Chi ha di più deve contribuire di più

05.07.2021

Articolo Uno sostiene una riforma fiscale generale e progressiva

La proposta di creare una dote di 10mila euro ai 18enni finanziata da un aumento della tassa di successione sui patrimoni superiori ai 5 milioni di euro ha creato una discussione accesa nel panorama politico italiano. Abbiamo assistito alla netta contrarietà di Lega e Forza Italia, ai dubbi di Italia Viva e in parte dello stesso PD, ed infine alla replica fredda del premier Draghi che punta ad una riforma fiscale complessiva richiesta anche da Bruxelles. Una levata di scudi su una proposta parziale ma basata su un principio giusto. Eppure la questione fiscale è, prima di tutto, una grande questione di giustizia sociale. Perché le imposte finanziano i servizi pubblici essenziali e il welfare. Lo ha capito bene il presidente statunitense Biden che per finanziare l'American Families Plan punta ad alzare le imposte ai ricchi ed abbassarle alle famiglie meno abbienti, tagliando la tassazione privilegiata che possiedono i redditi finanziari come i dividendi e i capital gain. Anche il nostro partito, Articolo Uno, sostiene di "non andare per pezzi e bocconi" proponendo una riforma fiscale formulata da Vincenzo Visco e da Nens. Il senso della proposta avanzata è quello di non alzare le tasse, ma di abbassarle al ceto medio e ai redditi da lavoro, prendendo i soldi dall'evasione e riequilibrando il carico del prelievo secondo il principio di progressività a tutti i redditi, secondo cui "chi ha di più deve contribuire di più". Per aiutare il ragionamento partiamo dalla domanda più ovvia: chi paga veramente le tasse in Italia? E' sufficiente prendere i comunicati ufficiali del MEF, accessibili a chiunque grazie agli open data, per fornire alcune risposte chiare e nette. Nel corso del 2020 il totale delle entrate tributarie (escluse quelle contributive) ammontano a circa 500 miliardi, di cui 446 erariali (statali) e 54 territoriali quali addizionali regionali e comunali, l'IRAP e l'IMU. Concentriamoci ora sulle imposte erariali. La distinzione fondamentale è quella fra le imposte dirette che colpiscono il reddito e/o il patrimonio e quelle indirette che colpiscono invece i consumi. In Italia si versano oltre 252 miliardi di imposte dirette, mentre le imposte indirette garantiscono un gettito di 194 miliardi. L'IRPEF (imposta sui redditi delle persone fisiche) e l'IVA (imposta indiretta sui consumi) sono quindi le due poste principali, rappresentando quasi i 2/3 del gettito totale: l'IRPEF garantisce alle casse dello Stato un gettito di oltre 187 miliardi di euro (oltre il 37 per cento del totale) mentre l'IVA è pari a 123 miliardi di euro (il 25 per cento). Chi paga quindi le imposte in Italia? E' presto detto. Attualmente le aliquote implicite di tassazione sono molto sbilanciate sul lato del lavoro (circa il 43%), contro il 30% di tassazione del capitale e il 15% di tassazione dei consumi. Basti pensare che sul totale dell'IRPEF versata i dipendenti ne pagano circa il 53% del totale, i pensionati il 30% e gli altri redditi il restante 17%. Infatti la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra pertanto nell'Irpef, come pure quelli immobiliari (affitti) a cui si applica la c.d. cedolare secca, e quelli dei piccoli imprenditori e dei lavoratori autonomi soggetti a tassazioni forfettarie e più convenienti. Una buona riforma dell'IRPEF dovrebbe quindi alleggerire il peso di questa imposta inglobando solo i redditi di lavoro (dipendente ed autonomo) ed eliminando ogni forfait. Occorre inoltre razionalizzare le numerose agevolazioni che costano 60 miliardi annui, e completare la riforma dell'assegno unico per i figli, da estendere anche ai lavoratori autonomi. Le detrazioni dovrebbero tornare ad essere fisse, per passare da un tradizionale sistema a scaglioni al modello tedesco graduato secondo una funzione matematica continua. In questo modo si riduce il prelievo sui redditi da lavoro medio-bassi e lo si aumenta su quelli più elevati. Fin qui i redditi. Per quanto riguarda il patrimonio mobiliare e immobiliare, in Italia esistono tanti prelievi (imposte sostitutive, Imu, imposta di bollo sulle attività finanziarie) per un totale di 43 miliardi. Si tratta però di imposte proporzionali, che colpiscono con la stessa aliquota i piccoli e i grandi. La riforma sull'IRPEF andrebbe quindi accompagnata da una nuova imposta annuale, personale e progressiva che sostituisce a parità di gettito tutti i prelievi patrimoniali esistenti con una soglia di esenzione. In questo modo verrebbe garantito il principio "chi ha di più deve contribuire di più" anche sulla ricchezza posseduta. Ovviamente, il presupposto per abbassare le imposte ai ceti medi rimane quello di contrastare l'evasione fiscale di massa. Si tratta, sulla base di cifre ufficiali (Istat), di circa 130/140 miliardi di euro, e riguarda soprattutto l'IVA pagata nei passaggi intermedi fra imprese e dai consumatori finali. Per contrastare comportamenti poco virtuosi si propone di adottare un'aliquota unica per le transazioni intermedie e il sistema del margine per il commercio. Accorgimenti che uniti alla tracciabilità dei pagamenti e all'utilizzo delle banche dati permettono di recuperare buona parte del gettito evaso. Per quanto riguarda le imprese occorre prevedere un accordo a livello internazionale contro l'elusione fiscale delle grandi multinazionali attraverso la redazione di un unico bilancio di gruppo a livello globale e l'introduzione di un'aliquota minima per i profitti societari. A livello nazionale, invece, occorre semplificare la vita delle piccole attività con fatturato ridotto, lasciando invece la contabilità ordinaria per quelle medio-grandi. Infine l'ultimo tassello, il finanziamento del welfare. Per questo, scrive Visco, andrebbe cambiato il peso fiscale sui settori dell'economia. Oggi il peso del reddito da lavoro sul Pil è sceso dal 62% al 52%, ma i meccanismi di welfare sono basati su logiche contributive vecchie di 30 anni. La pandemia ha mostrato tutti i limiti dell'attuale assetto che lascia fuori i precari e le partite IVA. Si propone pertanto di creare un fondo collettivo per il finanziamento del welfare, sostituendo Irap e contributi sociali con una imposta proporzionale e generalizzata sui redditi prodotti in modo tale da ampliare il paracadute a tutte le tipologie di lavoratori, compresi gli autonomi e le piccole imprese. Perché nessuno deve essere lasciato solo se in difficoltà.

Peppe Garau

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna