NUOVI POTERI DIGITALI. Cosa vuole Google dalla nostra salute?

07.07.2022

Il capitalismo della sorveglianza entra nel mercato farmaceutico e sanitario 

Andando sul sito 23andme.com è possibile, per soli 99 dollari, acquistare un test del DNA. Il funzionamento è semplice: si ordina il test, che consiste in un piccolo kit che ti arriva a casa, si sputa dentro una provetta e poi si rispedisce il tutto indietro. Entro tre settimane viene recapitato il profilo genetico via mail dal quale si può sapere se si ha predisposizione per alcune malattie, per esempio mutazioni genetiche che sono collegate alla formazione di tumori, oppure se si è geneticamente portati ad essere dipendenti dalla nicotina o da altre sostanze stupefacenti. Il test genetico viene confrontato con gli altri test genetici raccolti ed è possibile così sapere se ci sono dei parenti sparsi per il mondo. Quest'ultima pratica è molto comune in paesi come Stati Uniti, Canada, Australia o Nuova Zelanda, interessati nel recente passato dalle grandi migrazioni, dove la costruzione degli alberi genealogici è uno degli hobby più diffusi. La società 23andme nasce nel 2006 e ha sede a Mountain View, dove si trova la sede di Google. La fondatrice, Anne Wojcicki, è stata, dal 2007 fino al 2012, la moglie del cofondatore di Google Sergey Brin. La sorella di Anne Wojcicki è l'attuale CEO di YouTube, società controllata da Google. Nel 2007 Google investe nella società 3.9 milioni di dollari. Insomma, il rapporto tra Google e 23andme è molto stretto. Al quinto articolo di questa rubrica dovremmo aver capito l'interesse di Google per qualsiasi fonte di dati di larga scala; non devono quindi sorprenderci questi legami. Utilizzando lo schema interpretativo del capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff che abbiamo raccontato nel primo articolo di questa rubrica, la domanda è: che tipo di informazioni è possibile estrarre da un archivio di dati genetici e quali profitti è possibile ottenere? Nel 2012 23andme ha cominciato a offrire ai suoi clienti un'Api, un software che consente ad applicazioni esterne di interagire con i dati dell'utente. E' quindi possibile condividere le proprie informazioni con una community di appassionati e rendere disponibile il proprio codice genetico alla visione altrui. La Genentech, una grossa società americana controllata dal colosso farmaceutico Roche, che sviluppa farmaci basati sulle biotecnologie, ha sborsato ben 60 milioni di dollari per acquistare i dati relativi al DNA degli utenti di 23andme. Una fondazione per la ricerca sul parkinson ha fatto altrettanto. Le tecniche di manipolazione del DNA consentono già oggi, con un potenziale straordinario di sviluppo per il futuro prossimo, di curare malattie genetiche. Le aziende farmaceutiche sono quindi alla ricerca non solo di dati per la ricerca scientifica, ma anche di potenziali clienti per i loro farmaci, che possono essere individuati attraverso il database di codici genetici. Insomma, si pagano 99 dollari per conoscere il proprio codice genetico, convinti di ottenere un servizio, ma in realtà si regala una miniera d'oro in termini di dati per le aziende farmaceutiche. Inoltre, è grande l'interesse per le compagnie di assicurazione sanitaria, che, conoscendo il patrimonio genetico dei propri clienti, possono prevedere quali tra questi hanno maggiore probabilità di ammalarsi o morire. La stessa Google prende sul serio l'ingresso in prima persona nel settore farmaceutico: perché vendere le proprie informazioni alle aziende farmaceutiche quando è possibile sviluppare un proprio servizio a carattere sanitario? Il 7% delle ricerche su Google (70000 al minuto!) sono relative alla salute; nel 2019 Google ha acquistato FitBit, una società che sviluppa i tracciatori di attività che tramite wireless e dispositivi indossabili come gli Smartwatch di Google, misurano i dati quali il numero di passi, qualità del sonno, gradini saliti, e altre metriche personali. Un'immensa mole di dati relativi al nostro stato psicofisico che ha indotto DeepMind, il centro di ricerca dedicato all'Intelligenza Artificiale di Google, a creare una sezione specifica sulla salute e a ridare vigore al programma "Google Health" nato nel 2006 per "connettere" medici, ospedali, pazienti, farmacie. Fatto è che la Alphabet, l'azienda madre di Google, ha già sviluppato più di 150 brevetti nelle scienze mediche e innumerevoli collaborazioni con aziende farmaceutiche. Alphabet GV 1 3 (Google Ventures) sta investendo pesantemente in salute, spaziando dalla genetica alla telemedicina. Oltre a 23andme, sottolineiamo gli investimenti per Oscar Health, l'impresa con sede a New York che ha rivoluzionato il mondo delle assicurazioni sanitarie negli USA, Doctor on Demand, un'azienda di telemedicina che aiuta le persone a parlare con i medici da remoto, Flatiron Health, una società che costruisce piattaforme dati dedicata all'oncologia, o Impossible Foods che produce carni e formaggi a base vegetale. Il sistema tentacolare di Google parte dalla rete, dai dati che noi lasciamo con le nostre ricerche, con le nostre relazioni personali, con i film che guardiamo e la musica che ascoltiamo, con le nostre passeggiate, il nostro battito cardiaco o il nostro codice genetico, per occuparsi di tutti i settori della nostra vita, nessuno escluso. Quello della salute, come quello dell'istruzione, è un aspetto tremendamente preoccupante, soprattutto per quelle società che, nel corso degli ultimi sessant'anni, sono riuscite ad affermarne il valore universale attraverso il riconoscimento di diritti e a sviluppare un sistema pubblico per la loro tutela. C'è una crescente e profonda asimmetria di conoscenza nel settore delle scienze mediche tra chi detiene i dati e la tradizionale ricerca scientifica o i sistemi di welfare pubblici. Questa asimmetria di conoscenza è un'asimmetria di potere. Si profila un futuro in cui se vorremo essere curati dovremo fare i conti con chi detiene questo potere. L'urgenza di affrontare questo tema pare evidente. 

Matteo Sestu

Fonti: https://www.rivistastudio.com/23andm e-vendita-dna/

https://www.onhealth.it/health-andtechnology/la-salute-secondo-google

https://www.theguardian.com/technology/2019/nov/05/fitbit-google-acquisition-health-data

https://zerozerouno.news/articoli/google-vuole-il-monopolio-della-nostrasalute/#more-1251

 

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