COMUNITA' ED ENERGIA

13.02.2022

Comunità ed Energia

Problemi di metodo

Anche papa Francesco nella "Laudato sì" afferma che oggi è diffuso "un comportamento evasivo" che "ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. E' il modo in cui l'essere umano si arrangia ad alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli rimandando le decisioni importanti, facendo tutto come se nulla fosse". Manca umanità, comunità, ma è necessario resistere. La resistenza è necessaria, inarrestabile pur se nascosta: è istinto di conservazione. Oggi più che mai è presente un antagonismo socio-ecologico dotato di narrazioni, discorsi e pratiche spesso riconosciute incompatibili con ogni sforzo capitalista di adattamento alla realtà della crisi, capace di svelare i trucchi delle retoriche (fintamente) ecologiste che nascondono devastazione e nocività ambientali, sociali, culturali e oggi anche psichiche.

Ogni campo di lotta è abitato da soggetti, individuali e/o collettivi, in costante (ri)definizione. Detto qui, ma su cui interessa riflettere magari altrove, è precisamente il tema del soggetto: che fine ha fatto il soggetto nella "transizione ecologica"? Forse parrà una preoccupazione ristretta, troppo piccola per confrontarsi con le grandi domande che questa fase di turbolenta trasformazione sta ponendo. Tuttavia, è nel definire e definirsi come soggetti che ci posizioniamo e siamo posizionati, agiamo e siamo agiti. Lo spazio di soggettivazione è sia luogo di subordinazione e definizione entro forme di (ri)produzione date, sia luogo dell'evento radicale, dell'affermazione di singolarità potenzialmente rivoluzionarie. In questo senso è importante domandarsi chi sono i soggetti che abitano il composito spazio discorsivo e materiale del presente e delle sue risposte alla crisi ecologica.

La governance ambientale di stampo neoliberale aveva al suo centro un certo soggetto, che tanto la critica più "filosofica" quanto i movimenti sociali si erano abituati a riconoscere, destrutturare, mettere in questione praticando e pensando forme alternative di soggettivazione. Per decenni, le politiche ambientali e le "transizioni" verso la sostenibilità sono state dipinte come un processo in cui tutte le persone, intese in quanto individui, erano chiamate a fare la propria parte. Ogni soggetto era responsabile del benessere proprio e degli ecosistemi: aveva la possibilità di scegliere l'opzione verde al supermercato, si definiva come "buon cittadino" nel differenziare i rifiuti, poteva ridurre l'uso dell'auto o comprarne una elettrica per diminuire l'impatto della propria mobilità.

Nella grande illusione che "la società non esiste" mentre c'è soltanto una massa aggregata di individui (così ben praticata negli anni passati dalla signora Thatcher), è conseguente che sia possibile produrre cambiamenti radicali grazie al comportamento e alle scelte virtuose che nella propria quotidianità ognuno può compiere. Si è data tanta enfasi alle campagne di sensibilizzazione, informazione e responsabilizzazione delle singole persone nell'idea che una giusta consapevolezza rispetto ai risultati delle proprie azioni sarebbe stata sufficiente per cambiare i comportamenti individuali e, di conseguenza, l'intera società.

Una simile de-politicizzazione (o meglio: questa politicizzazione a-partitica, super-partes, a-conflittuale) ha permesso a soggettività anche molto diverse una temporanea convergenza sulla governamentalità ambientale dominante. Ha pacificato, per esempio, un certo ambientalismo moderato con l'agenda delle élite neoliberali. Il soggetto neoliberale, il "cittadino-consumatore" individualizzato, è stato costruito come apolitico, neutro, universale. Questa è stata la spoliticizzazione del potere politico e la neutralizzazione del conflitto sociale. Per noi, dalla nostra postazione, rappresenta l'agonia della "comunità" e la grigia sonnolenza della democrazia - e speriamo si tratti solo di questo!

Ma ecco nascere, recentissime, e, ovviamente proposte "dall'alto", le "comunità energetiche". Le comunità energetiche rinnovabili sono nient'altro che un'applicazione della Direttiva UE RED II (2018/2020), attiva dal febbraio 2020 (conversione del Decreto Milleproroghe) e riguardano la possibilità per cittadini, associazioni e imprese di istallare impianti di autoconsumo e stoccaggio a partire da condomini, gruppi di condomini, verso comunità territoriali con l'obiettivo dell'energia a km zero e lo sviluppo di reti intelligenti (smart grid).

Sarà possibile per noi affrontare l'evoluzione per le comunità energetiche (potremmo prospettare: dal condominio alla comunità territoriale!) come componenti attive e integrate di comunità territoriali di autogoverno di forme innovative di sviluppo locale? Saremo in grado di farlo? Sarà senz'altro necessario inquadrare rapidamente lo stato dell'arte delle politiche ufficiali, per verificarne i possibili apporti rispetto a queste prospettive.

Queste politiche seguono il principio che il processo di transizione energetica necessita per compiersi di azioni su fronti diversi, che combinino aumento di produzione energetica da fonti rinnovabili, abbattimento delle emissioni di gas serra e riduzione della domanda di energia. Per dar concretezza agli accordi di Parigi, è opinione ormai diffusa che il passaggio alle fonti rinnovabili renda necessario declinare gli obiettivi nella dimensione locale, agendo sui contesti territoriali con soluzioni appropriate localmente definite sulla base delle specificità dei luoghi e come strumenti tesi alla formulazione di strategie per la decarbonizzazione del sistema energetico con azioni multisettoriali che riguardano i sistemi insediativi, produttivi, dei trasporti, definendo obiettivi ai quali gli Stati membri devono adeguarsi.

Il coinvolgimento degli abitanti/produttori nell'individuazione e nell'uso appropriato delle risorse energetiche patrimoniali nella costruzione dei mix energetici locali, con tecniche partecipative atte a favorire la crescita di coscienza di luogo, nel legare l'autoproduzione energetica a sempre più ampi settori della mobilitazione territoriale, sono le caratteristiche che potrebbero marcare la nostra visione delle comunità energetiche, rafforzando il concetto che "non c'è green economy senza green society" (per usare una felice espressione di Aldo Bonomi).

In questa chiave la costruzione della comunità energetica può divenire parte attiva, assumendo su di sé il ruolo di artefice delle nuove forme di democrazia comunitaria per l'autogoverno delle comunità locali. Una diversa dimensione della soggettività: una comunità di abitanti in cui i cittadini non sono semplicemente "utenti" o "produttori" che traggono vantaggi economici dall'adesione alla comunità, ma assumono un ruolo attivo da protagonisti nella definizione e gestione del processo di transizione del loro territorio verso un orizzonte di autosostenibilità.

Mario Loi

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di Articolo Uno Sardegna