quali fanno capo, specificamente, all'articolo 4: ciò significa che votando questo apparentemente innocuo articoletto si sta dando il via libera a ben 78 (tabella B) + 87 (tabella C) + 118 (tabella D) interventi puntuali.

Il tenore dei suddetti interventi lo si può consultare nel Bollettino BURAS n. 64 del 23.11.2021 (https://buras.regione.sardegna.it/custom/frontend/viewPart.xhtml?partId=25aeb9d3-d0bf-4873-8d7e-f7c76f3e1f16).

Da questa interessante lettura (oltre alla reintroduzione delle pensioni per i consiglieri regionali, al ricorso al lavoro flessibile, al passaggio delle funzioni di ARPAS alla Direzione della Protezione civile e altre numerose amenità) sarà divertente notare quali e quanti sono gli enti pubblici e gli organismi privati meritevoli in Sardegna e quali sono i Comuni più bravi ... fino ad arrivare a quel Comune a favore del quale la Regione stanzia la bellezza di 100.000 euro che il Comune stesso dovrà "destinare alle associazioni per attività di volontariato, sportive e culturali". Come dire: "io ti do i soldi, dalli tu a chi vuoi".

Tutto a posto quindi?

L.J. 

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna