Comunità energetiche e rinnovabili.      Il ruolo delle amministrazioni comunali

04.06.2022

Intervista alla Sindaca di Guasila Paola Casula, al secondo mandato come prima cittadina 

Il 9 maggio 2022 si è tenuto a Cagliari il convegno dal titolo "Energie Rinnovabili e transizione energetica. Terra, sole e vento: beni comuni per la collettività o merci privatizzabili?". Tra i relatori, anche Paola Casula, vicesegretaria di Articolo Uno Sardegna e Sindaca di Guasila. Abbiamo fatto una chiacchierata con lei sui temi che ha esposto nel convegno. 

D. Paola Casula, rispetto alla tua percezione, come sindaca e come donna che fa politica, qual è il contesto di transizione che stiamo vivendo? 

R. La transizione ecologica e la transizione energetica non sono più rinviabili e la transizione energetica è la carta fondamentale per il futuro della nostra Isola. Si pensi che anche il vecchio ministero dell'ambiente è passato ad essere Ministero della Transizione Ecologica, assorbendo al suo interno anche le deleghe per l'energia. Entro il 2050 siamo tenuti al raggiungimento dell'obiettivo ambizioso di conseguimento della neutralità climatica ed entro il 2030 dovremmo ridurre del 55% le emissioni di CO2. Obiettivi difficili e complessi che richiedono uno sforzo da parte dell'intero Pianeta. D. Come interviene il PNRR sul processo di transizione energetica? R. Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, promuove una nuova ripresa economica all'insegna della transizione ecologica. La missione 2 denominata "Rivoluzione verde e Transizione ecologica" è la missione con il maggiore finanziamento rispetto all'intero piano con un investimento di quasi 60 miliardi rappresentante il 31% sul totale delle risorse. I progetti nella missione 2 hanno l'obiettivo di favorire la transizione ecologica nel nostro Paese puntando su energie rinnovabili, aumentando la resilienza ai cambiamenti climatici, sostenendo investimenti in ricerca e innovazione e incentivando il trasporto sostenibile. La partecipazione attiva al processo di transizione energetica assume particolare importanza nella linea "Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l'auto-consumo" sulla componente 2 - Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile - che si concentra sul sostegno e la promozione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) consentendo così di estendere la sperimentazione avviata nel 2020, con la Legge 8 del 28/02/2020. Le CER sono oggi la modalità più efficace e attuale per produrre energia green alle quali dovranno necessariamente affiancarsi altre soluzioni sostenibili fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi 2030, come l'eolico, il fotovoltaico sui tetti, l'agri voltaico, l'efficientamento industriale e il Biometano. Il PNRR per primo incoraggia e incentiva lo sviluppo delle CER nei comuni inferiori ai 5000 abitanti prevedendo il coinvolgimento delle Pubbliche amministrazioni, delle famiglie e delle microimprese. E già con il progetto Sardilienza, e cioè l'insieme delle strategie elaborate e proposte da Articolo Uno Sardegna oltre un anno fa sulla visione di Sardegna futura da realizzare con i fondi del PNRR, le comunità energetiche rappresentavano il nodo per resistere all'urto della pandemia rafforzando i territori. D. Cosa sono le comunità energetiche e come funzionano? 

R. Il quadro normativo attuale sulle Comunità Energetiche Rinnovabili è definito dal Decreto Legislativo n. 199/2021 di recepimento della direttiva europea Red II. Sono un modello di condivisione energetica e di consumo diffuso. I soggetti interessati alla costituzione di una CER si costituiscono in associazione ne, o forme di cooperazione e impresa, con carattere no profit. Si tratta di una forma di partecipazione volontaria tra produttori e consumatori: quindi, possono far parte della CER le amministrazioni pubbliche, i cittadini, le piccole medie imprese e altre organizzazioni pubbliche e private. Successivamente alla costituzione della comunità energetica, è necessario provvedere alla realizzazione degli impianti. Questa fase è molto importante soprattutto per quanto riguarda le fonti di finanziamento, che possono essere direttamente dei soci, che siano pubblici o privati, o anche da parte di un soggetto terzo (ESCO). Le CER una volta entrate in esercizio richiedono gli incentivi al GSE. Ciascun membro continua a pagare l'energia al proprio fornitore energetico e gli incentivi sono erogati a conguaglio e poi è la comunità stessa che definisce la ripartizione dei benefici tra i membri o può scegliere di utilizzare i fondi per altri scopi. Inoltre, la produzione di energia in eccedenza (a differenza di quanto accade con il cosiddetto "Scambio sul posto") viene condivisa con gli altri membri della comunità attraverso la rete esistente. Si può dire quindi che, con le comunità energetiche, si ha un miglior sfruttamento delle superfici permettendo di installare impianti più potenti e contemporaneamente un aumento dei benefici economici non solo da parte del proprietario dell'impianto ma per l'intera comunità. 

D. Quindi perché oggi i Sindaci e le Sindache dovrebbero partecipare a questo processo innovativo? 

R. È evidente che le CER hanno un ruolo di rilevante importanza nel processo di transizione energetica, ed è importante ricordare che l'Italia si pone come obiettivo la produzione, entro il 2030, di 17,2 GigaWatt attraverso le comunità energetiche. Le Comunità sono però anche un importante esercizio di democrazia energetica che parte dal basso, dove viene messo in primo piano il cittadino che si sente partecipe al processo di decarbonizzazione. Consente inoltre, in questo periodo di grossi rincari energetici per tutti i settori produttivi e per le famiglie oltre che gli enti pubblici, di combattere attraverso gli incentivi la cosiddetta povertà energetica. Si può anche osare nel dire che le comunità energetiche hanno un importante ruolo nei processi di sviluppo delle piccole comunità perché permettono di rafforzare le politiche contro lo spopolamento e di conservazione dell'identità dei piccoli centri attraverso una maggiore coesione sociale. 

 D. Quante sono le CER in Sardegna? 

 R. Diversi comuni hanno attualmente avviato un percorso di animazione per l'avvio di comunità energetiche, ma attualmente in Sardegna ci sono solo due CER di cui alla direttiva RED II, il cui processo di partecipazione si è concluso nei comuni di Ussaramanna e Villanovaforru, che hanno già approvato e registrato lo Statuto. La Regione Sardegna, per quanto riguarda le CER, svolge oggi un ruolo nelle attività di promozione, affiancamento tecnico e animazione territoriale il cui tavolo tecnico è già stato avviato. Partecipano al tavolo il direttivo dell'Anci e del Consiglio delle Autonomie locali, oltre che il mondo dell'università e della cooperazione, e svolgeranno un ruolo fondamentale per la buona riuscita del percorso di animazione territoriale che consentirà di redistribuire oltre 140 milioni dal Pnrr nei 315 comuni sotto i 5.000 abitanti della nostra Regione. 

D. Quali possono essere gli svantaggi legati alle CER? 

R. Due problemi possono essere senz'altro i tempi lunghi di attivazione e la mancanza nelle zone interne dei dati quartiorari che sono necessari per avere i consumi precisi e avere un metodo di ripartizione degli incentivi. Le esperienze dei due comuni, come Ussaramanna e Villanovaforru, che oggi attendono ancora il collegamento all'impianto e i dati per la ripartizione degli incentivi sono stati infatti un elemento di condivisione per porre l'attenzione su questi aspetti. Altra difficoltà da evidenziare possono essere legate alle possibili speculazioni da parte di soggetti terzi alla comunità e ancora i cittadini e le cittadine potrebbero essere scoraggiate da un ritorno non immediato, sia in termini economici che ambientali. Per noi sardi altra complessità non di poco conto è sicuramente la difficoltà, ma non l'impossibilità, nel gestire il processo di cooperazione e autogestione. 

D. Quali sono, quindi, le tue opinioni e le conseguenti motivazioni a supporto della via da intraprendere?

R. Il mio è un SI convinto alle comunità energetiche perché: 

1. Le comunità energetiche hanno un ruolo fondamentale nel processo di transizione ecologica e quindi energetica e sono tra le modalità più efficaci per produrre energia green. 

2. Consentono di sfruttare piccoli spazi e quindi di limitare lo sfruttamento del terreno. 

3. Hanno un importante ruolo sociale. 

 4. Permettono di contrastare la povertà energetica, anche attraverso scelte di riparto differenti all'interno della comunità energetica, ad esempio in base all'ISEE.

 5. Aumentano la capacità di mettere insieme le persone e il valore di comunità.

 6. Rendono autosufficiente un territorio dal punto di vista energetico.

 7. Aumentando la produzione di rinnovabili riusciamo anche ad incidere sulle regole di mercato: infatti oggi il prezzo dell'energia è strettamente legato alle regole dettate dalle fonti meno efficienti ma più costose che sono oggi la maggiore produzione. Se aumentiamo la produzione di rinnovabili anche il mercato ne beneficia e il costo dell'energia viene abbassato. 

8. La cittadinanza, a lungo termine, ha quindi la possibilità di incidere direttamente sul costo dell'energia, cosa che - fino ad oggi - nonostante si produca tanto - non avviene. 

D. In conclusione, qual è il ruolo degli amministratori locali in questo processo, a tuo avviso? 

R. E' importante che i Sindaci e le Sindache siano promotori attivi di questa sfida per migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini e renderli parte attiva del processo di trasformazione che stiamo vivendo e il raggiungimento degli obiettivi climatici. Noi siamo pronti a questa sfida, ma l'obbiettivo comune si persegue solo mettendo insieme tutti gli attori: amministrazioni pubbliche, Comuni e Regione, mondo dell'università, comunità locali, imprese e famiglie e della cooperazione.

 Letizia Janas 20.05.2022

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di Articolo Uno Sardegna