Berlinguer: un’Omine, una Vida

05.06.2022

Un'opera artistica e culturale dei Tenores di Neoneli

 "Berlinguer, un'omine una vida": un'opera dei Tenores di Neoneli per ricordare il grande Enrico. 

E' andata in scena domenica 8 maggio 2022 presso il Teatro Centrale di Carbonia la prima nazionale dello spettacolo "Berlinguer, un'omine, una vida", tratto dal libro omonimo di Tonino Cau e portato in scena dai Tenores di Neoneli con la partecipazione di Orlando ed Eliseo Mascia. L'evento, organizzato dalla Fondazione Berlinguer in collaborazione con la CGIL, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del compianto statista sardo, ha visto un teatro gremito e un grande successo di pubblico. L'opera di Cau rappresenta un riuscito tentativo di trasposizione della vita di Berlinguer in una forma inedita: la musica popolare in lingua sarda. 

Abbiamo chiesto a Tonino Cau di parlarci di questa importante opera che, dopo la prima di Carbonia, girerà la Sardegna e l'Italia, e che proprio in questi giorni si trova a Torino per il Salone del Libro. 


 "BERLINGUER, un'Omine, una Vida" è un lavoro artistico e culturale dei Tenores di Neoneli. Parte dal libro di Tonino Cau, con quel titolo, che consta di 1.000 ottave in sardo logudorese, 8.000 versi in cui si raccontano vita e opere del politico sassarese tanto stimato e rimpianto ancora oggi. Il libro nasce come terzo step di un progetto complessivo che ha visto negli ultimi anni analogo esito con Antonio Gramsci prima e poi con Emilio Lussu. Tre grandi sardi e italiani del Novecento. Dopo i rispettivi libri, che a parte il cognome hanno lo stesso titolo, per i primi due sono nati gli omonimi cd e spettacoli. I medesimi sono già stati presentati con invariabile successo e ammirazione in una ventina di nazioni di tutti i continenti (Marocco, India, Australia, Cina, USA, Tunisia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Bulgaria, Norvegia, Romania, Irlanda, Svezia, Slovenia, Croazia, Messico, Grecia, Francia, Scozia). La sfida era ed è quella di usare il canto popolare non già come mero ripetitore di nenie pur suggestive e uniche ma senza ambizioni in termini di argomenti trattati. Presentare opere (libro, cd, spettacolo) monotematiche aveva i suoi rischi. Temevamo di annoiare gente e pubblico. Quello che è successo è esattamente il contrario. Incoraggiante e gratificante: la dimostrazione che le tradizioni popolari hanno una enorme potenzialità espressiva. La stessa cosa avverrà per Berlinguer. I tenores di Neoneli sono già nella fase di registrazione dell'omonimo cd, e ugualmente ha già esordito lo spettacolo: Carbonia, Milano, Torino (Salone del Libro), Sassari (proprio il 25 maggio, giorno della sua nascita, cento anni fa). Seguiranno Padova, Vicenza, Roma, Bologna, Genova... Lo spettacolo consta di una dozzina di brani estrapolati del libro, con metrica adattata ai vari ritmi canori e musicali. Si affrontano vicende personali (la famiglia, l'infanzia, la malattia della madre e frequentazioni e gli studi giovanili...), la politica e il trasferimento a Roma, le tappe che lo portano fino alla segreteria del più grande partito comunista dell'occidente, le tematiche come la "terza via" e lo strappo con Mosca, il partito nuovo, la questione morale, il compromesso storico, le passioni, e infine la morte a Padova. Nelle prime esperienze di spettacolo emerge con forza l'interesse e l'impatto emotivo che la figura di Enrico Berlinguer evoca sorprendentemente ancora oggi, il consenso che l'etica e la moralità del politico sassarese destano pur in un tempo dove la politica ha altri schemi, è più ondivaga. Oggi si cambia partito senza il minimo dissidio interiore, e tanti partiti sono presuntuosi orticelli personali, l'appartenenza è personalismo, e l'arrivismo è la leva dell'impegno. Proprio perché Enrico Berlinguer era esattamente il contrario di tutto ciò, ossia ad una degenerazione che ha provocato anche l'allontanamento della politica di masse di milioni di persone, la sua figura esercita sempre impeti di grande affetto, rispetto, rimpianto. I suoi funerali dicono molto su come il popolo, non solo il "suo" popolo, lo sentisse suo fino in fondo, con la sua umiltà, la sua coerenza, il suo disinteresse personale. Se anche gli avversari gli resero omaggio riconoscendone le doti umane prima che politiche, è perché ha lasciato una indelebile traccia del suo passare, del suo agire, del suo condurre il popolo comunista fino a conseguire, unica volta, il primato nelle elezioni europee del 1984, anno della sua morte. I tenores di Neoneli cantano tutto ciò, con vari moduli canori e musicali (seria, passu torrau, mutos, ballu tundu, ballu tzopu, gocios, ballu 'e tres, pastorella, ballu cantau...). Lo spettacolo potrebbe essere definito un concerto conferenza, in qualche modo, come una lezione cantata. Potenza delle tradizioni popolari che, come diceva Gramsci, sono magmatiche, si muovono, sanno raccontare vicende, persone, storie, vittorie e sconfitte, speranze della gente. (Tonino Cau 27.05.2022)

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di Articolo Uno Sardegna