“Carissima” bolletta...

16.10.2021
Il rincaro delle bollette energetiche e la difesa del potere d'acquisto dei salari 

Adesso è ufficiale. L'ARERA, Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha comunicato l'importo degli aumenti tariffari che scattano dal primo ottobre: nonostante l'intervento di mitigazione previsto dallo Stato per 29 milioni di famiglie e 6 milioni di micro-imprese per il trimestre ottobre-dicembre 2021, la bolletta dell'elettricità sul mercato tutelato aumenterà del 29,8% e quella del gas del 14,4%. Aumenti che incidono fortemente sul reddito disponibile delle famiglie.

Circa l'80 per cento degli aumenti dell'energia elettrica è attribuibile al rincaro del gas naturale, mentre il restante 20 per cento è legato a quello dei permessi di emissione. Infatti, da gennaio ad oggi, il prezzo del gas naturale è salito da 16 a 75 euro/MW, con una crescita di circa 45 euro solo negli ultimi tre mesi, mentre il costo dei permessi di emissione della CO2 è salito da circa 30 euro/tonnellata di CO2 a 60 euro. È attraverso il gas che in Italia si ottiene i 2/3 della produzione di energia elettrica, pertanto questi rincari si sono traslati sui prezzi dell'energia elettrica e del riscaldamento per i consumatori finali.

Per comprendere meglio gli effetti di questo aumento è utile approfondire quali voci compongono la nostra "bolletta della luce". Prendiamo ad esempio la bolletta di casa, utenza residente con tariffa bioraria epotenza impegnata di 3 kW. Il totale da pagare è di € 188,50 a fronte di un consumo di 912 kWh nell'ultimo bimestre. La bolletta si compone essenzialmente di 4 macrovoci.

La prima è la spesa per la materia energia è data da una quota fissa (€/anno), che si paga anche in assenza di consumo), e una quota energia (€/kWh), che si paga in proporzione al consumo ed è l'unica parte variabile della tariffa energetica, ovvero quella che determina la differenziazione delle tariffe elettriche nel libero mercato dell'energia. La quota energia, a sua volta, è composta dal prezzo dell'energia, dalle perdite di rete e dal dispacciamento. Nel nostro caso questa voce è pari a € 100,53 ossia circa la metà dell'intera bolletta.

La seconda voce è rappresentata dalla spesa per il trasporto dell'energia elettrica e la gestione del contatore è legata al trasporto dell'energia. Le tariffe sono stabilite dall'ARERA (l'Autorità nazionale), quindi il prezzo non varia tra i diversi fornitori. Nel nostro caso è pari a € 22,15 ossia il 12% dell'intera bolletta.

La terza voce è rappresentata, invece, dai cosiddetti oneri di sistema. Comprende gli importi fatturati per la copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio elettrico. Gli oneri di sistema sono uguali per tutti i fornitori: è un importo imposto dall'Autorità di regolamentazione del mercato dell'energia. Non sono eliminabili. Sono pagati, comunque, da tutti i clienti residenti e non, a prescindere dal fornitore e dal contratto sottoscritto. Questi costi extra rappresentano circa il 20% del totale da pagare per l'energia. Purtroppo nell'ultimo decennio sono aumentati da 5 a 10 miliardi di euro. Praticamente raddoppiati.

Fino al 1 gennaio 2018 le componenti erano ripartite in: A2 (oneri nucleari), A3 (incentivi alle fonti rinnovabili), A4 (agevolazioni per il settore ferroviario), A5 (ricerca di sistema), Ae (agevolazioni alle industrie energivore), As(oneri per il bonus elettrico), UC4 (imprese elettriche minori), UC7 (promozione dell'efficienza energetica), MCT (enti locali che ospitano impianti nucleari). Oggi, il prezzo complessivo comprende due componenti: Asos (oneri generali relativi al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e alla cogenerazione CIP 6/92) e ARIM (rimanenti oneri generali).Per una famiglia media tipo con 2700 kWh di consumo annuo, l'85% degli oneri di sistema è formato dalla voce ASOS. Gli oneri di sistema gravano soprattutto in presenza di bassi consumi, con il paradosso che incidono maggiormente sulle bollette di piccolo importo sino a pesare per oltre 1/5 del totale. Nella nostra bolletta sono pari ad € 28,26 ossia il 15% dell'intera bolletta.

Infine ci sono le imposte. Si tratta delle accise che viene applicata alla quantità di energia elettrica consumata, e dell'IVA. Nella nostra bolletta le accise sono pari a € 20,72 che si ottiene moltiplicando € 0,0227 per 912, i kwh consumati. L'IVA è invece pari a € 17,14, il 10% dell'imponibile.

Riepilogando la spesa per la materia prima incide per metà della bolletta, il trasporto per il 12%, gli oneri di sistema per il 15% e le imposte per il 20%. Gli aumenti di questo periodo derivano principalmente dal rialzo della componente materia prima (+41,1% energia PE, +0,4% dispacciamento), calmierato dalla riduzione o azzeramento degli oneri generali di sistema (-11,7%) arrivando così al +29,8% finale per la famiglia tipo che non percepisce bonus. Sono rimaste invariate le tariffe di rete (trasmissione, distribuzione e misura).

Il Governo ha deciso di sterilizzare, almeno in parte, gli aumenti azzerando gli oneri di sistema per il quarto trimestre 2021. Una misura d'emergenza che riguarderà praticamente tutte le piccole imprese e 29 milioni di utenze domestiche. Per le famiglie in difficoltà economiche, che già oggi beneficiano del "bonus sociale elettrico", non ci sarà nessun aumento.

Sinora nel nostro paese è mancata una discussione vera attorno alla politica energetica. Il rincaro mette in evidenza nodi antichi che sono venuti al pettine tutti insieme. Nodi che se non affrontati globalmente mettono in crisi il sistema. E' facile constatare che l'aumento dei costi energetici ha un effetto regressivo sul reddito disponibile, riducendo in particolare il potere d'acquisto delle famiglie a basso reddito. Il rischio è che l'aumento dei prezzi energetici diventi insostenibile per queste famiglie, minando l'accettabilità sociale del carbon pricing (la tassazione della CO2) e quindi della lotta al cambiamento climatico. Perciò, molti analisti sostengono che il gettito generato dal carbon pricing (nel caso europeo, dalle aste degli ETS) debba essere redistribuito alle famiglie, in misura maggiore (o esclusivamente) ai redditi bassi.

Concordiamo tutti sulla necessità della transizione energetica per contrastare i cambiamenti climatici. Ma bisogna porsi la questione di una "transizione giusta", dove gli extra-costi non devono incidere sulle categorie più deboli, gravate sinora anche degli oneri di sistema, una storica zavorra tutta italiana.

Peppe Garau

Aprile - Testata Giornalistica Regionale
di Articolo Uno Sardegna